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Recensione: L'impronta dell'editore, di Roberto Calasso

Recensione: L'impronta dell'editore, di Roberto Calasso

Libri Recensione di Davide Dotto. L'impronta dell'editore di Roberto Calasso (Adelphi). Quando l'editoria diventa genere letterario.

L’impronta dell’editore di Roberto Calasso è un bilancio di cose fatte, di progetti portati a termine. Non un elenco, ma  una riflessione organica che accompagna il lettore nelle sinuosità abbandonate sullo sfondo.
Letto con attenzione, rappresenta in modo lucido e prospettico il campo di battaglia in cui si è trovato a operare per quasi cinquant'anni l'editore di Adelphi.

Sul piatto vengono poste innumerevoli sfide.

Una fra tutte, pubblicare un libro fantastico in un momento in cui il genere è visto con sospetto. È il caso del numero 1 della Biblioteca Adelphi (Alfred Kubin, L’altra parte) che, a suo tempo, non fece presa nell’immaginario dei lettori. A ben guardare, è proprio in tale caso che si fa valere la passione e l’intenso lavorio dietro le quinte, in un parola l’impronta dell’editore. Il libro di Alfred Kubin costituisce un tassello tra i tanti che, nel loro insieme, tracciano la linea di un’identità man mano più definita e consolidatasi negli anni. Avere un’identità non è mai un optional, né un accessorio.

A rifletterci bene, nella sua attività Roberto Calasso è fin da subito affiorato uno spirito, un progetto che lega editore – autore e via via il resto, portando alla luce una biblioteca di libri unici.

Il libro unico, così come viene definito, è una scommessa, una caccia al tesoro, un episodio irripetibile, esclusivo, non replicabile.
I libri unici erano perciò anche i libri che molto avevano rischiato di non divenire mai libri.
Roberto Calasso, L'impronta dell'editore
La sfida, da sempre, è immergersi nella calca di pubblicazioni e di manoscritti inediti per trovare la perla dal valore inestimabile, nascosta tra conchiglie e chincaglierie perse nei flutti.
Considerando ciascuno la propria personale esperienza di lettore, non è raro incappare in libri del genere. Ritengo tali, per esempio,  Il Maestro e Margherita di Bulgakov, Il lupo della steppa di Hermann Hesse o L’uomo di fiducia di Melville. Difficile cogliere il filo rosso che li tiene insieme, e impedisce loro di essere i primi di una serie.

Come ricorda Roberto Calasso, il libro è quell’oggetto composito che include pagine, caratteri, carta, risvolti e copertine.

Si dice spesso che l’immagine sia tutto, e logica impone che un bel po’ di energie vadano spese nella scelta della copertina. Qual è allora la più adatta, evocativa, trascinante? Chi se ne deve occupare? Chi prepara la sinossi, chi invece la quarta? Un pubblicitario, un grafico o l’editore stesso?
Qui la cosa si fa delicata.
È un’arte pure questa, con un nome particolare. Roberto Calasso spiega un concetto in apparenza complicato: il rovescio dell’ecfrasi. Se l’ecfrasi è quel procedimento che consente di tradurre in parole le opere d’arte, quando si crea una copertina si procede traducendo in immagini una pagina scritta, un racconto, un romanzo.
Che lo sappiano o no, tutti gli editori che usano immagini praticano l’arte dell’ecfrasi a rovescio.
Roberto Calasso, L'impronta dell'editore
A ben vedere è ancora più difficile che spaccare un capello in quattro. Il pensiero di Calasso va oltre. L’immagine deve sin da subito aderire al testo che il lettore non ha ancora letto, farsi specchio di quello che verrà dopo. Deve farsi fedele a ciò che il lettore assimilerà («se non altro perché non si pensi che l’editore non sappia cosa pubblichi»). Significa andare alla ricerca di affinità elettive tra immagine e testo.

Affinità significa complicità, strizzatina d’occhio, è ciò che lega editore e autore, autore e libro, libro e libro.

Elizabeth Bishop non potrà che essere accolta fra gli imperdonabili di cui scriveva Cristina Campo. E si ritroverà vicina a Marianne Moore, che le fu più vicina in vita. Il Confucio di Simon Leys risponde al Tao tê ching e a libro del Signore di Shang di Duyvendak.
Roberto Calasso, L'impronta dell'editore
Roberto Calasso arriva a considerare l’editoria come un genere letterario: quella di pubblicare libri si rivela un’arte, una passione, non solo un'attività commerciale.


Il vero editore matura uno stretto rapporto con le creature destinate ad accompagnarlo per tutta la vita.

Qui il cerchio si chiude, l’obiettivo è quello di identificare l’editore con i suoi libri, ciascuno dei quali costituisce un capitolo di un’opera di vasta scala, un episodio prezioso tra tanti che si legano insieme e costituiscono, anno dopo anno, un patrimonio di inestimabile valore al quale partecipano editor, scrittori, impaginatori, disegnatori, grafici. Di tutto questo rimane traccia in un’iperbole efficace, nel risvolto dei risvolti (cui è dedicato un apposito capitolo) inteso a riassumere un’intera esperienza artistica lungi dall'esaurirsi.
A riprova di quanto detto finora, sono uscite nei giorni scorsi due opere di Roberto Calasso – scomparso il 28 luglio dopo una lunga malattia – Memè Scianca e Bobi, non classificabili, imponderabili quanto il filo rosso che li lega.


L'impronta dell'editore

di Roberto Calasso
Adelphi
Saggio
ISBN 978-8845927744
Cartaceo 11,40€
Ebook 6,99€

Sinossi 

"La vera storia dell'editoria è in larga parte orale - e tale sembra destinata a rimanere. Una teoria dell'arte editoriale non si è mai sviluppata - e forse è troppo tardi perché si sviluppi ora. Andando contro a questi dati di fatto, ho provato a mettere insieme due elementi: qualche passaggio nella storia di Adelphi, quale ho vissuto per cinquant'anni, e un profilo non di teoria dell'editoria, ma di ciò che una certa editoria potrebbe anche essere: una forma, da studiare e da giudicare come si fa con un libro. Che, nel caso di Adelphi, avrebbe più di duemila capitoli."
(Roberto Calasso)
Davide-Dotto

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