Gli scrittori della porta accanto
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Eva e Barbablù, una pièce teatrale di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso

Eva e Barbablù, una pièce teatrale di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso

Eva e Barbablù, una pièce teatrale di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso

Libri Comunicato stampa. Eva e Barbablù (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto), una pièce teatrale di Emma Fenu scritta a quattro mani con Pier Bruno Cosso, con le illustrazioni di Camilla Lilliu: il tema dell’abuso familiare e della violenza maschile sulle donne attraverso il sapiente utilizzo di due archetipi particolarmente evocativi e dialoghi serrati.

BARBABLÙ. [...] Resto basito, cosa è cambiato in te? Dove ho sbagliato?
Con mia madre che si fa in quattro per te! Anche quando viene qua a preparare la crostata, sperando ogni volta che tu voglia imparare. Mentre tu, ostica.
Capisci come mi posso sentire?
E poi, non te lo dice per non farti restare male, ma con me insiste tanto, per avere un nipote. Il figlio lo avevi promesso anche a me, e poi…

EVA. Mi farai impazzire: vuoi che mi impegni ma che non mi sforzi, vuoi che sia serena e mi sottoponi a rimproveri tuoi e perfino a quelli di tua madre. Un figlio non si promette, non lo posso ordinare online: si promette l’amore e il progetto di metter su famiglia.
[Con voce tremante ma decisa.] Comunque, non voglio essere polemica, né sentirmelo rinfacciare, e ti riferisco fatti concreti. Sono stata dalla ginecologa: non ci sono problemi se non, prendine coscienza, la pressione a cui voi mi sottoponete, come se diventare madre fosse una performance, come se dipendesse da me, come se io non soffrissi la delusione e la sconfitta nel passare dei mesi. Come se io non mi sentissi fallita, sterile e vuota a ogni mestruazione. Emma Fenu e Pier Bruno Cosso, Eva e Barbablù


Eva e Barbablù

di Emma Fenu e Pier Bruno Cosso
illustrazioni di Camilla Lilliu PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Pièce teatrale illustrata
Formato tascabile | 76 pagine
ISBN 979-1254589045

Quarta

«Sono Eva nell’Eden. Mordo la mela. Apro la porta.»
«Ti tengo chiusa qui per te, per preservarti. Perché, te l’ho detto mille volte: a te ci tengo.»

Eva e Barbablù esplora il tema dell’abuso familiare e della violenza maschile sulle donne. E lo fa attraverso il sapiente utilizzo di due archetipi particolarmente evocativi.
Da una parte Eva, prototipo della donna piena di talenti che, come in un progressivo vortice, rimane invischiata in una relazione che le sottrarrà libertà e autostima. Dall’altra Barbablù, il compagno orco, incarnazione di quella cultura patriarcale e possessiva che, oggettivizzando il corpo e la vita della propria moglie, finisce per macchiarsi del più atroce dei delitti.
I dialoghi serrati tra i due protagonisti ripercorrono in maniera molto precisa le tappe della relazione abusante della quale la donna rimane vittima.
Eppure, malgrado l’epilogo, ciò che gli autori riescono a veicolare è un messaggio di speranza. Nonostante tutto.
Questa coinvolgente pièce teatrale ha il pregio di mostrare le dinamiche che si sviluppano tra le due parti di una storia tossica, ponendo l’accento, senza alcuna edulcorazione, sull’enorme contrasto tra le parole apparentemente d’amore usate dall’abusante e il vero peso delle sue azioni.

Il teatro, con la sua forza evocativa, è uno strumento efficace per accendere le coscienze e stimolare il cambiamento.
Eva e Barbablù non si limita a denunciare, ma spinge a riflettere, riconoscere i segnali della violenza e immaginare una via d’uscita.
La consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento.

(dalla prefazione di Veronica Sicari)

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Quel che resta delle parole, poesie e monologhi di Tamara Marcelli

Quel che resta delle parole, poesie e monologhi di Tamara Marcelli

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Libri Comunicato stampa. Quel che resta delle parole (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto), poesie, monologhi e pensieri di Tamara Marcelli. Un libro atipico, onirico, ondeggiante, a tratti pungente. Tutto da scoprire.

Da bambina avevo un sogno.
Chissà quando ho smesso. Non lo ricordo. Un giorno semplicemente mi sono addormentata. Ho smesso di vedere me stessa, di sentire. Semplicemente mi sono assopita.
Chissà quando è accaduto. Ricordo piccoli frammenti di vita, piaghe sempre più evidenti e sanguinanti. Difficili da nascondere. Un dolore che da acuto e fisso si faceva via via più cupo e persistente. Un dolore che non mi abbandonava mai. Un misto di sangue e disperazione. La paura.
Sembrava un gioco, una parentesi, niente di importante. Ma era la mia vita.
Chissà quando ho smesso di pensare a me stessa. C’era sempre un motivo, qualcosa per cui rimandare. Qualcosa che inesorabilmente mi allontanava da me. C’era sempre qualcosa di sbagliato in quello che pensavo, in ciò che facevo, nei miei desideri.
Chissà quando è successo, quando ho iniziato a sprofondare in un presente fangoso e debilitante.
Ricordo che mi guardavo e non mi vedevo. Ricordo lacrime nascoste e lividi malcelati. Le bugie. Ricordo attimi di terrore misti a liberazione. Misti alla voglia che tutto finisse presto. Pregavo perché quella lenta agonia avesse fine. Avrei preferito un colpo a bruciapelo… E invece lo stillicidio mi tormentava. Inesorabilmente. Non erano le botte che mi facevano male. Era la delusione, il fallimento, il convincermi che meritavo tutto questo.
Chissà dove ho perso il mio sorriso, la mia voglia di vivere. Le mie forze, la gioia delle cose semplici. Tutto inghiottito nel nulla. Così, senza preavviso, senza un motivo. Chissà dov’ero veramente. Dove mi ero andata a nascondere.
Correre per la paura, senza respirare. Correre senza speranza. Per andare dove? Quante volte ho pensato che farla finita sarebbe stato meglio? Ma poi bastava un sorriso, falso e malato, per riportarmi nell’inferno. Tamara Marcelli, Quel che resta delle parole

Quel che resta delle parole

di Tamara Marcelli
PubMe – Collana Gli scrittori della porta accanto
Poesie | Monologhi
Formato tascabile | 186 pagine
ISBN 979-1254584989



Quarta

«L’arte si fonde e si scompone in tanti piccoli, immensi tasselli, ognuno sfumatura dell’altro. La Letteratura è una donna dalle ossa possenti e dagli occhi delicati. Il Teatro un uomo dall’anima multiforme, forte e nostalgico.»

Una raccolta di Poesie, Prosa e monologhi teatrali che accompagnano il lettore tra le emozioni più pure come gli affetti familiari e altre più cupe, come l’ossessione, il dramma della violenza contro le donne. Un conflitto che da interiore, caratteristico di un’anima inquieta, si fa strada nel mondo esterno, in un continuo scontro con le maschere, i clichés e la mediocrità che imperversano senza tregua nella vita quotidiana. Il perenne combattimento tra il Bene e il Male trova spazio, spesso ben occultato tra simbolismi e cromie, nella musicalità dei versi, delle parole.
Un’opera che unisce il profondo scavo interiore delle Poesie con la manifestazione luminosa che emerge attraverso il Teatro e la Prosa. Il risultato sono le parti di cui è costituita la raccolta, come in un cosmo variegato ma armonico: “Poesie ad est” sono le parole che esplorano l’intima essenza dei sentimenti più preziosi e nascosti; “Miti al centro” racconta il viaggio che si sviluppa attraverso la dimensione teatrale dei monologhi, tappe di un percorso esistenziale fatto di lotte estenuanti e solitarie, individuali e collettive; “Quel che resta delle parole”, infine, fa il punto della situazione, dove prose, monologhi e poesie (i ponti sommersi che collegano l’inconscio alla superficie, rendendosi visibili solo per pochi attimi, tra il fluttuare delle onde), si fondono per offrire un approdo, la sintesi di un viaggio che ha attraversato le profondità dell’animo umano e la luminosità della manifestazione artistica.



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