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In primo piano

[Cinema] "Zootropolis", recensione di Stefania Bergo



ZOOTROPOLIS

Byron Howard, Rich Moore REGISTA
Clark Spencer PRODUTTORE
Jared Bush SOGGETTO
2016 ANNO
Walt Disney Pictures DISTRIBUZIONE
Michael Giacchino MUSICHE

DOPPIATORI ITALIANI
Ilaria Latini, Alessandro Quarta, Roberto Fidecaro, Maria Letizia Scifoni, Gabriele Patriarca, Roberta Greganti, Vittorio Guerrieri, Paolo Ruffini, Massimo Lopez, Alessandra Korompay, Frank Matano, Ilaria Stagni, Nicola Savino



"Zootropolis", Walt Disney Pictures, un invito alla coesione, contro l'omofobia dilagante

Zootropolis, che nella versione originale è Zootopia, è una moderna metropoli abitata da mammiferi. Dal gigantesco elefante al minuscolo toporagno, tutti vivono insieme serenamente, a prescindere dalla razza cui appartengono e dalla posizione nella catena alimentare. La scelta di considerare solo mammiferi, risolve il problema della spiegazione del nuovo sistema alimentare, in cui gli animali, anche i carnivori, non sono più predatori ma si possono nutrire di pesci, volatili e insetti.
Il 55° lungometraggio della Disney è una commedia avventurosa, un giallo, diretta da Byron Howard e Rich Moore e co-diretta da Jared Bush. Michael Giacchino ha firmato la colonna sonora, nella sua prima collaborazione con la Walt Disney Animation Studios.
I messaggi sottesi dalla pellicola sono, come sempre, molto forti e arrivano, ancora una volta, dritti al cuore e tra i neuroni, facendo riflettere e ridere di pancia grandi e piccini. Una visione del mondo forse utopistica (da qui il titolo - in lingua originale), ma non impossibile. Perchè alla fine, così come nella realtà, ognuno può e deve contribuire ad una convivenza pacifica. Anche tra predatori e prede. E "non importa a che specie appartieni, il cambiamento deve partire da noi".


Il film inizia con la piccola Judy Hopps, una coniglietta campagnola che ha un sogno, forse ambizioso: vuole diventare un poliziotto, anche se pare un'assurdità, perché nessun coniglio è mai riuscito ad entrare nel corpo di polizia, per ovvi motivi caratteriali e di fisicità. Ma invece di vedere il bicchiere mezzo vuoto e scoraggiarsi, lei vuole essere il primo leporide ad entrare nell'accademia, un modo, secondo lei, per rendere il mondo un posto migliore. E con tenacia e dedizione, e qui arriva già il primo messaggio, riesce a realizzare il suo sogno, malgrado i suoi genitori le dicano, fin da piccola, che "avere dei sogni va bene, basta non crederci troppo". Ma "ognuno di noi può essere ciò che vuole".
Prima nel suo corso, decide di trasferirsi in città, inseguendo il miraggio tipico dei giovani in cerca di possibilità di realizzazione che solo una grande metropoli può offrire. Sale quindi sul treno che la porterà lontano dalla sua famiglia, inseguendo il suo destino. Zootropolis, la città che ammira per la pacifica convivenza di tutte le specie animali, cosa che lei professa fin dall'infanzia, sottolineando il fatto che "un tempo i predatori cacciavano le prede, ma ora ci siamo evoluti e possiamo convivere", incidendo quel "ci siamo evoluti", ripetuto più volte, in ogni spettatore.
Ma "la vita non è un cartone dove canti una canzone e magicamente i tuoi sogni diventano realtà". E così, sottovalutata da tutti i suoi colleghi e dal suo superiore, in quanto coniglio e in quanto femmina, inizia il suo primo giorno come ausiliare del traffico.
Il destino, però, non gioca a dadi e mette sulla sua strada Nick Wilde, una volpe astuta, un truffatore disilluso, che negli anni si è adattato ad essere quello che tutti pensano debba essere. Quando Judy si offre di risolvere un importante caso, legato alla sparizione di 16 mammiferi (tutti predatori), cerca e ottiene il suo valido aiuto, obbligandolo con la minaccia di farlo altrimenti arrestare per evasione fiscale (una chicca riferita ad Al Capone?).
I due finiscono con l'instaurare una bella amicizia che li porterà alla risoluzione del caso e molto lontano dal punto di partenza.






I creatori Disney hanno studiato per 18 mesi il regno animale, per ricreare fedelmente, malgrado siano antropomorfi, la morfologia delle 64 specie che convivono a Zootropia e i loro diversi habitat. 

Sono stati ben 800 gli artisti coinvolti nello sviluppo di una nuova e raffinata tecnologia per rendere al meglio il diverso pelo degli animali, a volte folto e opaco, altre invece traslucido,  e le loro inconfondibili andature anche a due zampe. Almeno quattro le geniali ambientazioni: Sahara Square, che ricorda Dubai, la gelida Tundratown, che riporta alle atmosfere di Frozen o della Russia moderna, e la piovosa Foresta Pluviale. Nel cuore della città, poi, come in una fedele ricostruzione della realtà multietnica, si possono identificare alcuni quartieri, come quello dei roditori in cui tutto è ovviamente di dimensioni ridotte, consono al loro aspetto. Mentre nel resto della chiassosa città le diversità convivono splendidamente, lasciando trasparire la volontà di mettere tutti a proprio agio, senza ghettizzare ma rispettando le diversità, con alcuni semplici, civili accorgimenti. Ecco allora che i treni hanno tre diverse dimensioni di vie d'uscita o che alla stazione ci siano chioschi di succo d'acacia con elevatore per far arrivare i bicchieri all'altezza delle giraffe. Un esempio di convivenza possibile.
La regia è molto dinamica e si riconosce una certosina ricostruzione delle scenografie, che trova la sua apoteosi proprio nella descrizione della città, caratterizzata dalla giustapposizione di ambienti molto diversi tra loro.
Nell'edizione italiana, troviamo: Leo Gullotta nei panni di Mr. Big, il toporagno e boss mafioso; Teresa Mannino in quelli di Fru Fru, la figlia del boss; Nicola Savino è il bradipo, Flash, il lentissimo impiegato della motorizzazione; Paolo Ruffini è perfetto al doppiaggio di Yax, un illuminato e flemmatico yak; Diego Abatantuono presta la voce, quasi in un cameo, alla piccola volpe Finnick; Massimo Lopez è il leone, nobile sindaco di Zootropolis; Frank Matano è l'irriverente donnola, il ladruncolo; Ilaria Latini e Alessandro Quarta nei panni dei due protagonisti, la coniglietta Judy Hopps e la volpe Nick Wilde; Malika Ayane interpreta Gazelle, la popstar doppiata, nella versione originale, da Shakira, che firma anche la canzone della colonna sonora; Paolo Buglioni è Bogo, il capo del distretto di polizia, un gigantesco bufalo.

Ci sono numerosi sketch che mantengono brillante la visione, geniali.

Come quello del club naturalista in cui gli animali sono nudi per un ritorno alla vita selvaggia di un tempo (considerando che altrove gli animali sono invece tutti vestiti)  o alla scena dei lupi e del loro irrefrenabile istinto a ululare tutti insieme non appena uno di loro inizia a farlo o dei bradipi, impiegati statali.
Ma prevedibilmente, c'è anche un forte messaggio alla coesione, contro l'omofobia dilagante che si ferma al pregiudizio o alla "componente biologica" per giustificare un atteggiamento diffidente nei confronti di chi, per natura, è nato predatore. Perchè a volte è solo quello che abilmente vogliono farci credere, a volte, il nemico ha le vesti meno sospette, quelle mansuete di chi pare volerci aiutare. Un'esortazione ad aprire gli occhi, quindi, e a cercare dentro di sé la risposta, senza filtri che alterino la nostra percezione del giusto, e l’energia per realizzare i propri sogni, oltre i pregiudizi e le anacronistiche logiche di un sistema che si oppone.







Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, 0111Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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