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In primo piano

L'editoriale di Loriana Lucciarini: "4 petali rossi", le storie, i contenuti, gli stralci


La scelta delle storie da narrare è stata complessa e articolata. Volevamo affrontare vari tipi di violenza di cui le donne sono purtroppo vittime.
Abbiamo scelto di raccontarne quattro che trattassero di stalking, di manipolazione psicologica, di femminicidio, di uso del corpo femminile, di stupro (in questo caso lo stupro etnico), pur sapendo che è solo una scelta limitativa e non completa.
I racconti, ognuno con uno stile e registro stilistico differente, sono stati volutamente inseriti in questo modo nell'antologia per dare al lettore visioni personali e chiavi di lettura originali, non uniformi.
In tutti i racconti c'è luce, c'è speranza, anche nelle pagine più buie.
Poi ci sono donne che aiutano le altre donne, donne che diventano ancore, appigli di salvezza, che forniscono soluzioni, percorsi per ritrovare luce e speranza. Come la giornalista che si interessa del caso di Gaia, permettendole di riprendere in mano la propria vita. Come Adila, anche lei ferita nel corpo e nell'animo che diventerà per Selina l'appiglio forte e deciso a cui aggrapparsi per non affogare. Come la signora Anna, la titolare della panetteria, che per Alba diventerà la prospettiva di una rinascita. Come Kate e Elena, le due donne legate ad Anne in modo diverso e grazie agli strani incroci del destino, che restituiranno dignità alla sua storia.
Noi 4writers siamo convinte che ognuna di noi possa essere quel faro nella vita dell'altra, capace di infondere forza e coraggio per spingere chi è vittima ad arrivare alla fine di quel tunnel oscuro che è la violenza.
Solidarietà femminile, sensibilizzazione, informazione, supporto concreto: ecco la formula di 4 Petali Rossi. Un'antologia che vuole far vibrare cuori ma anche realizzare qualcosa di reale, di vero oltre alle parole: i proventi delle vendite sono destinati alla casa rifugio nella Marsica del centro antiviolenza BeFree.
Un modo per dire basta, un modo per fare qualcosa di tangibile per tante altre donne, come noi, che vivono la paura, la sofferenza, il terrore della violenza.



BELLA DA RUBARE di Arianna Berna
Bella da rubare: uno scatto fotografico compromettente può costare caro.
Gaia toccherà con mano l’umiliazione di essere esposta al pubblico, perché utilizzata a sua insaputa come testimonial di una campagna pubblicitaria, mettendo in crisi le relazioni affettive e compromettendo la sua immagine.
In questo racconto si affronta lo sfruttamento del corpo e dell'immagine femminile, si analizza il trauma psicologico e le difficoltà nella sfera familiare e nelle relazioni personali in cui sprofonda la ragazza vittima del furto d'immagine, nonché le conseguenze sociali e familiari. Inoltre, si approfondisce il tema dell'uso del corpo femminile in questa società.


Finalmente sono sola e posso riaprire il giornale.
L’immagine è ancora lì ad aspettarmi e mi osservo ritratta in quella fotografia come in trance. Sapermi stampata in migliaia di copie mi provoca la pelle d’oca.
Mi sale un senso di nausea a guardarmi come potrebbero vedermi infiniti occhi: gli occhi di mio padre o peggio ancora di mia madre e non parliamo di Tommaso, il mio fidanzato che andrà su tutte le furie. Già lo immagino mentre urla come un pazzo scriteriato insulti a mezzo mondo. Mi vedo appesa in un’officina, o sfogliata da mani che non conosco. Che schifo.
Corro in bagno e sento la nausea salire, ma per fortuna è solo il riflesso dello stress. Con le mani appoggiate al muro ansimo mentre mi guardo allo specchio. Non sembro la bella ragazza della foto, ho le occhiaie marcate, i capelli sono legati in una coda scomposta, mi sembra di essere invecchiata di dieci anni in un momento.

(…)


“Fermi tutti. Questo tornado di ragazzina mi ha appena buttato in faccia una serie di informazioni allucinanti. Cerco di incasellare tutto quello che mi ha detto in tre secondi di orologio.
Nell’ordine:
Sono diventata un idolo per adolescenti squilibrati.
I maschi guardano solo le tette e le ragazzine mi vogliono imitare, nude sui giornali.
Probabilmente domani troverò fuori dal bar una folla di ragazzini a chiedermi l’autografo o a spiarmi.
Il mio bar, quello per cui andavo tanto fiera, fa schifo!
Ma che è, uno scherzo di cattivo gusto?
«Come ti chiami?»
«Vania.»
«Bene Vania, mi dispiace deluderti, ma non è come pensi. Non sono una modella e non voglio esserlo.»
«Non ci credo, tutte voglio essere una modella!»
«No davvero. Questa storia è nata da un madornale errore e parlando con te mi rendo conto che sto sbagliando ancora. Non posso nascondermi, non risolvo niente a seppellirmi sotto infiniti strati di lana.» Vania mi guarda come se fossi una marziana e intuisco che non ha afferrato il senso delle mie parole.”

L'EQUILIBRIO PERFETTO di Monica Coppola
Il passato che ti segna. Il passato che si dimentica. Il passato che ritorna.
Una bambina che diventa donna mentre ombre indefinite attanagliano la luce del presente proprio nel momento in cui la voglia di vivere rinasce da un amore inaspettato, improvviso. Assolutamente perfetto. Troppo, forse, per essere reale.
Questa è la storia di Anne e dei suoi fantasmi…
In questo racconto si narra una storia di femminicidio e di manipolazione psicologica. Una donna, già segnata nel passato da una situazione di violenza familiare, che faticosamente tenta di ricostruirsi un presente e un futuro, con l'uomo sbagliato. Un uomo abile manipolatore, che riuscirà a ingannarla.


Il gemito ora le sembrava più acuto, come se un gatto randagio si fosse introdotto in casa ed ora pretendesse, prepotente e affamato, una ciotola con un po’ di latte.
Riusciva a scorgere i contorni degli oggetti e la porta socchiusa della camera dei suoi genitori, in fondo al corridoio, da cui fuggivano flebili raggi di luce che scioglievano il buio denso.
Una cascata di tonfi amplificò l’eco di quei lamenti indecifrabili, ed Anne trasalì.
Era ormai accanto alla porta socchiusa, e con il cuore in tumulto accostò l’orecchio.
Colse frammenti di parole, vocaboli lividi impastati di rabbia e troncati a metà dal fragore di altri schianti.
Le dita minuscole si arrampicarono sul bordo della porta per scostarla appena: quella che le apparve, sotto i riflessi fiochi di un abat-jour riversa sul pavimento fu un’immagine distorta che non voleva mettere a fuoco.
Anne ebbe la sensazione che due estranei avessero rubato il posto ai suoi amorevoli genitori. Quella donna terrorizzata, rifugiata in un angolo, sommersa da schegge di oggetti frantumati, non poteva essere sua madre.
Quell’uomo con i tratti del volto deturpati da una collera sconosciuta, i gesti impazziti con cui sventrava ogni cosa, non poteva essere suo padre.
No, non era possibile.
Quella non poteva essere la stessa persona che le allacciava le scarpe, le comprava lo zucchero filato, le dava il bacio della buonanotte sottovoce per non svegliarla, quando rientrava tardi dall’ufficio. Fissò i suoi occhi e le sembrò che una bramosia avesse divorato la sua identità.

UNA GABBIA DI VITA di Silvia Devitofrancesco
Alba è una giovane come tante. Ragazza semplice e sognatrice, lavora in una panetteria. Sarà proprio lì tra panini e dolci che la giovane incontrerà un uomo che le farà perdere la testa. L’uomo perfetto, pronto a regalarle attenzioni fino a quando…
In questa storia si affrontano tutte le connotazioni psicologiche dello stalking: Alba è una giovane forse ingenua e innamorata dell'amore, quell'amore che all'inizio si presenta come protettivo, avvolgente, ma che successivamente si trasforma in una gabbia. La protagonista scivola lentamente, piano piano e quasi senza accorgersene, in un rapporto esclusivo, che le spezzerà tutti i legami precedenti, per trasformarla in una reclusa.


«Sono pronto a darti tutto quello che vorrai, purché tu sia mia. Eternamente mia. Mia col corpo e con l’anima. Devo occupare io il centro del tuo universo.»
Mentre pronuncia queste parole il suo viso assume un’espressione dura, severa, oserei dire autoritaria.
«Certo Luca, stai tranquillo» replico.
«Alba, hai mai desiderato fortemente qualcosa?»
«Certo, ho desiderato te e sono riuscita ad averti» replico con aria sognante.
«Sai, Alba, anche io desidero fortemente una cosa, anzi, qualcuno.»
Si ferma per qualche secondo e mi guarda. Durante questi pochi secondi mi pongo tante domande. Cosa sta cercando di dirmi? Chi è quel “qualcuno” del quale parla?
«Alba, te lo dico senza giri di parole: io voglio un figlio da te. Mi sento pronto e maturo per essere un buon padre.»
Mi sento morire. Questo è davvero matto! Anche se, a dirla tutta, l’idea di avere un piccolo da accudire giorno dopo giorno mi attira parecchio.
«E secondo te io sarei una brava madre?» gli domando, anche se so già la risposta.
«E me lo chiedi pure? Certo che lo saresti!»
«Luca sei fantastico, sei speciale, sei il mio tutto.»
«Questa casa sarà il tuo regno. Qui dentro, protetta da queste solide mura, sarai una regina. Il mondo lì fuori è pieno di pericoli di ogni genere, non voglio che ti succeda qualcosa, perciò è preferibile che tu non esca più da sola e non frequenti più quelle ragazze.»
Mi sento gelare. Luca sembra essersi trasformato in un’altra persona. Sembra dottor Jekyll e Mr. Hide.
«Luca, ma sono le mie amiche. Ci conosciamo da sempre!» obbietto.
«Non ho detto che sono delle criminali» precisa, mentre giocherella con le mie dita e poi riprende il discorso: «Tuttavia ho notato che, ultimamente, invidiano il nostro amore e, se permetti, questa cosa a me non sta per niente bene».
«Luca forse stai esagerando, non trovi?»
«No Alba, io non sto esagerando» replica con tono autoritario.
«Ah, no? E allora spiegami il senso delle tue parole!»
Mi alzo dal divano e mi metto dinanzi a lui, in piedi, a braccia conserte, in ascolto. Luca si passa le mani tra i capelli con aria seducente, ma io, pur essendo attratta da lui, cerco di rimanere ferma nella mia posizione austera.
«Alba, sei una ragazza meravigliosa, sei bellissima, dolcissima e sono davvero fortunato ad averti come mia compagna. Tuttavia il mondo è crudele. Il mio è solo un eccesso di protezione per evitare che ti possa accadere qualcosa di brutto e le tue amiche non mi sembrano ideali per proteggerti. Sono, in primis, gelose del nostro amore e poi non mi piacciono i luoghi che frequentano.»
La mia espressione perde quei tratti di severità e di amarezza che l’hanno contraddistinta fino a qualche secondo prima e si rilassa. Dopotutto nella vita non è più importante l’amore dell’amicizia? L’amicizia finisce, l’amore dura per sempre. L’amicizia non è mai disinteressata e limpida, mentre l’amore, be' l’amore è l’essenza della sincerità e dell’armonia. L’amore è tutto, per cui non mi resta che accettare le sue condizioni. Annuisco.
«Va bene, Luca, domani parlerò con loro.»
«Quanto ti amo!» Mi abbraccia, mi bacia e mi spoglia conducendomi in camera da letto.

IL CORAGGIO DI RACCONTARE di Loriana Lucciarini
Lo stupro etnico nella ex Jugoslavia, durante la guerra dei Balcani, è quello che ha segnato per sempre la vita di molte donne; ma è proprio grazie alla testimonianza di molte di loro che, nel 2001, il Tribunale internazionale dell’Aja ha condannato lo stupro di massa come crimine contro l’umanità. Questa è la storia di Selina, di Hasa, di Adila e di tante altre, vittime della violenza della guerra.
Questa storia è legata a fatti realmente accaduti, la protagonista è frutto di fantasia e le situazioni – tutte riportate da atti processuali – sono state romanzate per contestualizzarle, ma non evitano al lettore tutto l'orrore della violenza della guerra. Una guerra che annulla la coscienza. Una guerra che riduce tutto a brutale abuso. Quello che tante donne, nell'enclave di Srebrenica hanno subito, solo perché di etnia musulmana e utili a dimostrare la superiorità della razza cetnica. Un orrore avvenuto a pochi chilometri da noi e che, purtroppo, ancora oggi si ripropone in altre parti del mondo. Le donne diventano le vittime senza voce dei meccanismi di odio e di guerra. In molte non ce l'hanno fatta, non hanno retto al dolore e alla vergogna, alcune però hanno trovato la forza di reagire e inchiodare i loro aguzzini e grazie al loro coraggio si è tenuto il processo al tribunale internazionale dell'Aja che per la prima volta nella storia mondiale ha condannato lo stupro etnico come crimine contro l'umanità.


Aspetto il mio turno con rassegnazione, perché prima o poi toccherà anche a me. È mattina quando entrano tre militari. Uno lo riconosco: è il comandante che ha violentato Hasa e fatto uccidere i miei fratelli e zio Ivica. L’uomo ha uno sguardo e una voce che non potrei mai dimenticare. Questa volta non c’è l’anziano con lui, ma altri due paramilitari giovani, uno con il volto butterato, l’altro con una cicatrice sulla guancia sinistra. Il comandante Kunarac, questo è il suo nome, si aggira nel dormitorio come un predatore. Scruta lentamente ognuna di noi, poi il suo sguardo si ferma su di me.
“Lei” mi indica con un cenno della mano e i due soldati mi sono già accanto per portarmi fuori.
Nessuna delle donne presenti dice nulla. Zia Hasa continua a guardare il vuoto, assente. Adila mi guarda con un’espressione dolorosa negli occhi. Io già so che mi aspetta l’inferno.

[...]Non sarei sopravvissuta senza la presenza e l’intervento di Adila. È grazie a lei che giungo in America, che imparo la lingua, che mi ambiento in questa grande città, che trovo poi lavoro nella biblioteca. Ma da questo punto in poi la mia esistenza si trasforma in un navigare ovattato e liscio, nel vivere in un limbo rarefatto, dove annullo i ricordi, me stessa e tutto ciò che sono stata.
Ignorando il mio passato, riesco a vivere di una vita a metà, ma pur sempre lontana dal dolore.
Adila non riesce a comprendere questa mia scelta. Lei questa terribile esperienza l’ha attraversata tutta, riuscendo ad uscirne lacerata ma ancora viva e vitale. Frequenta dei gruppi di terapia, racconta la sua storia ad altre persone. Si batte affinché quello che abbiamo subìto venga riconosciuto, raccoglie informazioni e testimonianze. Grazie alle sue ricerche viene a conoscenza che durante la guerra, i nazionalisti serbo-bosniaci sono ritenuti i responsabili del massacro di più di ottomila uomini nell’enclave di Srebrenica. Apprende che quello che abbiamo subìto noi è stata un’operazione sistematica contro la popolazione femminile musulmana, durante il conflitto nei Balcani.
“Più di ventiduemila donne sono state vittime di stupro” mi sta spiegando Adila, persa tra carte, fogli pieni di appunti e articoli di giornale. “Nel 1992 i bosgnacchi erano più del 50% della popolazione di Foča, che contava quarantamila cittadini in tutto, tra serbi e musulmani. Ad oggi invece”, prosegue infervorata con le guance in fiamme “dopo tanti anni dalla fine della guerra, nessun bosgnacco ha fatto rientro nella nostra città, eliminata definitivamente la presenza musulmana a Foča.”
È proprio durante questa ennesima elencazione degli orrori di quella guerra, che io esplodo e le rivolgo contro tutta la rabbia e l’impotenza che covo dentro da tempo. Così l’accuso di essere attaccata al passato, di non voler dimenticare, di essere un pungolo continuo nella mia coscienza e di farmi soffrire, con tutti questi continui richiami al passato. Come si può dimenticare se si continua a guardare costantemente a quell’orrore?
La vita mi ha insegnato che la fuga è l’unica soluzione. Ed è proprio quello che voglio fare.




Loriana Lucciarini
Impiegata di professione, scrittrice per passione. Spazia tra poesia e narrativa. Molte pubblicazioni self e un romanzo “Il Cielo d'Inghilterra” con Arpeggio Libero. E' l'ideatrice e curatrice delle due antologie solidali per Arpeggio Libero, la prima di favole per Emergency “Di favole e di gioia” nonché autrice con la fiaba “Si può volare senza ali” e la seconda di “4 Petali Rossi – frammenti di storie spezzate”, racconti contro il femminicidio per BeFree. E' fondatrice e admin di “Magla-l'isola del libro”

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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1 commenti:

  1. L'ho già fatto in precedenza ma rinnovo i ringraziamenti da parte mia e delle altre autrici per il sostegno e il supporto al nostro progetto. State facendo un lavoro encomiabile che vi fa onore. Voi admin del sito e le collaboratrici/collaboratori vi state impegnando tanto per promuovere la nostra antologia solidale a sostegno di BeFree e voglio pubblicamente ringraziarvi di vero cuore <3

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