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Recensione: Il sergente nella neve, di Mario Rigoni Stern

Recensione: Il sergente nella neve, di Mario Rigoni Stern

Libri Recensione di Tamara Marcelli. Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern (Einaudi). Il tempo, il sonno, il freddo, la fame, nel diario di una prigionia. Può la guerra insegnare il valore della vita?

Mario Rigoni Stern, ventenne di Asiago, scrisse il suo diario di guerra mentre si trovava nel Lager I B nella Prussia orientale, Masuria, vicino a Kaliningrad.
Era Sergente maggiore del 6° reggimento Alpini, Battaglione Vestone, 55 Compagnia, Plotone mitragllieri, impegnato sul Fronte Russo fra Donetz e il Don durante la Seconda Guerra Mondiale.
Sono i mesi in cui l'esercito dell'Unione Sovietica sferra il suo letale e imponente attacco ai soldati Italiani e tedeschi.

Il libro, estremamente realistico, privo di inutili abbellimenti linguistici, è diviso in due parti: "Il caposaldo" e "La sacca".

Due ritmi diversi, due scenari diversi. Due anime della guerra.
Il primo: lento e statico. Sembra di rivivere le atmosfere delle trincee caratteristiche della Prima Guerra Mondiale. Si sente il logoramento umano. Il tempo appare compresso. Il nemico c'è e non c'è, appare e scompare. È secondario rispetto alle scene che si susseguono nel racconto. Il caposaldo ci viene presentato come un piccolo mondoin cui i vari personaggi si mostrano nella loro umanità disperata e senza veli.
Il secondo: rapido, incalzante, angoscioso, con un nemico che opprime e uccide senza sosta. Che è sempre in primo piano e sembra sia sempre sul punto di apparire in un agguato mortale. Forse è proprio in questa parte del libro che si sente fortemente la voglia di vivere del protagonista. Il dolore per i compagni morti, il legame profondo con la propria terra d'origine, la forza interiore, il coraggio di chi vuole tornare a casa. È così che, via via, la disperazione lascia il posto alla determinazione. Comincia la sua personalissima guerra per la vita.

Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern si apre con una frase che racchiude un'immagine forte che ha la capacità di portare il lettore direttamente in trincea.

Lì dove odori e suoni si mescolano in modo indissolubile alle emozioni dei soldati.
Subito ci si trova catapultati nel villaggio in riva al Don, nel paese dei Cosacchi. Sembra quasi di vederlo il terrore negli occhi di quei soldati italiani, di sentire il boato ininterrotto delle bombe russe. I compagni sono presentati per nome, quasi a voler rendere loro onore.
Con maestria ed estremo realismo Mario Rigoni Stern riesce a trasmettere il gelo del terribile inverno. I dettagli, le descrizioni minuziose dei luoghi portano il lettore quasi a vivere le atmosfere che si susseguono pagina dopo pagina.

Frequenti salti cronologici: se in "Il caposaldo" avvengono tra presente e passato, in "La sacca" tra presente e futuro, rispecchiando chiaramente i toni e i sentimenti che diversificano i due capitoli del libro.

Il tempo, il sonno, il freddo, la fame. Sono questi i cardini intorno ai quali si svolgono le vicende di questi soldati abbandonati a se stessi. Intorno a loro, la steppa desolata, il bianco accecante e gelido della neve e sopra le loro teste, il cielo stellato.
Il sergente nella neve rappresenta un unicum, un qualcosa di talmente intenso e realistico da far trattenere il fiato. Un romanzo crudo, come la vita.
Può la guerra insegnare il valore della vita? Del rispetto?
Sì.
Se si hanno dubbi, allora leggere questo libro diventa un obbligo.


di Mario Rigoni Stern
Einaudi
Romanzo autobiografico
ISBN 9788806219666
ebook 6,99€
cartaceo 10,45€

Sinossi

Oggi, a quasi cinquant'anni dalla pubblicazione, questo celebre resoconto di un semplice sottoufficiale alpino che si trova a combattere nel settore centrale del fronte russo, proprio quando l'esercito dell'Unione Sovietica sferra il suo potente attacco demolitore, acquista rilievo speciale. Man mano che i fatti narrati si allontanano nel tempo, il diario del sergente diventa più intenso e assume i caratteri dell'esperienza perenne. La testimonianza scritta, rispetto agli eventi storico-geografici da cui è scaturita, intrattiene lo stesso rapporto che potremmo supporre fra la moneta e il suo conio." (Dalla postfazione di Eraldo Affinati).


Tamara Marcelli


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