Gli scrittori della porta accanto

Laura Antonelli, tramonto di una stella

Laura Antonelli, tramonto di una stella

Di Tamara Marcelli. Ladispoli, litorale romano. Laura Antonelli se n'è andata così, quasi in punta di piedi. Nel silenzio di una piccola casa vicino al mare. 

Lì dove, dopo anni passati sotto le luci difficili dei riflettori, aveva cercato un po' di serenità. Lì dove aveva cercato di riappacificarsi con se stessa. Lì, rinchiusa nel suo esilio volontario, si era aggrappata alla Fede. Aveva cercato le risposte alle tante domande, al suo dolore interiore in quel mondo che trascende la realtà. Quella realtà in cui lei non si ritrovava più, in cui si era smarrita. Aveva cercato quella serenità che aveva rincorso per anni, per tutta la vita.
Questa storia inizia dalla fine, perché è un cerchio che si chiude.

È il 1973, lei si fa chiamare Laura Antonelli. 

Il film che la consacra a simbolo del cinema italiano è Malizia del regista Samperi. Incassa una cifra stratosferica per l'epoca: sei miliardi di lire. Il personaggio indimenticabile della cameriera. Le sue gambe entrano prepotentemente nei sogni degli uomini italiani. Memorabile la scena della scala. Vince il Globo d'oro come miglior attrice rivelazione.
Così nacque un'attrice destinata a segnare la storia del cinema italiano.
Successivamente lavorò a Trappola per un lupo di Claude Chabrol che le fa conoscere il mitico sex simbol Jean Paul Belmondo. Sessomatto di Dino Risi, Mio Dio come sono caduta in basso di Luigi Comencini che le regala il secondo Globo d'oro. Peccato veniale di Samperi, Divina creatura di Patroni Griffi che entrerà nel mito per la lunga scena (sette minuti) di nudo integrale.

Nel 1977 il primo ruolo drammatico in L'innocente di Luchino Visconti, tratto da una opera omonima scritta da Gabriele D'Annunzio nel 1892.

Nel 1981 gira Passione d'amore di Scola. Così iniziano gli anni ottanta, quelli che la vedono in balìa del grande pubblico e che la renderanno paradossalmente sempre più fragile. Gira vari film, tipici di quegli anni, comici e sexy. Quelli che sembravano cuciti addosso a lei. Grandi magazzini, Rimini Rimini, Viuuulentemente mia.

Il 1991, l'anno decisivo, l'inizio del declino.

Gira il film Malizia 2000. E il cerchio si chiude. La storia inizia e finisce con lo stesso titolo, in un film che avrebbe dovuto festeggiare i suoi 20 anni di carriera e che, invece, beffardamente, segnò la sua fine.
Forse il peso di quei 20 anni da icona sexy era insostenibile. E a quei livelli, o sei sempre perfetta, o diventi il nulla e cadi nell'oblio. Un'ascesa talmente repentina e luminosa da implodere in se stessa.
Allora cade il silenzio che spesso è meglio di tante chiacchiere fastidiose. Il silenzio, quasi a voler farsi dimenticare. Ma dimenticare è impossibile. Soprattutto quando hai rappresentano il sogno di tante persone. Uomini e donne. Soprattutto, quando il tuo mito è più grande di te.

La sua fragilità, il suo sguardo triste rimarranno sempre nel mito.

La sua era una femminilità non eccessiva, non volgare ma incredibilmente naturale. Ha saputo trasmettere cosa sia l'essere donna, l'estrema eleganza di un corpo dalla bellezza imbarazzante.
Voglio ricordare questo di lei, solo questo. Il fango non appartiene all'Arte e lei è stata chiaramente una delicata creatura, figlia dell'Arte.
Ciao Laura.

Tamara Marcelli


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