Gli scrittori della porta accanto

Preservativo sì o no? La responsabilità degli autori new adult

Preservativo sì o no? La responsabilità degli autori new adult

Professione scrittore Di Giuli Mastrantoni. Il dilemma (e la responsabilità) degli autori di romanzi erotici e rosa new adult: meglio preservare l'educazione sessuale o l’atmosfera romantica? Insomma, preservativo sì o no?

Sta scrivendo un romance e il suo dubbio è: «Che accidenti faccio con il preservativo? Glielo faccio mettere o no?». È un utente di uno dei gruppi Facebook di letteratura underground di cui faccio parte e ha chiesto aiuto a noi, suoi compagni di avventure letterarie.
Il dubbio sorge spontaneo: rovinare l’atmosfera romantica segnando un punto a favore dell’educazione sessuale, oppure pensare solo alla passione e ai sentimenti?
Quello che un romanzo fa, specialmente nel caso dei romance, è mettere a nudo il lettore. Quando si legge un libro, si lasciano cadere le difese, si permette alla sensibilità di prendere il sopravvento e si inscatola la realtà per dedicarsi al sogno. Nel caso del romance, poi, il sogno è assolutamente totalizzante e estraniante. Il suo impatto sulla mente del lettore, quindi, non va sottovalutato.
La definizione stessa di lettura implica il confronto autore-lettore. Ci si confronta con le parole e i fatti descritti da qualcun altro, ma questa visione della lettura, aperta e critica al tempo stesso, non è sempre realtà.

Il fatto che molti lettori di romanzi new adult siano adolescenti di sesso femminile non è da dimenticarsi. Il lettore non sempre applica “filtri” tra sé e ciò che legge. 

Ma analizziamo il “problema” nel concreto.
Nel caso delle famigerate Cinquanta sfumature, il rischio che la storia venga travisata e si tramuti in realtà per le lettrici giovani e particolarmente sensibili è tangibile: come può un’adolescente capire che Anastasia non sta assolutamente facendo qualcosa di “giusto”, né di “bello”, ma sta svilendo il suo corpo per un uomo chiaramente turbato?
Nel migliore dei casi, l’adolescente ha un ambiente familiare sereno, che le ha trasmesso un’idea di amore “sano” che prevarrà sull’influenza della lettura di scene di sesso malsano. Nel peggiore dei casi, l’adolescente solitaria, che sogna l’amore, che vorrebbe un uomo forte accanto, che non ha una famiglia affettuosa alla spalle, inizierà a identificare come “giusto” e come “amore” un rapporto simile a quello Steele-Grey. Quindi completamente sbilanciato.
È successo anche alla mia generazione, quella degli anni ’90, cresciuta a pane e cartoni della Disney. La Bella Addormentata, Cenerentola, Biancaneve & co., sono tutti cartoni che hanno influenzato il mio e il nostro modo di percepire l’amore. Siamo state portate a pensare a un amore intangibile e irreale come assolutamente concretizzabile nella realtà, possibilmente da un giorno all’altro. Siamo state abituate a vedere la delicatezza, l’innocenza e l’ingenuità come doti immancabili per poter essere una principessa. Siamo state invitate a pensare al “nostro” principe azzurro come all’uomo perfetto. Insomma, i nostri ideali sono già stati scombussolati e tarati male a sufficienza.
Ristabilire un certo ordine nel rapporto reale-ideale è importante.

La responsabilità degli autori new adult: laddove si può fare qualcosa, qualunque cosa, per educare al rispetto del proprio corpo, a una sessualità sana e al rapporto di coppia bilanciato, occorre farlo.

Perché magari faremo un gesto inutile, magari è banale e già scontato per chi ci sta davanti, ma magari no.
L’educazione sessuale nelle scuole, specialmente negli anni in cui ero studentessa, era estremamente carente. Adolescenti che conosco e che frequentano attualmente il liceo mi informano che le cose non sono molto cambiate. Inoltre, è estremamente raro che le famiglie abbiano il coraggio di affrontare “il discorso” in modo diretto e sensato con i propri figli.
Nella maggior parte dei casi, insomma, l’educazione sessuale deriva da YouPorn e simili, dall’esperienza (più o meno positiva) diretta, da film, da libri e da canzoni. Per questo è importante non sottovalutare l’impatto che una scena di sesso in un romance avrà sul lettore. Perché è probabile che sia il suo primo contatto con la sessualità o, comunque, uno dei pochissimi contatti che ha con questa sfera.

Insomma, preservativo sì o no? Sì. Sempre. Assolutamente. Immancabilmente.

Di esempi “negativi”, purtroppo, letteratura e cinema abbondano. Non parliamo poi della canzoni. Noi autori, con la nostra pagina di descrizione, con le nostre poche righe d’amore, con un gesto assolutamente minuscolo, possiamo fare la differenza. Facciamola, allora. Perché bisogna scegliere sempre di fare la differenza. E perché viviamo in un momento storico estremamente delicato in cui c’è bisogno di fare la differenza.

Giulia-Mastrantoni

Giulia Mastrantoni
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