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Ferdinand: la recensione

Ferdinand: la recensione - Cinema, cartoon

Cinema | Di Elena Genero Santoro. Ferdinand: da un soggetto del 1936 di Munro Leaf, messo al rogo da Hitler per il suo messaggio di non-violenza, torna il toro mansueto Ferdinando nel film d'animazione della Blue Sky.

Non posso nemmeno dire che non mi avessero avvertita. Quando ho portato i figli a vedere il film Ferdinand, tanto propagandato ed esaltato dalla critica, mi avevano già avvisata che non era propriamente una storia spensierata. Ci avevo creduto solo per metà.
Ma partiamo dall’inizio.
Il toro Ferdinando nasce nel 1936 dalla penna di Munro Leaf, che inventa questo personaggio come simbolo di pace pochi mesi prima della guerra civile in Spagna. “La storia del toro Ferdinando” narra di un giovane toro che preferisce annusare i fiori anziché combattere. La bestia feroce, in buona sostanza, è più umana e piena di sentimenti delle persone che la circondano. All’epoca il dittatore Franco proibì la diffusione del libro e Hitler lo mise al rogo, perché il messaggio che portava era molto potente.
Eppure il toro Ferdinando è sopravvissuto fino ai nostri giorni.
Nel 1938 è stato anche il soggetto di un cortometraggio prodotto da Walt Disney che ha vinto pure un Oscar.
Oggi l’idea è stata ripresa da Blue Sky che l’ha trasformata in una storia più complessa, ma tutto sommato fedele all’originale, per i contenuti di fondo e anche per qualche espediente narrativo (per esempio Ferdinand viene scambiato per una bestia feroce quando una vespa lo punge e lui, impazzito dal dolore, spacca tutto quello che ha attorno).


Ferdinand, la locandina - cartoon, recensione, cinema




Ferdinand

REGIA Carlos Saldanha
PRODUZIONE John Davis, Lisa Marie Stetler, Lori Forte, Bruce Anderson, Chris Wedge, Blue Sky Studios, 20th Century Fox Animation
DISTRIBUZIONE 20th Century Fox
SOGGETTO Munro Leaf
MUSICHE John Powell
ANNO 2017

DOPPIATORI ITALIANI
Fabrizio De Flaviis, Chiara Gioncardi, Paolo Vivio, Andrea Mete, Gianluca Crisafi, David Chevalier





Nel film, Ferdinand è un vitello che vive in Spagna in un allevamento, “La Casa del Toro”, ma, a differenza dei suoi coetanei più aggressivi e ambiziosi, ama annusare i fiori e vivere in modo pacifico. 

I tori dell’allevamento sono convinti che essere scelti per la corrida sia un onore e che il toro abbia concrete possibilità di vincere contro il torero. L’alternativa è il mattatoio, in cui finiscono i bovini senza gloria.
Quando il suo possente padre viene portato a combattere in una corrida, Ferdinand è perplesso. Il padre se ne va ottimista, strizzandogli un occhio. Mi ha ricordato Benigni in “La vita è bella”, nella sua scena finale nel campo di concentramento. Ma poi il padre di Ferdinand non torna e il vitellino capisce che è stato ucciso.
In preda al panico decide di fuggire, si infila in una cancello aperto e scappa, inseguito salta su un treno merci in corsa e alla fine viene trovato da una ragazzina, Nina, che lo adotta nella sua fattoria piena di fiori e di alberi che a lui piacciono tanto. Ferdinand trascorre dei mesi felici, saltellando nella natura e dormendo con la sua padroncina, ma nel frattempo cresce, e pur rimanendo una creatura dall’animo delicato, è grosso e nerboruto. Quando Nina e suo padre si rifiutano di portarlo alla fiera dei fiori, temendo che possa spaventare le persone con la sua stazza, lui disubbidisce e tenta di raggiungerli. Ma nel momento in cui una vespa lo punge sul sedere, lui, imbizzarrito, combina un disastro, rovina tutto e, scambiato per una bestia feroce, viene rispedito alla "Casa del Toro" dove un torero lo sceglie per la sua ultima corrida. La capra Lupe deve fargli da coach.

Inutile dire che il personaggio di Ferdinand è incantevole.

È dolcissimo, è la prova che la rinuncia alla violenza non è sintomo di debolezza, perché lui porta avanti con fermezza granitica la sua idea di non voler combattere mai.
Non mancano le scene divertenti, a partire da quella che viene mostrata nel trailer accattivante in cui lui, grosso e sgraziato, entra per errore in una cristalleria e deve attraversarla per uscire. E che dire della gara di ballo tra i tori dell’allevamento e tre cavalli odiosi e superbi dall’accento tedesco? Esilarante.
Ma le scene in cui si ride di gusto non sono molte. Sul sottofondo c’è sempre il mattatoio, che in una sequenza viene anche mostrato al suo interno, mentre Ferdinand salva un amico che sta per finire stritolato dai macchinari del macello. E poi la vita dura dei tori, destinati solo a morire, in un modo o nell’altro, sempre per mano dell’uomo, senza un barlume di speranza nella loro vita. Infine la denuncia contro la prassi ancora in vigore delle corride in Spagna. È vero che alla fine nessuno si fa male (a parte il padre di Ferdinand all’inizio del film) e il racconto finisce a tarallucci e vino, ma di certo non si tratta di una pellicola “leggera” destinata allo svago natalizio.

Tutta questa crudezza, questa prospettiva di morte, manca nel libro originale e nel corto della Disney, che si limitano invece a ridicolizzare il torero e a restituire Ferdinando alla sua vita felice e bucolica. 

D’altronde nelle pellicole odierne la grafica permette una resa iper-realistica di tutta l’ambientazione, dalla città di Madrid, ai macchinari del mattatoio, che ottant’anni fa non c’era. E questa smania di realismo, questa precisione fino all’ultimo dettaglio, è percolata anche nella trama, abbrutendo il messaggio originale e togliendo quell’ironia sottile che era un punto di forza.
Pertanto il movie di Blue Sky è una bella storia di amicizia e di non violenza che promuove la cooperazione e la solidarietà - vedrete i tori salvarsi tutti a vicenda e Ferdinando usare la sua imponenza per difendersi -, ma il contesto di fondo rende necessaria una preparazione preliminare per i ragazzini che vi si accostano.



Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.

About Elena Genero Santoro

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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