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Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, di Chiara Moscardelli: incipit

Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli, di Chiara Moscardelli: incipit

Incipit #165 «Signorina Papavero, lei non collabora.»


Teresa Papavero e la maledizione
di Strangolagalli

di Chiara Moscardelli
Chick-lit | Giallo
Giunti
cartaceo 12,66€



La stanza degli interrogatori della piccola caserma dei carabinieri di Strangolagalli era caldissima e il ventilatore nell’angolo sembrava non funzionare, per quanto il maresciallo Nicola Lamonica provasse a rianimarlo con malcelata ostinazione.
Secondo Teresa Papavero, però, quella non poteva certo definirsi una stanza degli interrogatori. Sembrava piuttosto il soggiorno della signora Marisa, la governante che si era presa cura di lei quando era piccola. Il centrino sotto il ventilatore ne era la prova.
«Non dica così…» rispose Teresa, sventolandosi il viso con il bordo della gonna nera e mostrando al povero maresciallo il tulle sottostante. E non solo quello. «La verità è che fa troppo caldo qui dentro. Ha controllato che la spina sia attaccata? E il pulsante?»
Nicola Lamonica la guardò sgomento.
Con chi credeva di avere a che fare? Con un imbecille? Il fatto che fosse finito a lavorare in un posto come quello, un borgo di poco più di duemila anime in provincia di Frosinone, non significava nulla. Quando ancora prestava servizio a Napoli era considerato da tutti un uomo dall’intelletto fine e dal grande intuito. Ovvio, quindi, che la spina fosse attaccata.
«Si concentri, la prego» proseguì spazientito. «Ha capito o no che si trova in guai seri?»
«Ma perché? Non l’ho mica ammazzato io!»
«Se lo dice lei…»
«Certo che lo dico io!»
Quella donna lo stava facendo diventare matto e, come se non bastasse, era ora di cena. Un familiare languorino aveva cominciato a farsi strada nello stomaco del maresciallo. Doveva cambiare approccio o non sarebbe riuscito a tornare a casa neanche per colazione. Sapeva bene chi era quella Teresa Papavero: conoscere vita, morte e miracoli della gente era il suo mestiere. Appena trasferito, neanche un anno prima, si era fatto dare i nomi di tutti gli abitanti di Strangolagalli e aveva condotto delle indagini personali su ognuno di loro. Gli piaceva avere la situazione sotto controllo. Quella ormai era la sua città, e lui il tutore della legge. Anche se chiamarla città non era appropriato. Borgo, borghetto, cittadina? Comunque sia, lui la Papavero l’aveva inquadrata subito: figlia di un uomo importante, il Professore, come lo chiamavano tutti in paese, viziata e senza un lavoro stabile né una professione. Insomma, una che aveva avuto la fortuna di nascere dalla parte giusta e con un padre sempre pronto a soccorrerla. Questa volta, però, il Professore non avrebbe potuto fare nulla per lei. La situazione era seria.
Si sistemò la giacca della divisa e proseguì, giocandosi la sua carta migliore: la finta comprensione.
«Per lei deve essere stato uno shock trovarsi lì in quel momento» riprese con voce pacata.
Teresa annuì con enfasi.
«Se però riuscisse a raccontare per bene i fatti, le circostanze che l’hanno condotta a casa della vittima, mi sarebbe più facile aiutarla. Da quanto tempo vi conoscevate? Avevate una relazione? Era un suo amico?»
«E va bene, glielo dico! Però deve promettermi che rimarrà tra noi. Sa come funziona qua in paese, la gente chiacchiera…»
«Ma certo! Ci mancherebbe. Sono un uomo di legge io!»
«Speriamo» disse Teresa, senza celare un certo scetticismo al riguardo. Ma prima che il maresciallo potesse replicare, continuò: «Ci eravamo conosciuti su Tinder».
«Prego?»

«Tinder, ha presente?»
«Temo di no.»

«È ’n’applicazione, marescia’» li interruppe il giovane appuntato romano che fino a quel momento non aveva mai smesso di digitare al computer. Si chiamava Romoletto, Teresa lo conosceva bene perché ronzava attorno a Chantal, la sua estetista. Come d’altra parte facevano tutti gli uomini di Strangolagalli. E tutti senza speranza.
«Un’applicazione?»
«Sì, de’ quelle pe’ gli incontri, ’ste robbe qui, ha presente?»
«Che incontri? Chi si deve incontrare con chi?»
Il ragazzo si alzò e si diresse verso Lamonica: «Ecco, vede?».
E gli mostrò il suo cellulare. «È facile. Scorre qui, ce so’ tutte ’ste foto de’ ragazze: se una je piace, cor dito se butta a destra, se nun je piace, se butta a sinistra. Oppure c’è er còre, o la icse.»
Teresa lo guardò con comprensione.
«Se ve piacete» continuò l’appuntato «potete chiacchiera’, usci’ ’nsieme. Ecco, per esempio, la vede ’sta bella ragazzetta? Je sto a batte’ i pezzi da giorni. Mo’ s’è decisa a prende ’n aperitivo ma…»
«Va bene, va bene, ho capito.» Il maresciallo, innervosito, spinse via il cellulare che l’appuntato gli teneva forzatamente sotto il naso. In verità non aveva capito niente, ma non voleva darlo a vedere.
«Quindi» disse rivolto a Teresa «ricapitolando, questo Tinder serve a… a…»
«Conoscere uomini» lo aiutò Teresa.
«A rimorchia’» aggiunse Romoletto.
«Va bene, come preferite. Comunque, a incontrare persone dell’altro sesso.»
«Si può dire anche abbordare, adescare…»
«Basta!» Il maresciallo stava perdendo la testa. «Sto cercando di capire perché ha utilizzato questo Tinder invece di andare al bar, in piazza, al municipio! Insomma, dove si va generalmente a… a rimorchiare, ecco.»
«A Strangolagalli?»
«Perché no?»
«Guardi, mi manca solo il Centro sociale anziani, poi credo di avere perlustrato tutto il paese. E sa una cosa? Niente di niente.»
Il maresciallo si incupì, come se la mancanza di uomini nella sua città fosse un problema di sicurezza nazionale. «Be’, però» concluse, non trovando al momento una soluzione, «il Centro sociale anziani è un posto molto accogliente, se posso dire la mia.»

L’interrogatorio non stava dando i risultati sperati.

Era stato il primo ad arrivare sulla scena subito dopo che la Papavero aveva chiamato il 118. Volevano mandare qualcuno da Frosinone, ma lui si era imposto. Che diamine! Che cosa ci stava a fare lì? Era perfettamente in grado di gestire da solo la faccenda.
Non appena arrivato, d’altronde, aveva capito subito che non c’era più nessuno da soccorrere. L’uomo era sul marciapiede, morto stecchito dopo un volo di quattro piani. L’abitazione si trovava a un passo dalla caserma, appena fuori dal centro storico di Strangolagalli, e questo aveva reso le cose più semplici.
La tempestività era una cosa importante. Aveva chiamato immediatamente l’amico Peppino Tarantola, il medico del paese, che nonostante fosse nel pieno di una partita a scopone, aveva mollato tutto e si era precipitato sul posto. A complicare la faccenda, invece, e fin da subito, era stato l’atteggiamento della donna. Non riusciva a capire se fosse completamente scema o semplicemente pazza. In più era martedì, un caldissimo martedì di giugno, e il martedì sua moglie cucinava il pesce, cosa che lo faceva crogiolare fin dalle prime ore del mattino nell’attesa di rientrare a casa in tempo per la cena.
«Spero che lei non mi giudichi per questo.»
«Prego?» Lamonica dovette fare uno sforzo enorme per distogliere l’attenzione dalle triglie e dai polipetti che sentiva già in bocca.
«Dicevo… spero non penserà che io sia una che esce tutte le sere con un uomo incontrato su Tinder.»
«Nooo, e perché dovrei?» Il maresciallo avrebbe voluto pronunciare quella frase nel modo più naturale possibile, invece gli scappò un acuto che non gli sarebbe venuto fuori neanche con un boa di struzzo rosa attorno al collo e una camicia a fiori.
«Era una persona per bene, timido. Si trovava qui in vacanza e lei sa che cosa vuol dire arrivare in questo posto senza conoscere nessuno.»
Il maresciallo annuì, suo malgrado.
«E poi, diciamoci la verità, si trattava quasi di un miracolo!»
«In che senso?»
La Papavero si sistemò meglio sulla sedia e cominciò: «Se si esclude il Centro sociale anziani, ben inteso…».
«Diamolo per appurato» rispose comprensivo Lamonica.
«Primo» proseguì Teresa, alzando il pollice, «era un uomo.»
Il maresciallo dovette convenirne con lei e annuì.
«Secondo: era single.»
«Questo non possiamo saperlo.»
«Sottigliezze. Terzo: si trovava a Strangolagalli! Se non lo chiama miracolo questo!»
Lamonica tacque cercando di riordinare le idee mentre la Papavero prendeva un fazzoletto dalla borsa e cominciava a tamponarsi il viso.
«Proprio non si respira qui dentro. Mi sto sentendo male.»
«Marescia’» intervenne Romoletto che era rimasto in piedi accanto al ventilatore.
«Che succede?»
«La spina! Era staccata, marescia’. Ecco, mo’ è partito.»


Quarta di copertina
"Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli" di Chiara Moscardelli, Giunti, 2018.

Superati i quaranta un uomo diventa interessante, una donna zitella. Ma Teresa Papavero non se ne cruccia, ha ben altre preoccupazioni.
Dopo avere perso l'ennesimo lavoro in circostanze a dir poco surreali decide di tornare a Strangolagalli, borghetto a sud di Roma nonché suo paese nativo, l'unico posto dove ricominciare in tranquillità. E invece la tanto attesa serata romantica con Paolo, conosciuto su Tinder, finisce nel peggiore dei modi: mentre Teresa è in bagno, il ragazzo si butta dal terrazzo.
Suicidio? O piuttosto, omicidio? Il maresciallo Nicola Lamonica, il primo ad accorrere sul luogo, è abbastanza confuso al riguardo. Non lo è invece Teresa che, dotata di un intuito fuori del comune, capisce alla prima occhiata che qualcosa non va. Il fatto è che non le crede nessuno. Tantomeno Leonardo Serra, l'affascinante quanto arrogante poliziotto arrivato per indagare sulla morte del giovane.
A peggiorare la situazione la misteriosa scomparsa di Monica Tonelli, una delle ospiti del B&B che Teresa ha aperto nella casa paterna con la complicità di Gigia, la sua amica del cuore. Tutto il paese è in subbuglio perché la sparizione della donna viene addirittura annunciata nel famoso programma ''Dove sei?'' e a indagare sulla Tonelli arriva proprio l'inviato di punta, Corrado Zanni.
Per Teresa davvero un periodo impegnativo, coinvolta in indagini dai risvolti inaspettati e perseguitata dalle ombre del passato: la scomparsa della madre e il burrascoso rapporto col padre, il noto psichiatra Giovan Battista Papavero.
E così, tra affascinanti detective, carabinieri di paese, reporter d'assalto e misteriosi sconosciuti, Teresa si trova risucchiata in una girandola di intrighi, in un susseguirsi di imprevedibili colpi di scena. Tanto a Strangolagalli non succede mai niente!

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

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