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Colore e magia: Chagall in mostra ad Asti

Colore e magia: Chagall in mostra ad Asti

Arte Di Elena Genero Santoro. Colore e magia: Chagall in mostra al Palazzo Mazzetti di Asti fino al 3 febbraio 2019: una realtà magica, onirica, spesso felice.

Sono passati più di vent’anni da quando visitai una mostra interamente dedicata a Chagall. Correva l’anno 1997 e la mostra, ricca di più di cento opere, era stata allestita alla Galleria d’Arte Moderna (GAM) di Torino.
In questi giorni, e fino al 3 febbraio 2019, ad Asti è aperta una nuova mostra su Chagall, “Colore e magia” e naturalmente non me la potevo perdere.
Inizio subito col dire che, se pure il numero di opere esposte è circa analogo, la mostra attuale purtroppo non regge il paragone con la prima, per scelta delle opere e vastità di temi trattati.
Marc Chagall, è nato nel 1887 ed è morto 98 anni dopo a Saint Paul de Vence, luogo che a me e alla mia famiglia è ben noto e molto caro. Chagall ha avuto una produzione vastissima, che non si può ricondurre a un unico genere. 

Nella mostra di Asti vengono mostrati alcuni dei filoni narrativi di Chagall.

La prima sezione presenta un numero elevatissimo di litografie, illustrazioni di antiche favole dal finale cruento, lupi che mangiano agnelli, uomini che affettano serpenti, asini che scalciano. Sono disegni di piccola dimensione, tutti in bianco e nero (nonostante il titolo della mostra alluda al colore), di difficile fruizione. Superata questa prima sala, le opere successive sono quadri veri e propri, opere uniche.
Una seconda sezione è dedicata alle illustrazioni della Bibbia. Chagall era un ebreo, legato a una corrente meno incentrata sull’ortodossia e sull’applicazione acritica dei dogmi e più rivolta alla misericordia verso gli altri esseri umani. La Bibbia era per lui fonte di grandissima ispirazione e infatti ad Asti erano presenti, tra gli altri, la sacra famiglia, Davide e Golia, Davide e Saul.
La prima meditazione scaturita dalla mia visita è proprio questa: la lettura (delle favole, della Bibbia, ma anche di qualunque altra cosa) può ispirare altra arte. Leggere, per noi che ci dilettiamo con le parole, porta a scrivere ancora di più, dona idee, spunti di riflessione e ispirazioni per nuove storie. Ma quanto sarebbe bello che mia figlia, che disegna tanto bene, dopo aver letto un libro, tentasse di rappresentarlo dando sfogo alla sua fantasia grafica? La lettura ha questo di bello: qualunque descrizione, per quanto esaustiva, lascerà al lettore sempre un margine di immaginazione individuale. E forse - ho cercato di fare capire a mia figlia -, i libri senza illustrazioni non sono flagelli del cielo ma proprio ciò che ci rende più liberi di vivere la lettura in modo intimo, personale, esclusivo. Accade anche il contrario, che dei quadri abbiano ispirato interi romanzi come “La ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer, sul quale Tracy Chevalier ha inventato una storia di fantasia, da cui è stato tratto un fil con Scarlett Johansson e Colin Firth. Comunque, l’arte permette di creare altra arte.
Torniamo alla mostra. 

Le ultime opere, uniche, erano oli su tela che rappresentavano l’amore, il matrimonio, fatti a modo suo: filtrati dal sogno. 

Meravigliose. Peccato che fossero in numero così esiguo.
Chagall era legatissimo a sua moglie e ha rappresentato un sacco di coppie innamorate, molte delle quali fluttuanti nel cielo o colorate con colori improbabili.
Ed è proprio con un pittore come Chagall che si tocca con mano il nuovo approccio alla pittura di fine Ottocento rispetto alle epoche precedenti. Per molti secoli l’abilità nella pittura è stata considerata proporzionale alla capacità di rappresentare la realtà oggettiva. Un bel ritratto, una buona prospettiva. Certo, c’era il simbolismo, già nell’iconografia religiosa del 1200. In letteratura si direbbe che il punto di vista del pittore fosse esterno. Poi, dalla fine dell’Ottocento, il punto di vista del pittore ha iniziato a filtrare la realtà. Dall’Impressionismo in poi, l’Espressionismo, fino ai surrealisti di ogni corrente, il sentimento del pittore ha preso sempre più consistenza, il punto di vista è diventato interno

Chagall racconta una realtà magica, onirica, spesso felice. 

Gli innamorati che fluttuano leggeri nel cielo, al di sopra di tutto e tutti, sono il simbolo di un sentimento che supera ogni cosa.
La seconda riflessione di oggi è che questi concetti, a livello didattico, li conoscevo già vent’anni fa. Eppure mi ci sono voluti vent’anni e il tentativo di molti canovacci per comprenderli davvero. Per anni ho creduto fermamente che il mondo onirico fosse solo illusione e che per realizzare i sogni fosse necessario svegliarsi. Il che è vero, ma non è tutto.
Un autore, un creativo di qualsiasi arte, vive su due livelli: il mondo esterno e il mondo interiore. Se arriva a confonderli, si può parlare di follia. Se invece esplora il mondo interiore con coscienza e magari lo porge all’esterno, il mondo interiore è sicuramente salvifico. È una bolla nella quale l’autore si rifugia, è un universo parallelo da cui si può attingere forza. È sogno e attraverso il sogno può sperare e trovare se stesso, e correggere la realtà.
Quindi oggi, dopo vent’anni, mi sono immedesimata nel mondo interiore di Marc Chagall. Di fronte a una slitta che volava nel cielo su un paesaggio innevato, ho scoperto la poesia. Di fronte a due sposi verdi e blu in un circo improbabile, ho trovato magia.
Post Scriptum: una volta che avete visto la mostra, vi consiglio una visita, gratuita, ai due piani superiori del Palazzo Mazzetti, il primo, il piano nobile, barocco, con gli arredi storici, e il secondo, che è adibito a interessante pinacoteca. It is worth it.
Per info, orari e biglietti >> www.astichagall.it

About Elena Genero Santoro

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