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Menocchio, un film di Alberto Fasulo: la recensione

Menocchio, un film di Alberto Fasulo: la recensione

Cinema Recensione di Angelo Gavagnin. Menocchio, del regista Alberto Fasulo, un film rivoluzionario, unico e coraggioso: la storia di un mugnaio accusato di eresia, girata senza sceneggiatura, per imprimere sulla pellicola l’emozione reale dei protagonisti.

Il regista Alberto Fasulo, prende spunto dal libro Il formaggio e i vermi, saggio dello storico Carlo Ginzburg uscito nel 1976, e gira questo film per raccontare la storia di uno sconosciuto: Domenico Scandella, detto Menocchio. È una storia che si svolge alla fine del Cinquecento, periodo in cui era facile essere accusati di eresia, il periodo più buio e atroce della chiesa. Bastava niente per finire sul rogo e Menocchio, mugnaio del suo paesino sperduto nelle campagne del Friuli, persona acculturata benché semianalfabeta, ebbe l’ardire di mettere in dubbio alcune “verità” della chiesa tra cui la verginità della Madonna, che non poteva aver procreato senza peccare.

Era un visionario, Menocchio, e pensava che Dio non potesse essere relegato a una figura com’era dipinta dai preti, opprimente e vendicativo

Riteneva fosse un “concetto”: vedeva Dio nella natura, lo sentiva parlare nel vento e diceva alla gente del paese di andare a confessarsi da un albero anziché andare dal prete.
Si intuisce che le idee le abbia assimilate da alcuni libri che teneva gelosamente in casa e dai quali il mugnaio riusciva a elaborare un suo pensiero autonomo: dubitava, e per la chiesa non c’è di peggio.
Naturalmente, giunse fino ai preti la voce che in paese esisteva questo “rivoluzionario”. Arrivarono così gli inquisitori che lo processarono (si fa per dire): in realtà subì tremende torture che, insieme alla paura di mettere in pericolo moglie e figli, lo convinsero ad abiurare pubblicamente davanti a tutti gli abitanti del paese.

Menocchio

Menocchio

REGIA Alberto Fasulo
DISTRIBUZIONE Nefertiti Film
ANNO 2018
FOTOGRAFIA Alberto Fasulo
MUSICA Paolo Forte

CAST: Marcello Martini interprete principale nel ruolo di Domenico Scandella, detto Menocchio.

La particolarità di Menocchio non sta però nella storia, per quanto intensa, ma su come il regista Alberto Fasulo l’ha realizzato. 

Ho avuto il piacere di incontrare il protagonista Marcello Martini dopo la proiezione del film: non un attore ma una persona del popolo, schietta e dolcemente rude. Ci ha raccontato che nessuno aveva letto il libro dal quale è stato tratto il film: il regista non ha mai fornito gli attori alcuna sceneggiatura, nessuno aveva un testo con i dialoghi ma gli “attori” dovevano solo essere loro stessi, spontanei. Li ha scelti tra la gente del popolo, li ha messi insieme a vivere e conoscersi.
I dialoghi sono scaturiti da vere discussioni, li metteva dentro una stanza e diceva loro: adesso discutete sulla verginità della madonna, e da ciò che mi ha raccontato Menocchio, Marcello Martini, davvero la discussione si infiammava, ognuno diceva la sua e questo era ciò che veniva girato e poi montato per il film.
È metodo di lavoro rivoluzionario, è un esperimento unico e coraggiosissimo del regista Alberto Fasulo che in questo modo ha impresso nella pellicola tutta l’emozione “reale” dei protagonisti.

Il film finisce con l’abiura, poi dai titoli di coda scopriamo che Menocchio sarà condannato al carcere a vita, sottoposto a un secondo processo alcuni anni dopo e questa volta condannato a morte. 

Al di là della fine tragica e purtroppo prevedibile che il regista Alberto Fasulo decide di non girare, quello che a lui interessa è seguire Menocchio con la sua macchina a mano, per tutto il film quasi a sfiorargli il volto facendoci vedere la sofferenza, le rughe, la povertà e anche l’orgoglio di un uomo che, contro il terroristico, enorme potere della chiesa, decide di avere una mente che ragiona.
Nel principio questo mondo era niente et dall’acqua del mare fu batuto come una spiuma et si coagulò come un formaggio, dal quale nacque gran moltitudine di vermi, et questi vermi diventorno angeli, delli quali il più potente et sapiente fu Iddio .
- Domenico Scandella, detto Menocchio



Angelo Gavagnin - Gli scrittori della porta accanto

Angelo Gavagnin
Ho lavorato al Porto di Venezia, un lavoro che mi lasciava periodi di libertà che ho usato per viaggiare in Thailandia, Malesia, Sri Lanca, ma anche Cuba e Santo Domingo. Sono stato varie volte in India. Ho conosciuto il Maestro Indiano Osho e ho assistito alla sua cremazione tra canti e balli. Sono diventato papà all'età nella quale di solito si diventa nonni e così sono finiti i viaggi e mi è venuta voglia di scrivere.
Non sono nato e mi sento molto bene, IlMioLibro.
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