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Recensione: Cracking, di Gianfranco Bettin

Recensione: Cracking, di Gianfranco Bettin

Libri Recensione di Davide Dotto. Cracking di Gianfranco Bettin (Mondadori). Una lunga fotografia spazio-temporale che tira le somme di una Venezia malinconica e del suo cuore industriale, con le sue feroci contraddizioni.

Idrogeno e ossigeno, certo. Ma, ci avete mai pensato? L’idrogeno è un gas esplosivo. E anche all’ossigeno gli scoppi e gli incendi piacciono un sacco. Eppure, legati insieme, due atomi di idrogeno e uno di ossigeno producono l’acqua, la cosa più buona e vitale che c’è.
È la chimica, ragazzi: spacchi il sale e ne ottieni due elementi aggressivi, pericolosi. Ne unisci due violenti, selvaggi, e ci ricavi l’acqua – la vita.
Gianfranco Bettin, Cracking
Protagonista assoluto in Cracking di Gianfranco Betti è il Petrolchimico di Porto Marghera, ciò che ha rappresentato e finito di rappresentare.
È in primo luogo lo stabilimento in cui, fiduciose dell'avvenire, intere generazioni si sono impiegate e hanno messo su famiglia.
Celeste Vanni ne varca la soglia a poco più di vent'anni, ritenendolo diverso da quello che gli ha sottratto il padre:
Da bambino avevo visto mio padre morire di silicosi, contratta lavorando nei forni del carbon coke. Avevo giurato che in un posto del genere non sarei mai entrato. Il petrolchimico, però, era diverso. Era moderno. A uccidere mio padre era stato il vecchio inferno industriale, pensavo.
Gianfranco Bettin, Cracking

Celeste Vanni, ormai in pensione, è sopravvissuto alla propria compagna, al proprio passato, alla fabbrica e a se stesso.

Il futuro si è compiuto, ma non è quello sognato.
È stato testimone delle grandi ristrutturazioni, dell’avventurismo finanziario, tra voragini economiche e veleni respirati, riversati nell’aria o in laguna; ha militato nell’attività sindacale.
La storia di Celeste Vanni – e di quelli come lui – è inscindibile con Porto Marghera, la città con Mestre e Venezia intorno, e dentro il “vizio d’origine”: quello di «un impianto da tenere d’occhio e di cui avere paura».
Per avere uno sguardo d’insieme occorre trovare il punto adatto per osservare ogni cosa, o inerpicarsi su una ciminiera e raggiungerne la cima:
Adesso la ciminiera è spenta, ma in passato, quando invece dei soliti fumi e vapori bruciava e sfiatava etilene e propilene, un’immensa vampa viola e scarlatta colorava la notte.
Gianfranco Bettin, Cracking

Celeste Vanni ha già scalato pareti a strapiombo, dove «è anche rimasto a dormire, chiuso in un sacco a pelo, appeso alla roccia nel vuoto.»
È importante che gli altri lo vedano, pur se dietro il filtro di influencer e social media, ma è rilevante soprattutto quello che lui scorge da quelle altezze: le luci di Venezia che tremolano all'orizzonte e il profilo di città sonnolenti; le ombre a passeggio rischiarate da display di smartphone.

Emerge un ritratto inedito della laguna, una Venezia malinconica che si confonde nei ricordi, e quella del Petrolchimico con le sue feroci contraddizioni.

Non è un romanzo per tutti, né tanto meno per nostalgici. È piuttosto una lunga fotografia spazio-temporale che tira le somme di un’epoca piena di nervi scoperti. Il racconto sconfina tra un qui e un allora, tra un presente che guarda al passato senza distaccarsi  dal futuro. Un po’ per le memorie che gli si vogliono (e si devono) consegnare, un po’ per non rassegnarsi alla solitudine.

Cracking

di Gianfranco Bettin
Mondadori
Narrativa
ISBN 978-8804712374
Cartaceo 14,45€
Ebook 9,99€

Sinossi

Celeste Vanni ha lavorato per una vita, quasi una vita, al Petrolchimico di Porto Marghera, e lì nello spettacolare scenario di una delle più grandi industrie del mondo, produttrice di ricchezza e di morte, tra rovine spettrali e reparti in metamorfosi, tra i quali il cracking in cui si spaccano le molecole, solo e isolato continua a vivere, a contare i morti, a raccontare storie di lotta e malavita, e a lasciarsi visitare da infiammati pensieri di giustizia. Gli è accanto, quasi figura di nebbia, la moglie Rosi, che, attraverso il filtro del tempo, gli appare indomita e dolcissima, a rammentare, senza nostalgia, quando esisteva una forte classe operaia, esistevano parole d'ordine fiere e condivise, ed esisteva anche il monte Civetta a promettere il conforto di fughe in altezza. E anche ora, mentre la fabbrica giace, smoke on the water , davanti alla laguna, Celeste pensa a un gesto che ha a che fare con l'altezza. Lui e la ciminiera incisa come un allarme nel cielo della notte: si arma di zaino, di corde, e sale, sale, sale, fin dove si può vedere in lontananza la cima pallida e rocciosa. Che cosa ha in mente? Che cosa ha da opporre al silenzio, alla rassegnazione, al vuoto? Cosa può fare un uomo solo? Mentre l'alba si avvicina, lungo la parabola della notte, torna la vita vissuta, tornano le promesse fatte, e, tornito nel buio, prende forma un gesto di rivolta, perché là sotto, da Venezia all'Europa, nella distesa del tempo bisogna decidere: se la Storia è davvero finita o è appena cominciata.

Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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