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Recensione: Il giardino dei Finzi-Contini, di Giorgio Bassani

Recensione: Il giardino dei Finzi-Contini, di Giorgio Bassani

Libri Recensione di Davide Dotto. Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani (Feltrinelli). La storia di una famiglia al tempo fascismo, mentre le contraddizioni del regime si fanno via via più evidenti.

Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani è la storia dei “nuovi ricchi”, della “classe media” assente all’epoca in cui è ambientato Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Essa si fa strada lentamente, divenendo protagonista, nei primi del Novecento, di romanzi memorabili.

Tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, con il consolidarsi del regime fascista, la situazione si fa delicata. Poco alla volta i personaggi si scontrano con contraddizioni via via più evidenti.

I Finzi-Contini non possono ribellarsi a loro stessi. Non sono individui ma membri di un gruppo (classe media) o di un popolo (ebreo). Non c’è una dimensione “altra”, diversa. Essere espulsi da quello che hanno a causa di quello che sono è insostenibile. Tanto quanto il trovarsi l’ufficiale giudiziario in casa durante un pignoramento (succede, con le debite proporzioni, ne Gli indifferenti di Moravia).
Cercano – nonostante siano toccati dagli eventi – di tirare avanti. Strenuo e disperato è lo sforzo di scrollarsi di dosso uno scomodo presente. Di fronte a esso non si sa che fare. Da qui la difficoltà di “arrestare l’inarrestabile” o evitare l’inevitabile. Non mancano invettive contro Giolitti o Benedetto Croce, correi di un certo stato di cose. Sul punto è opportuno considerare il saggio di Gaetano Salvemini, Le origini del fascismo in Italia (Feltrinelli).

Arriviamo, nel racconto, al 1938, l'anno delle leggi razziali.

Ciascuno con le unghie e coi denti custodisce e trattiene la propria normalità, si aggrappa al poco che rimane, fino a distaccarsi dal resto. Così avviene in Frédéric Moreau (protagonista di L'Educazione sentimentale di Flaubert), le cui vicissitudini lo  estraniano dalle barricate di Parigi del 1848. Flaubert non è citato a sproposito, il padre del narratore ne riprende un tema di fondo. Anzi, Il giardino dei Finzi-Contini è una sorta di “educazione sentimentale”: quando si è giovani si può reagire alle circostanze avverse; dopo si diradano le energie per rimediare, ricominciare da zero.

Con la deportazione, nessuno dei Finzi-Contini avrà modo di maturare, di sorprendersi vecchio, guardarsi indietro e dire:  quello vissuto è stato il tempo migliore.

A conti fatti, è terribile la condizione del popolo ebraico, da sempre. È un problema essere praticanti, o non esserlo (non lo era Kafka, né Irene Nemirovsky, autrice di Suite francese).
C'è quindi chi non si rassegna (ma vive senza scopo); chi "spera di morire prima che i tempi peggiorino"; chi non piange, ma “sorride di disappunto”; chi dissipa il dissipabile, al fine di non consegnare nulla a chi verrà a incassare o a prendere.
Da ricordare, infine, il film di Vittorio De Sica del 1970, del quale Bassani non era soddisfatto, dove viene raccontato – ma non mostrato – ciò che nel romanzo è mostrato – ma non raccontato.
Nel libro sappiamo che vi sono state le deportazioni. A dirlo è il cimitero ebraico, la tomba monumentale dei Finzi-Contini, dove solo uno della famiglia (il più fortunato?) è sepolto.
Da qui l’idea forte che molto è andato perduto, non solo dimenticato.

Il giardino dei Finzi-Contini

Il giardino dei Finzi-Contini

di Giorgio Bassani
Feltrinelli
Romanzo storico
ISBN 978-8807881084
Cartaceo 9,02€
Ebook 6,99€

Sinossi 

Pochi romanzi italiani del Novecento sono entrati così profondamente nel cuore dei lettori come "Il giardino dei Finzi-Contini", un libro che è riuscito a unire emozioni private e storia pubblica, convogliandole verso un assoluto coinvolgimento narrativo. Un narratore senza nome ci guida fra i suoi ricordi d'infanzia, nei suoi primi incontri con i figli dei Finzi-Contini, Alberto e Micòl, suoi coetanei resi irraggiungibili da un profondo divario sociale. Ma le leggi razziali, che calano sull'Italia come un nubifragio improvviso, avvicinano i tre giovani rendendo i loro incontri, col crescere dell'età, sempre più frequenti. Teatro di questi incontri, spesso e volentieri, è il vasto, magnifico giardino di casa Finzi-Contini, un luogo che si imbeve di sogni, attese e delusioni. Il protagonista, giorno dopo giorno, si trova sempre più coinvolto in un sentimento di tenero, contrastato amore per Micòl. Ma ormai la storia sta precipitando e un destino infausto sembra aprirsi come un baratro sotto i piedi della famiglia Finzi-Contini.
Davide-Dotto

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