Gli scrittori della porta accanto

The week: focus sugli eventi tra il 13 e il 19 giugno

The week: focus sugli eventi tra il 13 e il 19 giugno

The week Di Argyros Singh. Cosa è successo nel mondo tra il 13 e il 19 giugno? Politica interna: femminicidi, infanticidi, morti sul lavoro, molestie e aggressioni di massa, suicidi e il dibattito sull'eutanasia.

Questa settimana mi concentrerò quasi unicamente sulla situazione italiana, scrivendo di alcuni problemi sociali, di politica interna ed estera. Nel contesto di quest’ultima, avrò modo di scrivere anche della situazione internazionale.
Gli argomenti da affrontare sono molti, alcuni affini, altri diversi tra loro. Vediamoli per punti.


  1. Negli ultimi mesi, sembrano essere aumentate le notizie di cronaca legate alla violenza.

    Omicidi, tra cui femminicidi e infanticidi, suicidi, morti sul lavoro, molestie e aggressioni di massa. Ciò che bisogna comprendere è se si tratti di un fenomeno in effettiva crescita o se siano i media a darne maggiore risalto.

    Secondo un rapporto Eures (Ricerche economiche e sociali), citato dall’AGI, dal 2010, in Italia, sono stati uccisi 268 figli.

    Oltre la metà di loro aveva meno di dodici anni: le vittime maschili sono maggiori e il padre è l’assassino nel 64,2% dei casi, con un capovolgimento nella fascia 0-5, con più madri assassine. Spesso all’infanticidio segue il suicidio del killer o la strage dell’intera famiglia.
    Circa la metà degli omicidi delle madri è connesso a un disturbo psicologico, per esempio una depressione nata nei primi mesi di vita del bambino, nel caso dei padri si tratta di oltre un terzo dei casi, altri moventi sono dovuti alla concezione del possesso del figlio, oppure a litigi o interessi di soldi. Le vittime si concentrano al Nord (45,1%), con in testa la Lombardia; segue il Sud (34,3%), soprattutto in Sicilia; poi il Centro (20,5%), con il Lazio.
    Negli ultimi vent’anni gli infanticidi sono stati poco meno di cinquecento, con una media di un omicidio ogni circa due settimane.

    In generale, gli omicidi volontari, solo negli ultimi sei mesi del 2022, sono stati 123, secondo l’ultimo report del Servizio analisi criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza, che si può trovare sul sito del Ministero dell’Interno.

    Tra questi 123 omicidi, 50 vittime sono donne: quasi tutti crimini consumati in àmbito familiare, 26 per mano dei partner o ex partner. Rispetto allo stesso periodo nello scorso anno, il report segnala comunque un decremento del 5% degli omicidi volontari (da 130 a 123) e un decremento del 7% degli assassinii di donne (da 54 a 50).
    Il fatto che ci sia stata una leggera diminuzione non deve però far credere che il problema sia in via di risoluzione. Per varie ragioni. Innanzitutto, solo per citare uno dei dati del report, il numero di omicidi commessi da partner (o ex) con vittime di sesso femminile ha subìto minime variazioni negli ultimi anni, con anzi un aumento nel 2021 rispetto ai due anni precedenti. Solo negli ultimi sei mesi, stiamo comunque parlando di un femminicidio ogni circa quattro giorni. Una piaga sociale. Infine, benché il femminicidio costituisca l’atto estremo, molte donne in Italia continuano a subire molestie, violenze domestiche, pressioni sociali di varia natura, un incremento di fenomeni come il revenge porn, molestie, che possono diventare di massa, come accaduto nell’ultimo mese tra l’adunata degli alpini a Rimini e il grande raduno a Peschiera del Garda. Sugli infanticidi — AGI.it | Sugli omicidi volontari e i femminicidi – interno.gov.it | Sui fatti di Peschiera del Garda – open.online

  2. In questo approfondimento sulla violenza nel nostro Paese, non manca quella verso se stessi.

    Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ogni anno nel mondo muoiono per suicidio circa ottocentomila persone: tra i giovani (15-29 anni), il suicidio è la seconda causa di morte.
    In Italia, sono circa quattromila, con una crescita dei numeri riguardante proprio i giovani. Oltre a specifiche categorie sociali, anche determinati lavori hanno conosciuto un incremento del fenomeno, per esempio tra le Forze di Polizia e quelle Armate, una realtà di cui si parla poco a causa di un ambiente spesso pervaso da una concezione nociva della virilità.
    In molti ambienti sociali italiani il tema del suicidio è forse ancora un tabù. In effetti, se ne è parlato davvero poco, ma la scorsa settimana è stata approvata in Parlamento una mozione che impegna il governo ad adottare un piano nazionale di prevenzione del suicidio. Un osservatorio pubblico che possa mappare la situazione per poter agire con maggiore efficacia. Nel mondo sono solo trentotto gli Stati che hanno adottato una strategia nazionale per tale prevenzione: sarebbe un bel segnale se l’Italia ne facesse parte. Sul suicidio – repubblica.it | Sui cosiddetti “suicidi in divisa” – rollingstone.it

  3. Un altro tema italiano – che se non è un tabù è comunque molto osteggiato – riguarda l’eutanasia.

    Dopo decenni di lotte giudiziarie, di cui negli ultimi anni Marco Cappato è stato (ed è) uno dei principali portavoce, non esiste ancora una legge che regoli il suicidio medicalmente assistito, né è stato possibile consultare i cittadini con un referendum, a seguito del recente diniego della Corte Costituzionale. Grazie però alla sentenza 242 del 2019, emessa proprio dalla CC, il suicidio medicalmente assistito è ora possibile. La sentenza prevede che la richiesta provenga da una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetta da una patologia irreversibile e che sia nella piena capacità di prendere decisioni libere e consapevoli rispetto a una situazione ritenuta intollerabile. La richiesta rimane comunque subordinata alle verifiche della struttura pubblica del SSN e al parere del comitato etico competente sul territorio.
    Il flop della recente consultazione referendaria sui cinque quesiti legati alla giustizia è un segnale dato alla politica. Non che cittadini non siano interessati a essa, ma che questa sembra aver abdicato al suo compito di proporre e discutere leggi e riforme, chiedendo ai cittadini un’opinione su temi da loro non sentiti. Quanta partecipazione porterebbe, al contrario, un referendum su una legge sull’eutanasia? Sull’eutanasia adnkronos.com e radioradicale.it

  4. Morti sul lavoro.

    Secondo l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro, promosso da Vega Engineering e basato sui dati INAIL, nel primo quadrimestre del 2022 c’è stato un decremento del 15% della mortalità rispetto all’anno scorso, ma si parla ancora di ben 261 vittime sul lavoro. Aumentano inoltre i dati sugli incidenti (+46% rispetto al 2021).
    Ogni regione è classificata, in base al rischio, secondo i quattro colori a cui siamo stati abituati con la pandemia: in generale, il Nord è in testa per numero di casi, con l’esclusione di Friuli Venezia Giulia e Liguria (zone bianche). Regioni come Puglia e Toscana sono però considerate rosse.
    Gli infortuni mortali aumentano tra i 55 e i 64 anni, ma l’indice di incidenza più alto di mortalità rispetto agli occupati è tra gli ultrasessantacinquenni. I settori economici più coinvolti sono i trasporti e il magazzinaggio, le costruzioni, le attività manifatturiere. Il giorno con maggiori infortuni mortali è il martedì, seguito dal lunedì.
    Bisogna infine tenere conto del fatto che, anche se c’è stato un decremento della mortalità, in questi numeri sono scomparsi gli infortuni mortali per Covid. I dati sono quindi condizionati da tale fattore e non c’è nulla di cui rallegrarsi. A ciò si aggiunge la doverosa attenzione mediatica per i giovani studenti morti o infortunatisi durante la cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”: numeri che, pur avendo una bassa incidenza percentuale, risultano particolarmente inaccettabili. Sui morti sul lavoro – vegaengineering.com | Sugli studenti morti sul lavoro – luce.lanazione.it

  5. Per concludere questo focus italiano, non si può non parlare di politica estera.

    Nonostante le fibrillazioni seguite alle elezioni amministrative di domenica 12, che hanno coinvolto anche i partiti della maggioranza, il premier Mario Draghi ha realizzato due importanti viaggi diplomatici.
    In settimana, si è incontrato a Kyïv con i presidenti ucraino, francese, tedesco e romeno. Per Draghi, Scholz e Macron si è trattato della prima visita in Ucraina dall’invasione di febbraio. Il nostro primo ministro ha ribadito la volontà italiana di premere affinché l’Ucraina ottenga lo status di candidato nell’UE. Dopo aver fatto visita a Irpin, uno dei luoghi in cui si indaga per i crimini di guerra russi, egli ha ribadito il diritto alla difesa e che la pace dovrà essere accettabile prima di tutto per il popolo ucraino. Anche il presidente Macron ha ribadito che né la Francia né la Germania negozieranno con la Russia alle spalle dell’Ucraina. Il cancelliere Scholz, infine, dopo che la Germania era sembrata fredda nei confronti del sostegno, ha affermato che la solidarietà tedesca non consisterà di sole parole, ma anche di effettivi aiuti finanziari, umanitari e di armi.
    Si è poi parlato delle materie agricole bloccate nei porti e della possibilità di sbloccarle entro settembre con una risoluzione dell’ONU. In merito alla recente riduzione nelle forniture di gas da parte della Russia, Draghi ha commentato di non credere ai problemi tecnici addotti da Mosca e che si tratti di una bugia a scopo politico.

    Durante la visita dei quattro leader europei, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha commentato che l’adesione dell’Ucraina all’UE sarà un grande problema per la stessa Unione.

    Saranno necessarie riforme e fondi per la ricostruzione, oltre al fatto che altri richiedenti verranno scavalcati. Più provocatorie le parole di Dmitrij Medvedev, vicepresidente russo del Consiglio di sicurezza, che ha valutato inutile la visita dei leader europei a Kyïv, definiti con una serie di stereotipi «mangiatori di rane, salsicce di fegato e spaghetti».
    All’indomani della visita a Kyïv, la Commissione europea ha dato il via libera alla candidatura dell’Ucraina nell’UE, insieme a Moldova e Georgia. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha però sottolineato la necessità di avviare riforme sullo stato di diritto, la giustizia, la lotta alla corruzione e al potere degli oligarchi. Bruxelles lavorerà ora per raggiungere l’unanimità dei ventisette membri in merito alla procedura di ingresso.
    I rapporti diplomatici sono cosa delicata, soprattutto se si parla dei Balcani: l’accesso dell’Ucraina all’UE deve infatti tenere conto di altri negoziati, in corso da anni, che coinvolgono Serbia e Montenegro (già a buon punto) e Albania e Macedonia del Nord (che attendono di aprirli). Il dialogo e le discussioni hanno la possibilità di trasformarsi in una forza di rinnovamento per i meccanismi dell’Unione.

    Tornando alla politica estera italiana, prima del viaggio a Kyïv, il premier Draghi si era recato in Israele, in concomitanza con un viaggio di von der Leyen nello stesso Stato.

    Due giorni di incontri con i vertici israeliani e palestinesi. Al centro la crisi alimentare ed energetica, che anticipa il viaggio in Turchia, previsto per i primi giorni di luglio.
    Sulla guerra in Ucraina, il governo israeliano, guidato dal presidente Isaac Herzog, ha cercato invano di porsi quale mediatore, ma la visita italiana può rilanciare l’azione israeliana su un altro piano. In Medio Oriente si discutono diverse vie per i gasdotti: per Grecia e Cipro, Turchia, Egitto. Lo stesso Stato di Israele potrebbe svolgere un ruolo importante in merito alla fornitura di idrogeno verde e si parla di un’ipotesi di collaborazione tra i due Paesi su mobilità sostenibile, robotica e tecnologie aerospaziali.
    Incontrando poi il primo ministro palestinese, Mohammad Shtayyeh, i due leader hanno siglato a Ramallah sei accordi di cooperazione da diciassette milioni di euro, relativi all’occupazione giovanile e alla sanità. Benché Shtayyeh abbia chiesto il sostegno italiano per promuovere la formazione di uno Stato palestinese, nell’ottica della politica dei due Stati, Draghi ha risposto con un più generico interesse italiano per la pace in Medio Oriente, facendo crescere il dialogo tra le parti.

    A Gerusalemme, il premier ha inoltre parlato di antisemitismo presso il Tempio italiano della città, ricordando la lotta delle istituzioni e della società civile contro le discriminazioni agli ebrei.

    Sul tema, voglio indicare la lettura che consiglio questa settimana, Antisemitismo e sionismo. Una discussione (Einaudi, 2004), analisi scritta da uno dei più importanti scrittori israeliani, Abraham Yehoshua, scomparso proprio il 14 giugno. L’Autore vi discute il legame tra l’antisemitismo dell’antichità e quello di epoca moderna, basato sulla paura irrazionale per l’ebreo, che parte dal singolo individuo e, in date circostanze, si trasforma in un fenomeno sociale di odio. Si tratta di un piccolo libro, dal contenuto schietto e diretto, che non nasconde gli aspetti critici nello stretto rapporto tra religione e nazionalità. Nel parlare dell’identità del popolo ebraico, Yehoshua rammenta lo «schema di solidarietà collettiva», pur nella diversità tra gli ebrei in tutto il mondo.
    Proprio questa identità flessibile, dai confini sottili, porta chi non è ebreo ad affidarsi a pregiudizi o a costruzioni mentali legate alla cultura di appartenenza. Il gentile, interagendo con un ebreo, entra a contatto con quella che Yehoshua definisce la «componente virtuale»: se il gentile ha un’identità travagliata o non ben definita, l’interazione può portare a forti squilibri o a violenza: «L’ebreo diventa quindi una sorta di testo dalle discrepanze enormi che invita a svariati tipi di lettura, conformi ai bisogni intimi del lettore». E talvolta questa patologia del singolo può divenire collettiva. Sul viaggio di Draghi in Israele – ispionline.it, ansa.it e ansa.it | Sul viaggio di Draghi a Kiev – ansa.it e agi.it | Sull’adesione all’UE – ispionline.it



Argyros Singh
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