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Recensione: Cosa è mai una firmetta, di Andrea Vitali

Recensione: Cosa è mai una firmetta, di Andrea Vitali

Libri Recensione di Silvia Pattarini. Cosa è mai una firmetta di Andrea Vitali (Garzanti). Capace di strappare un sorriso a ogni piega del racconto con le sue fulminanti invenzioni, non risparmia lo scavo tra gli istinti primordiali dei suoi personaggi, fino a metterne a nudo il cinismo che li divora.

Ha tutta l’aria di assomigliare a una commedia di Egidio Carella, commediografo e poeta dialettale piacentino, Cosa è mai una firmetta, l’ultimo libro di Andrea Vitali. Grande senso di ironia che caratterizza tutto il romanzo, ambientato nell’anno 1956 e come spesso accade nei libri di Andrea Vitali, nella zona del lago di Lecco; da lì la trama si dipana ai paesi limitrofi. Il lago, però, non fa né da sfondo né da cornice, è una semplice macchia azzurra su una carta geografica e delimita il territorio.
Da cornice fa piuttosto la stazione, tratta Lecco-Bellano, Bellano-Lecco luogo di tribolati andirivieni per il protagonista, il perito industriale Augusto Prinivelli.

Dissacrando ogni libro di grammatica che si rispetti, Andrea Vitali, da buon lombardo sdogana l'articolo determinativo e lo antepone ai nomi propri, sia al maschile che al femminile.

È un gioco simpatico, quindi penso: “Se lo fa lui, posso azzardare anch’io?” nel mio caso sarei tacciata d’ignoranza, ma a lui, il maestro Dott. Vitali, come prima di lui Camilleri e Guareschi, ogni deroga alla grammatica e alla sintassi è concessa.

I personaggi sono tutti stereotipati e ben caratterizzati.

Tripolina, l’ottantenne zia materna, incarna alla perfezione il ruolo di vecchietta un po’ ingenua, poco avvezza alle novità e alle nuove tecnologie, come il telefono, oggetto d’avanguardia che guarda con sospetto. É il mio personaggio preferito e mi ha ricordato certe vecchine in abito nero che ho conosciuto anni fa.
La moglie dell’Augusto, Bazzi Birce, due canne bucate al posto del naso, ha le idee molto chiare, sa ciò che vuole e come ottenerlo. Con un marito che è un eterno indeciso, tocca a lei decidere come fare e quando fare, visto che c'è di mezzo l'interesse.
Al contrario del marito, sa il fatto suo il padre della Bazzi Birce, tale Bazzi Vinicio, imprenditore che non ama perdere tempo. Un affare o si conclude subito, o si passa a un altro affare.
Nella rosa dei protagonisti anche la madre di Bazzi Birce, nonché suocera del Prinivelli e moglie del Bazzi Vinicio: la Sapienza Domestica, dispensa consigli alla figlia, anche non richiesti.
E poi la fantastica Gemma giunta da Colico, vedova, 38 anni ben portati, astuta e portatrice sana di equivoci, fa perdere la testa a molti uomini, e col protagonista... be’ non posso anticipare di più.
Tanti i protagonisti secondari che si avvicendano in divertenti siparietti, rivelando sentimenti, cinismo e istinti primordiali. Degni di nota i loro nomi che l'autore pare aver cucito su misura in base al ruolo: il Cassa da Morto, è il titolare delle pompe funebri, per esempio.

La trama scorre via che è un piacere, capitoli brevi, alcuni brevissimi, che permettono al lettore di concedersi qualche pausa caffè, tra una pagina e l'altra.

Quando si inizia a leggere, è un’onda in piena che ti travolge e non vorresti più staccare gli occhi dal libro, risate comprese tra vocaboli in dialetto lombardo e modi di dire piuttosto coloriti.
«La prima cosa che colpisce Bazzi Birce e l’Augusto ancora sulla soglia di casa, mentre la Tripolina già piange, è un odore di brucio.
C’è qualcosa che brucia.
È la Birce a dirlo.
Il caffè, risponde l’Augusto e scatta a spegnere il gas e a scottarsi le dita con la moka ormai da buttare via. Andrea Vitali, Cosa è mai una firmetta
Perché crocifiggere il discorso diretto tra pompose virgolette o appuntite caporali come vorrebbe l’ortografia?, meglio liberare le parole e lasciarle scorrere, fluire, così il lettore un po’ distratto potrà tornare indietro, sforzarsi e rileggere la frase che non ha capito bene, partecipare attivamente al gioco creato dall'autore per il lettore.
Un libro divertente che consiglio a chi è in cerca di leggerezza e ha voglia di passare qualche ora piacevole in un contesto d’altri tempi.


Cosa è mai una firmetta

di Andrea Vitali
Garzanti
Narrativa
ISBN 978-8811003083
Cartaceo 17,67€
Ebook 9,90€

Quarta

Di stare a Bellano il venticinquenne Augusto Prinivelli, perito industriale, non ne può più. Sogna un’altra vita, sogna la città. Così ha cercato e trovato lavoro a Lecco presso la Bazzi Vinicio-minuterie metalliche. E non è finita. Quando l’anziana zia Tripolina, con cui vive da che è rimasto orfano, dovesse morire, venderà il putrido caseggiato di quattro piani di cui lei è proprietaria, manderà al diavolo quei morti di fame che sono in affitto e tanti saluti. Ma l’Augusto non ha fatto i conti col destino. La mattina di mercoledì 8 febbraio 1956, infatti, irrompe sulla scena Bazzi Birce. È la figlia di Bazzi Vinicio, il titolare dell’azienda, ed è colpo di fulmine. Corteggiamento, brevissimo; fidanzamento, un amen; nozze. E per il futuro? No, niente figli, piuttosto, il caseggiato… Venderlo? Alt! Un momento. Lo sa l’Augusto cosa ne verrebbe fuori rimettendolo a posto? No? Lo sa lei, la Birce, imbeccata dal padre, che per certe cose ha il fiuto giusto. E poi non si può stare ad aspettare che la zietta muoia, perché a dispetto di tutto e di tutti pare un tipo coriaceo. Non si potrebbe invece farle mettere una firmetta su un atto di cessione? Cosa sarà mai! Andrebbe tutto a posto in un niente. Oltretutto bisognerebbe arginarla la zietta, perché morta la vicina ha già trovato una nuova affittuaria. È una giovane vedova trasferita da Colico che la notte sembra lamentarsi spesso, forse avrebbe bisogno di un dottore. Sì, ma di che tipo? In questo Cosa è mai una firmetta, l’estro narrativo di Andrea Vitali sperimenta nuovi percorsi. L’osservazione del paesaggio umano che abita il suo mondo letterario si fa ancora più tagliente e impietosa. Capace di strappare un sorriso a ogni piega del racconto con le sue fulminanti invenzioni, non risparmia lo scavo tra gli istinti primordiali dei suoi personaggi, fino a metterne a nudo il cinismo che li divora.


Silvia Pattarini

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