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Wish, il film d'animazione del centenario della Disney: la recensione

Wish, il film d'animazione del centenario della Disney: la recensione

Cinema Recensione di Elena Genero Santoro. Wish, il nuovo film d’animazione del centenario della Disney. Una diversa chiave di lettura per un cartone animato accolto tiepidamente dalla critica: più che di desideri e realizzazione dei sogni, è una favola che parla di abuso narcisistico.

Ogni fiaba ha un significato nascosto e anche in Wish ce n’è almeno uno.
Sappiamo che i film della Disney hanno sempre diversi piani di lettura, che sono adatti sia ai piccoli che agli adulti.
Wish in questo non fa eccezione e, come adulta, ne ho scorso uno per me molto chiaro.

Premetto che mi sono approcciata al film con scetticismo perché avevo sentito dei commenti molto negativi in merito.

Negativi, ma non specifici. Così in una domenica pomeriggio di fine vacanze, per non pensare troppo al ritorno al lavoro e alla scuola, ho deciso che lo avrei guardato al cinema, senza particolari aspettative.
Ne sono uscita incantata, e per la grafica davvero d’effetto, tra stelle, palle luminose e luci su sfondo scuro, e per la storia in sé. I richiami ai personaggi Disney più famosi, in onore del centenario, sono infiniti, voluti e sottili e non interferiscono con la storia. Topolino, la fata Madrina, i camei di Bambi e di Peter Pan, per citarne solo alcuni.
Tra i protagonisti, invece, non ci sono coppie di innamorati e Asha non è nobile.

La chiave di lettura con cui tutto il film acquista un senso logico e funziona alla perfezione per me è stata una: si tratta di un abuso narcisistico trasposto in favola.

Le fiabe edulcorano stupri, rapporti controversi e ambivalenti tra genitori e figli. Wish è una favola quanto mai moderna perché rappresenta in modo fantasioso e condito di magia un argomento molto in voga in questo momento della storia contemporanea: il narcisismo. In voga, sulla bocca di tutti, ma ancora parecchio sconosciuto e chiaro a pochi. Probabilmente per questo motivo il film non è stato compreso da parte di un certo pubblico che, non cogliendo la rivelazione del narcisista, non ha capito il motivo per cui il protagonista inizialmente è buono e poi diventa cattivo.
La trasformazione del protagonista in villain è parsa, anche a sedicenti esperti di cinema, come una forzatura incoerente in una trama scadente.
Io ho avuto un’impressione diametralmente opposta.

Wish, la locandina
Wish, il nuovo film d'animazione della Disney: la recensione

Wish

REGIA Fawn Veerasunthorn, Chris Buck
SCENEGGIATURA Jennifer Lee, Allison Moore
PRODUZIONE/PRODUTTORE Peter Del Vecho, Juan Pablo Reyes
DISTRIBUZIONE Walt Disney Company
FOTOGRAFIA Rob Dressel, Adolph Lusinsky
MUSICA David Metzger, Julia Michaels, Benjamin Rice
ANNO 2023

DOPPIATORI ITALIANI
Gaia, Michele Riondino/Marco Manca, Amadeus, Ilaria De Rosa, Carlo Valli/Vittorio Matteucci, Beatrice Caggiula/Claudia Paganelli, Vittoria Bartolomei/Margherita De Risi, Alex Polidori, Silvia Alfonzetti/Benedetta Boschi, Federico Campaiola/Alessio Parisi, Lorenzo D'Agata, Gabriele Patriarca, Monica Volpe/Margherita Rebeggiani

C’è questo re, Magnifico (e già il nome dovrebbe instillare un dubbio), che, datosi alla magia, ha imparato a realizzare i desideri delle altre persone.

Chi approda sulla sua isola, Rosas, può consegnargli un suo sogno e lui lo realizzerà. Forse. Se il desiderio non rischia di mettere a repentaglio la sicurezza di Rosas stessa. Ma è il re l’unico a giudicare la liceità dei sogni.
Il re viene quindi inizialmente dipinto come magnanimo, ma Asha, diciassettenne chiassosa e imbranata che vorrebbe diventare la sua apprendista, mette in dubbio la bontà del sovrano, che si rifiuta di esaudire il sogno del nonno di Asha nel giorno del centesimo compleanno, adducendo come motivazione ancora una volta la sicurezza dell’isola.

E pian piano Magnifico si svela, dando prova di avere un ego smisurato e di agire solo per il proprio tornaconto.

Ritiene infatti che la sicurezza di Rosas possa essere messa a repentaglio da chiunque diffonda idee o slogan diversi da ciò che lui pensa.
Per chi come me ha subito un abuso narcisistico e in seguito ne ha studiato per anni le dinamiche e le fasi, l’escalation di Magnifico segue persino un cliché banale e scontato.
Vediamo alcuni elementi.

Il love bombing.

È il momento in cui il narcisista sembra un eroe. Gentile, potente, generoso, bello. Ha tutte le caratteristiche dell’uomo ideale. Magnifico all’inizio appare… Magnifico. Splendido. Perfetto. È colui che custodisce i sogni e millanta di esaudirli. Millanta, perché non lo fa, o lo fa in parte, se gli conviene, e quanto basta per alimentare l’illusione.

La bontà del narcisista.

Qui voglio chiarire un equivoco che ha fuorviato molti. Può un narcisista essere buono? Può compiere azioni oggettivamente positive? Chi pensa di no, sbaglia. Chi pensa che il narcisista commetta solo azioni cattive, è in errore. Il narcisista è perfettamente in grado di compiere opere lodevoli. Persino Ted Bundy, serial killer psicopatico che ha ammazzato centinaia di donne, ha salvato molte vite. Una bambina che stava annegando e vari aspiranti suicidi che chiamavano il telefono amico presso cui lavorava. Ciò non significa che in lui ci fosse un “lato buono” che a un certo punto, per qualche ragione, si è corrotto. Conoscendo Ted Bundy, presumibilmente un lato buono non lo ha mai avuto. Quello che cambia è il fine, che nel narcisista non è un alto senso morale e di giustizia, ma è farsi notare, costruire un’immagine luminosa e falsata di sé. Falsata anche per se stesso. Il narcisista che compie un’azione buona, si crede buono. Forse è l’unico aspetto in cui è sincero. E si sente in diritto di essere sempre ringraziato. Magnifico si lamenta proprio di questo: il popolo chiede favori (che lui non sempre esaudisce), ma non lo ringrazia quanto lui vorrebbe. Non lo ringrazia per il fatto di custodire i suoi sogni, non lo ringrazia per il fatto di esaudirne qualcuno. Ma la vera bontà non pretende ostentata gratitudine. La vera bontà si nutre di ideali più alti.

I sogni del popolo, rappresentati come sfere volanti.

Un narcisista per definizione si nutre dell’energia delle persone. Magnifico si nutre dell’animo dei suoi sudditi – per inciso: questa è una storia di abuso narcisistico non riferita a una relazione sentimentale. C’è il re vs Asha e il resto del popolo. Dov’è il sogno di Magnifico? Non ne ha uno suo. Prende forza da quelli degli altri. Lui è vuoto. O meglio, il suo sogno è esercitare il suo potere sugli altri. Il suo sogno è avere il controllo delle vite degli altri, tipico di un narcisista che si rispetti.
Magnifico tiene in scacco le vite dei sudditi con promesse che raramente mantiene (altro elemento caratteristico) e vorrebbe controllarne persino i pensieri, motivo per cui censura certi sogni. 

La cattiveria di Magnifico.

Magnifico è cattivo, non lo diventa. Lo è già dall’inizio, Asha lo intravede immediatamente tra le sue fessure. Poi Magnifico si abbandona alla cattiveria più spietata, rafforzato da un libro di magia nera. Ma non è, come qualcuno ritiene, un buono divenuto cattivo in quanto deluso dall’ingratitudine del suo popolo.
E quando infine perde tutto, senza più alcun potere, torna a essere fintamente gentile.

Le scimmie volanti.

Sono le persone (in questo caso uno degli amici di Asha) che rimangono dalla parte narcisista perché a loro continua a mostrare il lato buono ed esaudisce i loro desideri.

Il vocabolario usato dal narcisista.

Dovrei rivedere il film dal principio, ma qualche frase è davvero caratteristica. Quando verso la fine Magnifico scatena tutta la sua furia, urla al suo popolo: «Tu sei nulla!».
Ed ecco che il narcisista, nel tentativo di nutrirsi dell’energia delle sue vittime, cerca di minare la loro autostima. Un classico: «Tu non vali niente. Tu sei niente senza di me». Il suo gioco funziona finché la vittima ci crede.

La morale.

Il popolo si rialza quando si rende conto che non ha affatto bisogno di un esterno che custodisca ed esaudisca i suoi sogni. E che l’unico modo di realizzare i propri sogni è provare a farlo. Non sempre i sogni diventeranno realtà. Ma apparterranno comunque al loro proprietario.
Eppure ciò che a me è parso di una chiarezza cristallina, da altre persone non è stato colto. Stiamo parlando di un film di animazione, ma qualcuno ha scambiato vittime e carnefici.
Che poi è ciò che avviene nella realtà. I narcisisti si mascherano molto bene. Si spacciano per vittime. Riescono a illudere. Se è capitato in questo film, capita anche nella vita reale. Forse proprio per questo il film è stato fatto bene. E il cammino verso la consapevolezza delle dinamiche narcisistiche è ancora molto lungo, temo.




Elena Genero Santoro


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