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Fabrizio De André: un'eterna voce ribelle

Fabrizio De André: un'eterna voce ribelle

Musica Di Stefania Bergo. Fabrizio De André, eterna voce ribelle del panorama musicale italiano. La sua eredità artistica e il suo impatto culturale, la potenza delle sue parole e delle sue melodie continuano a vivere nei cuori dei fan e nell'immaginario collettivo.

Sono trascorsi 25 anni dalla scomparsa di uno degli artisti più influenti e iconici della musica italiana, Fabrizio De André. La sua eredità artistica e il suo impatto culturale continuano a vivere nei cuori dei fan e nell'immaginario collettivo, mentre il tempo sembra non attenuare la potenza delle sue parole e delle sue melodie.
Nato il 18 febbraio 1940 a Genova, Fabrizio De André è stato un cantautore, poeta e narratore straordinario, capace di trasformare le sue esperienze personali in racconti universali. La sua carriera musicale è stata caratterizzata dalla capacità di esplorare temi complessi, spesso toccando le sfumature più oscure della vita umana con una profondità e una sensibilità uniche.

Una delle caratteristiche distintive di De André è stata la sua abilità nel combinare la tradizione folk italiana con tematiche sociali e politiche.

Brani come La guerra di Piero, Bocca di Rosa e Il pescatore sono esempi tangibili di come sia riuscito a intrecciare il personale e il politico, portando avanti un discorso critico sulla società e sulla condizione umana, di cui era un fanatico, raccontandola dal basso, facendo gli umili protagonisti dei suoi brani.
Dormi sepolto in un campo di grano Non è la rosa, non è il tulipano Che ti fan veglia dall'ombra dei fossi Ma son mille papaveri rossi Lungo le sponde del mio torrente Voglio che scendano i lucci argentati Non più i cadaveri dei soldati Portati in braccio dalla corrente Fabrizio De André, La guerra di Piero

Il suo album del 1971, Non al denaro non all'amore né al cielo, è spesso considerato uno dei capolavori della sua carriera.

In quest'opera, De André si distacca dai canoni tradizionali della canzone d'autore, esplorando sonorità più sofisticate e sperimentali. Il concept album ricorda nel titolo dei brani l'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, l'opera del 1915 cui effettivamente è ispirato, pubblicata per la prima volta in Italia da Einaudi nel 1943 con la traduzione dall'inglese di Fernanda Pivano.
I temi delle canzoni dell'album sono soprattutto due: l'invidia e la scienza. Al primo tema è dedicato il lato A dell'LP, al secondo il lato B.
Dove se n'è andato Elmer
che di febbre si lasciò morire
Dov'è Herman bruciato in miniera.

Dove sono Bert e Tom
il primo ucciso in una rissa
e l'altro che uscì già morto di galera.

E cosa ne sarà di Charley
che cadde mentre lavorava
dal ponte volò e volò sulla strada.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella e Kate
morte entrambe per errore
una di aborto, l'altra d'amore.

E Maggie uccisa in un bordello
dalle carezze di un animale
e Edith consumata da uno strano male.

E Lizzie che inseguì la vita
lontano, e dall'Inghilterra
fu riportata in questo palmo di terra.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dove sono i generali
che si fregiarono nelle battaglie
con cimiteri di croci sul petto

dove i figli della guerra
partiti per un ideale
per una truffa, per un amore finito male

hanno rimandato a casa
le loro spoglie nelle barriere
legate strette perché sembrassero intere.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dov'è Jones il suonatore
che fu sorpreso dai suoi novant'anni
e con la vita avrebbe ancora giocato.

Lui che offrì la faccia al vento
la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all'amore né al cielo.

Lui sì sembra di sentirlo
cianciare ancora delle porcate
mangiate in strada nelle ore sbagliate

sembra di sentirlo ancora
dire al mercante di liquore
«Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore?»
Fabrizio De André, La collina

La voce di De André, profonda e carica di emozioni, è stata uno strumento potente per veicolare le sue storie e i suoi messaggi.

La sua abilità nel trasmettere empatia attraverso la musica è un elemento distintivo che ha toccato milioni di persone, creando un legame speciale tra l'artista e il suo pubblico.
Ma Fabrizio De André non è stato solo un cantautore impegnato e un poeta delle periferie. Ha anche dimostrato un lato più intimo e personale nei suoi lavori, come nell'album Anime salve del 1996, dove ha esplorato temi più intimi e riflessivi sulla vita e l'amore.

La sua prematura morte, l'11 gennaio del 1999, ha lasciato un vuoto nel panorama musicale italiano.

Ma il suo spirito ribelle e la sua eredità musicale perdurano attraverso le generazioni di artisti che lo considerano una fonte di ispirazione.
Oltre ad essere un musicista, Fabrizio De André è stato un filosofo della musica, un narratore appassionato di storie umane che ha contribuito a plasmare la coscienza sociale attraverso le sue canzoni.
A 25 anni dalla sua morte, la sua voce, intramontabile e sempre attuale, rimane un faro per coloro che cercano la verità e la bellezza nella musica d'autore italiana.





Stefania Bergo


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