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Santiago
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Il cammino di Santiago: tutta la forza dell'universo

Il cammino di Santiago: tutta la forza dell'universo


Viaggi Di Emanuele Zanardini. Il cammino di Santiago: chiudere gli occhi e muovere il primo passo, sembra di sentire una eco, un'emozione che risuona dentro. Percependo tutta la forza dell'universo.

Apri le orecchie e tendile all'infinito, tutte le tue cellule si allertino. Il tuo naso si faccia curioso, la tua bocca attenda affamata.
Camminare nel bosco al mattino presto, nel buio, nel silenzio così animato di sensazioni, di piccoli rumori capaci di farti sobbalzare. Il rumore dei propri passi trasfigurato dall'oscurità. Sembra una marcia di spiriti. L'andare sinusoidale tra vigne e frutteti; cogliere e assaporare more sul ciglio della strada o fichi da una pianta che ombreggia la mulattiera, con il timore di essere sgridati. Salire e scendere assolati e pietrosi costoni di montagna o attraversare piccoli borghi contadini, sulla strada lieve che induce l'allegria e il passo leggero.
L'umore muta con il paesaggio che cambia. Lo sguardo non sia rivolto ai piedi, anche se una pietra può essere di inciampo. Devi sforzarti di essere parte di quella natura che ti è stata donata perché la custodisca per il tuo prossimo.
Quanti mondi in un giorno di cammino hai attraversato! Sai che fai parte della modernità, ti è diventata indispensabile, ma non puoi scordare che nel profondo il mondo è semplicità, generosità verso chi lo ama e da lui trae linfa vitale. Accetta su di te tutto ciò che il tempo offre generoso: il vento e la pioggia, il sole e l'incanto di sentirsi tutt'uno con la natura, sentirla amica e talvolta, con sorpresa, amante.

Sei un viandante che domanda alla natura nutrimento, un giaciglio sul quale riposare, il necessario alla fatica del tuo andare.

Il cammino è un atto semplice, quasi d'altri tempi, che ti immerge più profondamente nella realtà. Non ti porta ai confini del mondo, semmai quelli di un mondo. Circoscritto in un bosco, su una montagna, in un campo, ma che porta in sé tutta la forza dell'universo. Non potrai mai scoprire tutte le forme di vita che lo abitano, né tutte le aspirazioni della gente che lo vive. Nemmeno tutti i desideri che albergano in te.
Non vale forse la pena rallentare, abbandonare conquiste di spazi infiniti, per esplorare dal di dentro questi piccoli mondi meravigliosi?
Raccontano le cronache antiche, che le torri della cattedrale si vedessero da lontano, in cima alla collina. Il cuore dei viandanti e dei pellegrini si accendeva di gioia al vederle, le fatiche svanivano come per miracolo. E forse lo era davvero, un miracolo.
Oggi c'è una città da attraversare, prima della grande piazza. Una moderna distesa di strade ed edifici, la celano alla vista degli occhi, ma non del cuore. La modernità rischia di soffocare il resto. Il passaggio dalle stradine e gli edifici antichi della Galicia, cede il passo all'asfalto e ai palazzi di vetro e cemento di Santiago. Finisce la magia di immaginarsi in un mondo remoto. Così risulta più evidente il confine tra ciò che il progresso ha lasciato all'umanità e ciò che all'umanità ha sottratto.
Il frenetico avvicendarsi degli impegni quotidiani degli abitanti, contrasta con l'esperienza dei pellegrini, che hanno esercitato la loro sovranità sul tempo.
La frettolosità dei contatti umani tra una cosa da fare e l'altra, si scontra con il rapporto costruito insieme, durante le ore di cammino, fatto non solo di parole, ma di respiri, occhiate, silenzi. Ascolto, comprensione, paziente attesa.
- Le Breton


A misura delle proprie aspirazioni

La felicità dell'arrivo è un attimo fuggente. Bisogna essere allenati per godere dei momenti vissuti. Non è sempre facile, affrancarsi dall'abitudine a cercare subito un “dopo”. Il dopo che significa tutto per chi ha fede, ma che è più prosaicamente la tentazione di andare subito oltre, senza perdere tempo. La smania di vedere il seguito. Altri luoghi, strade, persone.
Il senso di questo “oltre”, si nasconde sotto le apparenze. La vera ricerca è grattarne la scorza, giungere fino al midollo. Assaporare il presente, congiunzione del passato che ci ha portato fino a questo momento, con il futuro, che questo momento contribuirà a scrivere.
Nei giorni di cammino, ho conosciuto qualcosa in più di me stesso. Sono stato capace di resistere oltre ogni fatica. Ho lasciato indietro inibizioni e paure. Ho trovato motivazioni per continuare a camminare, nonostante il dolore. Sono stato complice di piccoli tradimenti, artefice di grandi riconciliazioni. Mi sono lasciato trasportare, trasformare, trasfigurare.
Ho appreso il segreto del peregrinare nei miei giorni, anche se magari avrò bisogno di tempo per trasformarlo in Vita vera.
Aspetto prima di fare l'ingresso nella piazza. Voglio condividere con le mie compagne di viaggio il sublime momento dell'arrivo, la gioia che allevia la fatica. Ci sediamo al centro della piazza, a contemplare la cattedrale. Sui nostri volti una felicità discreta, di chi ha scoperto un tesoro, ma non lo brama. Così, attendiamo un'ispirazione, che si manifesterà per ognuno a misura delle sue aspirazioni. Guardiamo altri gruppi arrivare, abbracciarsi, ritrovare compagni di cammino lasciati un giorno sulla via. E solitari viaggiatori, che godono della felicità altrui, facendola propria.

Là dove la terra finisce... Inizia un altro viaggio

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La conchiglia è il simbolo del Cammino di Santiago. Decora il bastone del pellegrino, è orgoglioso vessillo di un'impresa, simbolo del penitente che cammina per espiare i peccati. Una volta arrivati a destinazione, i pellegrini di un tempo proseguivano fino all'oceano. Raccoglievano una conchiglia sulla spiaggia, come testimonianza del pellegrinaggio.
E là, davanti all'immensità sconosciuta dell'oceano, affidavano il proprio futuro, l'incerto viaggio di ritorno, alla provvidenza.
Di fronte alla sconfinata distesa d'acqua, ti puoi sedere su una roccia e attendere. Aspettare che il sole scenda sotto la linea dell'orizzonte e le stelle portino sollievo al buio della notte e al tuo cuore. Il giusto premio per la fatica. In fondo, pensi di esserti meritato lo spettacolo che hai di fronte. Ora puoi ritornare alla vita di sempre, tra quelli che ti davano del “pazzo”, quando hai detto che avresti fatto 800 km a piedi.
Oppure potresti rialzarti, scuotere dai calzari la polvere della soddisfazione, non quietare il cuore con surrogati della felicità. Ascoltare il lieve tormento, il richiamo dell'infinito, dell'eternità.
Poi tutto ti sembra più definito. Il giorno che finisce, il buio che per altri nel mondo è luce; il miracolo dell'alba, sempre nuova. Un nuovo inizio, una nuova rinascita.
Non ti puoi sottrarre, solo vivere.
Guardi il disco rosso, stringi gli occhi e dici: Sì, è là dove voglio andare domani.




Emanuele Zanardini
Ho scavallato l'età della scuola senza infamia e senza lode... e ancora sto “immaginando” cosa farò “da grande”.
Ho toccato il suolo dei cinque continenti, ho visto il mondo, senza avere la pretesa di averlo capito. Eppure in ogni luogo ho trovato una storia. E ho deciso di raccontarle!
Mi sento un uomo in viaggio (d'amore), Selfpublished.
La guerra è finta, andate in pace, bookabook.
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[La ricompensa è il viaggio] L'editoriale di Emanuele Zanardini: questuanti di salvezza, il cammino di Santiago (parte II)

[La ricompensa è il viaggio] L'editoriale di Emanuele Zanardini: questuanti di salvezza, il cammino di Santiago (parte II)


Il pellegrino vive di piccole gioie, quando i passi si fanno corti, stanchi, sul crinale assolato di un monte. Perché è sufficiente un piccolo miracolo per alleviare la sofferenza del cammino. Che gioia, quando in fondo a una discesa di pietre, appare il rifugio, come un dolce sollievo. Le forze si riaccendono, pregusti la sensazione appagante di essere atteso, come un ospite importante. C'è una persona che non ti conosce, ma ti aspetta, perché quella è la missione che ha scelto.
Ti ristora vedere altri come te, felici per aver ascoltato il proprio cuore e non le proprie gambe. Un saluto multilingue, tanti sorrisi di chi capisce i tuoi patimenti e condivide il tuo sollievo. Il pasto condiviso in semplicità, parole di conforto e amicizia. Volti che hanno del familiare, perché negli occhi hanno il Cammino, come i tuoi. L'hospitalero ti introduce in quel piccolo mondo, mentre fuori già scurisce e il vento smuove l'insegna del rifugio.
È un tipo strano, con la barba bianca, lo sguardo sveglio, la favella sagace. Mostra a tutti i suoi quadri in grossi album di fotografie. Volti incontrati e riprodotti su tela, immagini di una mente lucida e visionaria, diletto di una passione coltivata con tenacia. È un piacere ascoltare di pellegrini passati da lì e mai più dimenticati, di storie quotidiane di un mondo che cammina verso la stessa meta.
Anche se hai scelto di camminare da solo, in realtà non lo sei mai. Il cammino ti mette al fianco compagni di viaggio, decidendo per te. Puoi fare la stessa strada per giorni; svolti una curva e sono là; alzi gli occhi dai tuoi piedi e te li trovi accanto; raggiungi stremato il rifugio e il loro saluto ti rinfranca e al mattino ti incoraggia. Poi svaniscono per giorni, ma non li hai di certo persi. Altri li ritrovi a ogni tappa e sembra che il camino li abbia legati indissolubilmente a te. Giureresti che ti siano sempre stati accanto, camminato sempre con te. Appaiono come per incanto nel tuo stesso rifugio, quasi lo avessero fatto apposta, ma vogliono solo che tu condivida con loro la fatica di essere pellegrino. Forse li riconoscerai da lontano, scendere la scalinata della grande cattedrale e dirai, schermandoti gli occhi dal sole: è Amedée! O forse non li rivedrai più, ma rimarranno per sempre compagni di cammino. E altri ti diranno che il giorno dopo andranno più lontano di te e non puoi fare altro che lasciarli andare. Con la certezza di essere stato tu stesso cammino per loro.
Sii tu stesso strada da percorrere, fatica da sopportare, gioia della meta.
Puoi guardare negli occhi chi ti cammina a fianco, da pari a pari, senza artifizi. Ognuno è responsabile del carico che ha deciso di portarsi addosso e dentro, ma può decidere di condividerlo in ogni momento. Così spoglio del superfluo, rivela se stesso. Parla delle sofferenze della sua vita, non ha paura di svelare i patimenti che lo hanno spinto fino a lì. I sogni che lo inseguono ogni notte e lo spingono a realizzarli.
La giornata di viaggio trascorre tra la natura intorno e l'avvicinarsi della meta, ma anche tra il timore di essere assaliti dai briganti o da bestie feroci. Come fossi pellegrino di un tempo ormai lontano.
Il cammino è un tuffo nel passato, sulle antiche vie che hanno visto principi, nobili e signori, accanto a poveri viandanti e penitenti, questuanti di Salvezza. L'anima del pellegrino pervade queste antiche vie, i piccoli borghi quasi disabitati, le chiese dedicate al santo. L'immagine di quanti ci hanno preceduto nei secoli, ci guida attraverso le nebbie della Galicia. Dita di luce, come una mano tra i capelli, scompigliano l'aria bruna del mattino a O' Cebreiro. Un sentore di corpi affaticati sulle mura diroccate, i sospiri, gli ansiti, le voci.
Nei momenti di sconforto, solo la fede tiene saldo il cuore del pellegrino.
Capita di trovare una casa con la porta sempre aperta, non bisogna bussare. Poche cose attorno alla stufa accesa, una libreria, una poltrona, un libro aperto su un leggio. Un uomo venuto da lontano, oltre l'oceano, ci dà il benvenuto. Ci guarda benevolo, incoraggiando una domanda che, chissà come, si attende che gli facciamo: possiamo pregare qui, prima di continuare?
Non ci chiede nulla, ci concede tutto e, prima di lasciarci andare, ci fa prendere per mano. Prega per ogni pellegrino e per il mondo e chiede la benedizione di Dio, perché doni forza nella fatica e costanza nel cammino.
In una piccola chiesa, una semplice cerimonia per la pace. Ci si lava i piedi l'un l'altro, ripetendo il gesto di Gesù. La parola del Vangelo, pur se letta in lingue diverse, unisce ognuno e lo interroga profondamente, come sa fare una parola viva.
E ti senti colmo di pace e serenità.
Il cammino è un laboratorio di pace e convivenza, di accoglienza e condivisione.
Cercando una chiesa una domenica, abbandoniamo il cammino. Le case e le vie sono immerse nel religioso silenzio della festa. Dalle finestre, abitanti preoccupati, ci informano che la direzione giusta è dalla parte opposta. Proviamo a spiegare che stiamo cercando la chiesa.
Che la direzione giusta, per noi, è quella.
La gente che osserva giovani e anziani, passare con lo zaino in spalla, forse è usa a questo spettacolo. Eppure ognuno, chi ha fatto a sua volta il cammino e chi lo farà, solidarizza con gli sforzi e le fatiche dei pellegrini. E incoraggia, accompagna.
Nel piccolo cortile della chiesa, dopo la funzione, un crocchio di anziani discute in cerchio. C'è aria di festa.





Emanuele Zanardini
Ho scavallato l'età della scuola senza infamia e senza lode... e ancora sto “immaginando” cosa farò “da grande”.
Ho toccato il suolo dei cinque continenti, ho visto il mondo, senza avere la pretesa di averlo capito. Eppure in ogni luogo ho trovato una storia. E ho deciso di raccontarle!
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[Viaggi] Il cammino di Santiago (parte I), di Emanuele Zanardini

[Viaggi] Il cammino di Santiago (parte I), di Emanuele Zanardini

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Il cammino di Santiago: un lungo viaggio dentro se stessi e verso gli altri. Un cammino che plasma, ogni passo ridona tutte le energie sottratte il giorno precedente, moltiplicandole.

Popoli ed eserciti; piccole carovane e viaggiatori solitari; vagabondi e pellegrini, hanno intessuto il tempo e la storia con i tracciati delle loro peregrinazioni. Esodi verso terre promesse, sepolcri da conquistare e riconquistare. Amori da salvare. Vicende e passioni che “buttano fuori” da se stessi.
Al giorno d'oggi, parte dell'umanità ha sotterrato la sua indole nomade. Costretto dalla cultura, che lo fa rinchiudere nel suo privato – per opportunità o paura – é l'uomo stesso che si lascia costringere a terra, consapevole della propria scelta. 
Il viaggio non è solo un movimento di spazio e tempo: si viaggia prima di tutto dentro se stessi e verso gli altri. Forse è questo il viaggio che fa più paura.
Il rapporto tra uomo e mondo circostante ha la struttura del solido – come le cose, il denaro, che danno l'impressione di sicurezza, la sensazione di sazietà – ma quando questi legami si modificano, fino a sublimarsi nella forma del sogno, l'uomo riscopre il suo anelito di libertà.
Sempre alla ricerca di un amore che riempia la sua quotidianità. Non la quotidianità dei gesti e dei luoghi – che può essere sottoposta a periodi più o meno lunghi di immobilità – ma quella dell'essere, in perenne movimento, nella ricerca della propria vocazione. Un amore che cerca in altre quotidianità, che chiaramente non gli appartengono, ma che crede possano spezzare la catena della sua vita stanziale, chiusa.

Il tempo trascorso in preparazione alla partenza, è il tempo che capovolge, rielabora, ricostruisce il senso di un viaggio. 

Pianifica i passi da compiere, studia i movimenti e le tappe, cerca rifugi di apparente sicurezza, dove sfuggire alle incertezze e alle insidie del cammino. Il trascorrere lento dei giorni d'attesa, scompone le motivazioni combinando vecchi e nuovi desideri. Interroga le motivazioni, i patimenti, le scelte di vita che rendono necessaria una nuova partenza. Cristallizza le speranze e le aspettative di un distacco previsto, eppure temuto.
Nel movimento dell'uscire dalla realtà conosciuta, arriva un momento, un sussulto, nel quale il cuore del pellegrino “raggiunge” già la meta, crede che quel legame d'amore che va cercando si possa realizzare.
Nel passaggio nel quale il corpo è ancora sulla porta di casa, ma la sua interiorità si è già staccata dal quotidiano, il viaggiatore vede se stesso dal di fuori. La sua vita presente sotto la luce di un futuro prossimo, linea di demarcazione fisica e spirituale, che è il viaggio e intravede la possibilità di una rivoluzione. Inizia il cammino.

Ogni giorno devi andare

Camminare al mattino presto, accompagna il risveglio del corpo e dello spirito. Ogni passo è un contatto con il proprio essere, ancora un po' preda dei sogni. Stabilisce una connessione con il mondo, con il giorno che nasce, con la terra che è stata affidata all'uomo, perché la custodisca.
Pian piano il sole si sporge dal suo balcone fatto di monti, riscalda il corpo ancora rigido e lo dispone all'incontro con il mondo e con l'altro.
Risveglia, rinnova le vie deserte che più avanti saranno chiassose e confuse e mescoleranno sensazioni e illusioni: trasporteranno bisogni.
Certi giorni la meta è un'incognita fino all'ultimo passo, sembra sparita nella nebbia. Non riesci a immaginare cosa succederà sul percorso e se le gambe riusciranno a sostenere il peso che portano fino a destinazione. Fiduciosa la carovana avanza, insegue quello che, da certezza, durante la marcia è diventato un miraggio. Lungo il percorso ha raccolto pellegrini soli, bisognosi di un sostegno per riuscire ad andare avanti.
Quando le ombre della sera si allungano e un altro giorno di cammino volge al termine, la stanchezza affiora. Chissà se nel luogo scelto come destinazione, si troverà posto per posare il capo o bisognerà proseguire per il paese successivo e oltre. E quando si è costretti a continuare, occorre quasi violentare la propria volontà per non lasciarsi cadere, fidandosi della provvidenza.

¡Buen camino!

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Il primo momento del cammino poggia sulla leggerezza del corpo riposato. Sembra non abbia importanza quanto tempo ci vorrà per completare la tappa. I pensieri sono ancorati alla notte, ai sogni. Non importa nemmeno quale sarà la meta: verrà deciso durante il cammino. Meglio, sarà il cammino a scegliere per noi. Non interessa il tempo che passa, i passi scandiscono il suo trascorrere. Ogni passo è un passo in meno alla meta. In un istante, come un mantra, le gambe portano più lontano del cuore. Avanti, senza voltarsi indietro.
Il secondo momento inizia all'improvviso, dopo una sosta rinfrescante, che dovrebbe ridonare le forze.
Invece il passo si fa pesante, i minuti, le ore diventano il metro, ma passano così lentamente. La mente inizia a chiedere quanto manchi alla meta, lo sguardo spinto oltre, verso un punto d'arrivo, un rassicurante approdo. Invece ci sono solo strada e polvere.
Sali e scendi dai monti, scosso dal vento sulla china di un passo. Ti fermi a tirare il fiato, alzi gli occhi e vedi, a cavallo della pala di un mulino a vento moderno, un Don Chisciotte ghignante che ti urla: ¡Buen Camino!
Ogni giorno ti accorgi che non sei tu a “fare il cammino”, ma è il cammino che ti plasma. Ridona tutte le energie che il giorno precedente ti aveva sottratto, moltiplicandole. Non lascia che ti arrenda, chiede di andare e non puoi fare nient'altro che obbedirgli. Se ascolti la sua voce, che sussurra in ogni cosa, non puoi resistere al suo richiamo.
Il cammino ti chiede solo di andare.
I passi si fanno consuetudine, ritmo; ritornello al canto del corpo che vive, geme, si sforza, fatica.
Si fanno accompagnamento al pensiero del domani, della propria vita; inducono alla riflessione.
Si fanno preghiera.





Emanuele Zanardini
Ho scavallato l'età della scuola senza infamia e senza lode... e ancora sto “immaginando” cosa farò “da grande”.
Ho toccato il suolo dei cinque continenti, ho visto il mondo, senza avere la pretesa di averlo capito. Eppure in ogni luogo ho trovato una storia. E ho deciso di raccontarle!
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