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In primo piano

[Viaggi] Tutta la forza dell'universo: il cammino di Santiago (parte III), di Emanuele Zanardini


Il cammino di Santiago: chiudere gli occhi e muovere il primo passo, sembra di sentire una eco, un'emozione che risuona dentro. Percependo tutta la forza dell'universo.

Apri le orecchie e tendile all'infinito, tutte le tue cellule si allertino. Il tuo naso si faccia curioso, la tua bocca attenda affamata.
Camminare nel bosco al mattino presto, nel buio, nel silenzio così animato di sensazioni, di piccoli rumori capaci di farti sobbalzare. Il rumore dei propri passi trasfigurato dall'oscurità. Sembra una marcia di spiriti. L'andare sinusoidale tra vigne e frutteti; cogliere e assaporare more sul ciglio della strada o fichi da una pianta che ombreggia la mulattiera, con il timore di essere sgridati. Salire e scendere assolati e pietrosi costoni di montagna o attraversare piccoli borghi contadini, sulla strada lieve che induce l'allegria e il passo leggero.
L'umore muta con il paesaggio che cambia. Lo sguardo non sia rivolto ai piedi, anche se una pietra può essere di inciampo. Devi sforzarti di essere parte di quella natura che ti è stata donata perché la custodisca per il tuo prossimo.
Quanti mondi in un giorno di cammino hai attraversato! Sai che fai parte della modernità, ti è diventata indispensabile, ma non puoi scordare che nel profondo il mondo è semplicità, generosità verso chi lo ama e da lui trae linfa vitale. Accetta su di te tutto ciò che il tempo offre generoso: il vento e la pioggia, il sole e l'incanto di sentirsi tutt'uno con la natura, sentirla amica e talvolta, con sorpresa, amante.

Sei un viandante che domanda alla natura nutrimento, un giaciglio sul quale riposare, il necessario alla fatica del tuo andare.

Il cammino è un atto semplice, quasi d'altri tempi, che ti immerge più profondamente nella realtà. Non ti porta ai confini del mondo, semmai quelli di un mondo. Circoscritto in un bosco, su una montagna, in un campo, ma che porta in sé tutta la forza dell'universo. Non potrai mai scoprire tutte le forme di vita che lo abitano, né tutte le aspirazioni della gente che lo vive. Nemmeno tutti i desideri che albergano in te.
Non vale forse la pena rallentare, abbandonare conquiste di spazi infiniti, per esplorare dal di dentro questi piccoli mondi meravigliosi?
Raccontano le cronache antiche, che le torri della cattedrale si vedessero da lontano, in cima alla collina. Il cuore dei viandanti e dei pellegrini si accendeva di gioia al vederle, le fatiche svanivano come per miracolo. E forse lo era davvero, un miracolo.
Oggi c'è una città da attraversare, prima della grande piazza. Una moderna distesa di strade ed edifici, la celano alla vista degli occhi, ma non del cuore. La modernità rischia di soffocare il resto. Il passaggio dalle stradine e gli edifici antichi della Galicia, cede il passo all'asfalto e ai palazzi di vetro e cemento di Santiago. Finisce la magia di immaginarsi in un mondo remoto. Così risulta più evidente il confine tra ciò che il progresso ha lasciato all'umanità e ciò che all'umanità ha sottratto.
Il frenetico avvicendarsi degli impegni quotidiani degli abitanti, contrasta con l'esperienza dei pellegrini, che hanno esercitato la loro sovranità sul tempo.
La frettolosità dei contatti umani tra una cosa da fare e l'altra, si scontra con il rapporto costruito insieme, durante le ore di cammino, fatto non solo di parole, ma di respiri, occhiate, silenzi. Ascolto, comprensione, paziente attesa.
(citazione Le Breton)

A misura delle proprie aspirazioni

La felicità dell'arrivo è un attimo fuggente. Bisogna essere allenati per godere dei momenti vissuti. Non è sempre facile, affrancarsi dall'abitudine a cercare subito un “dopo”. Il dopo che significa tutto per chi ha fede, ma che è più prosaicamente la tentazione di andare subito oltre, senza perdere tempo. La smania di vedere il seguito. Altri luoghi, strade, persone.
Il senso di questo “oltre”, si nasconde sotto le apparenze. La vera ricerca è grattarne la scorza, giungere fino al midollo. Assaporare il presente, congiunzione del passato che ci ha portato fino a questo momento, con il futuro, che questo momento contribuirà a scrivere.
Nei giorni di cammino, ho conosciuto qualcosa in più di me stesso. Sono stato capace di resistere oltre ogni fatica. Ho lasciato indietro inibizioni e paure. Ho trovato motivazioni per continuare a camminare, nonostante il dolore. Sono stato complice di piccoli tradimenti, artefice di grandi riconciliazioni. Mi sono lasciato trasportare, trasformare, trasfigurare.
Ho appreso il segreto del peregrinare nei miei giorni, anche se magari avrò bisogno di tempo per trasformarlo in Vita vera.
Aspetto prima di fare l'ingresso nella piazza. Voglio condividere con le mie compagne di viaggio il sublime momento dell'arrivo, la gioia che allevia la fatica. Ci sediamo al centro della piazza, a contemplare la cattedrale. Sui nostri volti una felicità discreta, di chi ha scoperto un tesoro, ma non lo brama. Così, attendiamo un'ispirazione, che si manifesterà per ognuno a misura delle sue aspirazioni. Guardiamo altri gruppi arrivare, abbracciarsi, ritrovare compagni di cammino lasciati un giorno sulla via. E solitari viaggiatori, che godono della felicità altrui, facendola propria.

Là dove la terra finisce... Inizia un altro viaggio

santiago-conchiglia

La conchiglia è il simbolo del Cammino di Santiago. Decora il bastone del pellegrino, è orgoglioso vessillo di un'impresa, simbolo del penitente che cammina per espiare i peccati. Una volta arrivati a destinazione, i pellegrini di un tempo proseguivano fino all'oceano. Raccoglievano una conchiglia sulla spiaggia, come testimonianza del pellegrinaggio.
E là, davanti all'immensità sconosciuta dell'oceano, affidavano il proprio futuro, l'incerto viaggio di ritorno, alla provvidenza.
Di fronte alla sconfinata distesa d'acqua, ti puoi sedere su una roccia e attendere. Aspettare che il sole scenda sotto la linea dell'orizzonte e le stelle portino sollievo al buio della notte e al tuo cuore. Il giusto premio per la fatica. In fondo, pensi di esserti meritato lo spettacolo che hai di fronte. Ora puoi ritornare alla vita di sempre, tra quelli che ti davano del “pazzo”, quando hai detto che avresti fatto 800 km a piedi.
Oppure potresti rialzarti, scuotere dai calzari la polvere della soddisfazione, non quietare il cuore con surrogati della felicità. Ascoltare il lieve tormento, il richiamo dell'infinito, dell'eternità.
Poi tutto ti sembra più definito. Il giorno che finisce, il buio che per altri nel mondo è luce; il miracolo dell'alba, sempre nuova. Un nuovo inizio, una nuova rinascita.
Non ti puoi sottrarre, solo vivere.
Guardi il disco rosso, stringi gli occhi e dici: Sì, è là dove voglio andare domani.






Emanuele Zanardini
Ho scavallato l'età della scuola senza infamia e senza lode... e ancora sto “immaginando” cosa farò “da grande”.
Ho toccato il suolo dei cinque continenti, ho visto il mondo, senza avere la pretesa di averlo capito. Eppure in ogni luogo ho trovato una storia. E ho deciso di raccontarle!
Mi sento un uomo in viaggio (d'amore), Selfpublished.
La guerra è finta, andate in pace, bookabook.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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