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In primo piano

[La ricompensa è il viaggio] L'editoriale di Emanuele Zanardini: questuanti di salvezza, il cammino di Santiago (parte II)


Il pellegrino vive di piccole gioie, quando i passi si fanno corti, stanchi, sul crinale assolato di un monte. Perché è sufficiente un piccolo miracolo per alleviare la sofferenza del cammino. Che gioia, quando in fondo a una discesa di pietre, appare il rifugio, come un dolce sollievo. Le forze si riaccendono, pregusti la sensazione appagante di essere atteso, come un ospite importante. C'è una persona che non ti conosce, ma ti aspetta, perché quella è la missione che ha scelto.
Ti ristora vedere altri come te, felici per aver ascoltato il proprio cuore e non le proprie gambe. Un saluto multilingue, tanti sorrisi di chi capisce i tuoi patimenti e condivide il tuo sollievo. Il pasto condiviso in semplicità, parole di conforto e amicizia. Volti che hanno del familiare, perché negli occhi hanno il Cammino, come i tuoi. L'hospitalero ti introduce in quel piccolo mondo, mentre fuori già scurisce e il vento smuove l'insegna del rifugio.
È un tipo strano, con la barba bianca, lo sguardo sveglio, la favella sagace. Mostra a tutti i suoi quadri in grossi album di fotografie. Volti incontrati e riprodotti su tela, immagini di una mente lucida e visionaria, diletto di una passione coltivata con tenacia. È un piacere ascoltare di pellegrini passati da lì e mai più dimenticati, di storie quotidiane di un mondo che cammina verso la stessa meta.
Anche se hai scelto di camminare da solo, in realtà non lo sei mai. Il cammino ti mette al fianco compagni di viaggio, decidendo per te. Puoi fare la stessa strada per giorni; svolti una curva e sono là; alzi gli occhi dai tuoi piedi e te li trovi accanto; raggiungi stremato il rifugio e il loro saluto ti rinfranca e al mattino ti incoraggia. Poi svaniscono per giorni, ma non li hai di certo persi. Altri li ritrovi a ogni tappa e sembra che il camino li abbia legati indissolubilmente a te. Giureresti che ti siano sempre stati accanto, camminato sempre con te. Appaiono come per incanto nel tuo stesso rifugio, quasi lo avessero fatto apposta, ma vogliono solo che tu condivida con loro la fatica di essere pellegrino. Forse li riconoscerai da lontano, scendere la scalinata della grande cattedrale e dirai, schermandoti gli occhi dal sole: è Amedée! O forse non li rivedrai più, ma rimarranno per sempre compagni di cammino. E altri ti diranno che il giorno dopo andranno più lontano di te e non puoi fare altro che lasciarli andare. Con la certezza di essere stato tu stesso cammino per loro.
Sii tu stesso strada da percorrere, fatica da sopportare, gioia della meta.
Puoi guardare negli occhi chi ti cammina a fianco, da pari a pari, senza artifizi. Ognuno è responsabile del carico che ha deciso di portarsi addosso e dentro, ma può decidere di condividerlo in ogni momento. Così spoglio del superfluo, rivela se stesso. Parla delle sofferenze della sua vita, non ha paura di svelare i patimenti che lo hanno spinto fino a lì. I sogni che lo inseguono ogni notte e lo spingono a realizzarli.
La giornata di viaggio trascorre tra la natura intorno e l'avvicinarsi della meta, ma anche tra il timore di essere assaliti dai briganti o da bestie feroci. Come fossi pellegrino di un tempo ormai lontano.
Il cammino è un tuffo nel passato, sulle antiche vie che hanno visto principi, nobili e signori, accanto a poveri viandanti e penitenti, questuanti di Salvezza. L'anima del pellegrino pervade queste antiche vie, i piccoli borghi quasi disabitati, le chiese dedicate al santo. L'immagine di quanti ci hanno preceduto nei secoli, ci guida attraverso le nebbie della Galicia. Dita di luce, come una mano tra i capelli, scompigliano l'aria bruna del mattino a O' Cebreiro. Un sentore di corpi affaticati sulle mura diroccate, i sospiri, gli ansiti, le voci.
Nei momenti di sconforto, solo la fede tiene saldo il cuore del pellegrino.
Capita di trovare una casa con la porta sempre aperta, non bisogna bussare. Poche cose attorno alla stufa accesa, una libreria, una poltrona, un libro aperto su un leggio. Un uomo venuto da lontano, oltre l'oceano, ci dà il benvenuto. Ci guarda benevolo, incoraggiando una domanda che, chissà come, si attende che gli facciamo: possiamo pregare qui, prima di continuare?
Non ci chiede nulla, ci concede tutto e, prima di lasciarci andare, ci fa prendere per mano. Prega per ogni pellegrino e per il mondo e chiede la benedizione di Dio, perché doni forza nella fatica e costanza nel cammino.
In una piccola chiesa, una semplice cerimonia per la pace. Ci si lava i piedi l'un l'altro, ripetendo il gesto di Gesù. La parola del Vangelo, pur se letta in lingue diverse, unisce ognuno e lo interroga profondamente, come sa fare una parola viva.
E ti senti colmo di pace e serenità.
Il cammino è un laboratorio di pace e convivenza, di accoglienza e condivisione.
Cercando una chiesa una domenica, abbandoniamo il cammino. Le case e le vie sono immerse nel religioso silenzio della festa. Dalle finestre, abitanti preoccupati, ci informano che la direzione giusta è dalla parte opposta. Proviamo a spiegare che stiamo cercando la chiesa.
Che la direzione giusta, per noi, è quella.
La gente che osserva giovani e anziani, passare con lo zaino in spalla, forse è usa a questo spettacolo. Eppure ognuno, chi ha fatto a sua volta il cammino e chi lo farà, solidarizza con gli sforzi e le fatiche dei pellegrini. E incoraggia, accompagna.
Nel piccolo cortile della chiesa, dopo la funzione, un crocchio di anziani discute in cerchio. C'è aria di festa.





Emanuele Zanardini
Ho scavallato l'età della scuola senza infamia e senza lode... e ancora sto “immaginando” cosa farò “da grande”.
Ho toccato il suolo dei cinque continenti, ho visto il mondo, senza avere la pretesa di averlo capito. Eppure in ogni luogo ho trovato una storia. E ho deciso di raccontarle!

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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