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L'incipit | #27 "La notte delle stelle cadenti" di Valentina Gerini



La notte delle stelle cadenti
di Valentina Gerini
Lettere Animate
Romance
ASIN B00YBEGKYQ
ebook 1,49€ | Acquista
«Spingi, spingi! Come se tu dovessi fare la cacca!» l'improvvisata ostetrica mi esorta ormai da un po' di tempo. Io spingo come se dovessi defecare ma non accade niente, solo tanto dolore.
«Di più, Sara! Spingi di più! T'ho detto che devi spingere come se dovessi fare la cacca!»
«Non so te, ma io la faccio così» rispondo, perché proprio non capisco. Io davvero la faccio spingendo così, più forte di così non si può. Non so che cacca faccia lei, ma la mia con due di queste spinte era già fuori. E, detto fra noi, credo proprio che un po' ne sia anche uscita, tra tutte queste spinte. Quello che proprio io non volevo, la cosa che temevo di più in assoluto, quello che volevo assolutamente evitare era farla davanti a dottori, ostetriche e, diciamolo, anche al mio fidanzato! Ci conosciamo alla perfezione, non c'è pudore né vergogna tra di noi ma su una cosa siamo sempre stati categorici: il momento dei bisogni di tipo solido rimane sacro e privato. E così è stato, fino a oggi almeno...
Invece qua devo spingere così forte che un po' di cacca l'ho fatta davvero, davanti a tutti. C'è da dire però che non ci sono vere ostetriche e veri ginecologi. Sono di fronte a mia sorella che per l'occasione si è improvvisata ostetrica (avrebbe forse avuto scelta essendosi ritrovata in spiaggia di sera con la sorella che sta per partorire?), il veterinario del paese che è stato convocato in quanto unico medico disponibile in zona, mio cognato che sta rallegrando gli animi e sdrammatizzando la situazione e José.
Non so se al momento ci siano anche altri spettatori in disparte. La scena, degna di un film, sono sicura abbia richiamato l'attenzione di molti ma per fortuna nessuno ha avuto il coraggio di avvicinarsi. Io poi non sarei stata per niente contenta di mostrare le mie grazie a gente sconosciuta. Per fortuna mio nipote Andrea, figlio di mia sorella, ha portato la nostra primogenita Sophie a passeggio questa sera in cerca di un gelato alla fragola e in seguito, appresa l’insolita situazione, si è trattenuto in casa a giocare con lei, che ha solo quattro anni ma non vuole mai dormire prima della mezzanotte.
Il termine della gravidanza è scaduto nove giorni fa e proprio domani sarei dovuta andare in ospedale per essere ricoverata e indurre il parto. Ma la mia bambina è un po' impaziente e pare voglia nascere proprio stasera. Il dieci agosto, la sera di San Lorenzo.
Siamo in spiaggia, sdraiati su degli asciugamani col naso all'insù per guardare il cielo. Quel cielo che ogni notte ci regala una distesa di stelle luminose. Abbiamo deciso di passare qui un paio d’ore stasera, alla ricerca di una buona stella. Non ci siamo posti il problema che fosse pericoloso o sconsigliato stare in spiaggia per me, in queste condizioni. Viviamo dall’altra parte della strada, due passi e sarei potuta rientrare in casa, all’evenienza. E poi, domani è previsto il parto programmato, quindi a nessuno è venuto in mente che potesse accadere una cosa simile.
Cerchiamo di vedere una stella cadente, aspettiamo di vederne la scia per esprimere un desiderio, quando ho la prima contrazione. José se ne accorge subito, perché sbatto un pugno per terra, sulla sabbia.
«Non è niente, tranquilli. Solo una contrazione» li rassicuro.
«Vuoi vedere che partorisci qui?» dice quel gufo di mio cognato e subito dopo ho un’altra contrazione. Poi una ancora e un'altra ancora.
Guardo mia sorella e noto che già sta tenendo i tempi osservando l'orologio. «Allora Sara, sono una ogni tre minuti. Secondo me ci siamo, Anya vuole proprio uscire stasera! Bizio ha ragione!».
Mi giro, cercando conforto nello sguardo di José, che, sgomento, scuote la testa silenzioso. Poi prende coraggio e mi dice: «No Sara, stasera no, ora no! Sono ormai le dieci passate, non ci sono più mezzi pubblici in giro, la macchina è dal meccanico e ce la restituiscono non prima di domani sera, se chiamiamo un ambulanza passeranno almeno due ore prima che arrivi, lo sai come funzionano le cose qua in Repubblica Dominicana, taxi in giro non ce ne sono perché Bocelli è in concerto al teatro di Altos de Chavon e saranno tutti fuori… e poi domani hai l’appuntamento in clinica. Insomma, ma che vuoi davvero partorire in spiaggia???»
«Perché abbiamo forse scelta?» risponde mia sorella Giulia mentre io mi contorco a causa di una nuova contrazione, molto più forte delle precedenti. Voglio spingere, non c’è più tempo. Bizio, bianco come un cencio, ascolta attento le indicazioni di mia sorella e parte alla ricerca di un medico, degli asciugamani in più, delle forbici e dell'acqua.
E quindi eccomi qui, dopo nemmeno mezz'ora dalla prima contrazione, a spingere per dare alla luce la mia bambina, sulla spiaggia di Bayahibe, ai Caraibi, a cinque metri dal mare, sotto un cielo stellato senza l'aiuto di un ginecologo. Non era proprio così che avevo immaginato il parto. Quel travaglio di cui tutti parlano, le lunghe ore di sofferenza durante le quali il collo dell'utero si dilata, in cui non si sa che posizione prendere, camminare o stare stese, borsa dell’acqua calda o fredda sulla schiena, quando si grida di dolore e si impreca che finisca presto, tutto questo io non l'ho vissuto. In poco più di mezz’ora sono già pronta per spingere. Per la mia piccola Sophie non ho provato tutto questo. E io mai avrei pensato di ritrovarmi a partorire così. Sembrava tutto così calmo e statico ieri alla visita ginecologica. Tanto calmo che nessuno mi aveva preparata a un parto lampo come invece sta accadendo. Non credevo si potesse partorire in maniera così veloce. Dopo pochissime contrazioni sento già una forte pressione al basso ventre. Devo spingere. La mia bambina ha fretta di uscire, dopo essere stata bella tranquilla per quasi dieci giorni oltre il termine della gravidanza. Sento la sua testa premere per uscire. L'insistenza di questa sensazione mi fa capire che devo rassegnarmi, partorirò in spiaggia, non c'è più tempo.

★★★★★

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Il buon giorno di vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

About Stefania Bergo

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