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In primo piano

Anteprima: Elena Genero Santoro racconta "Il tesoro dentro", nell'intervista di Silvia Pattarini

IL TESORO DENTRO >> more info
di Elena Genero Santoro
Zerounoundici Edizioni
Giallo psicologico
ISBN 978-88-6307-950-0
cartaceo 13,17 € |  Acquista


Anna è una bella donna che ha perso il marito da due anni ed è ancora depressa. Ha ereditato una libreria antiquaria sull’orlo del fallimento e mal sopporta il caratteraccio di Amanda, la sua contabile. Due uomini la corteggiano da qualche tempo: Emil, uno scrittore danese che fugge da se stesso, e Alberto, un entusiasta imprenditore che si offre di aiutarla con la sua libreria in crisi.
Inizialmente Anna pare destinata a destreggiarsi tra entrambi gli uomini, in attesa di capire di chi innamorarsi e di tornare alla vita. In realtà per uno dei due il cuore di Anna non è il vero obiettivo.
Ci sono ben altri interessi in gioco. Così, mentre il passato bussa alla porta di Emil, due persone si faranno davvero male. Ma chissà che nei vaneggiamenti della stramba Amanda non si nasconda qualche indizio e la chiave per arrivare alla fine di una singolare caccia al tesoro. Un romanzo a tinte gialle e rosa, che affronta anche il tema della malattia mentale.


Il nostro sito è lieto di ospitare una scrittrice sempre attiva, già nota al già pubblico di lettori per le sue molteplici pubblicazioni. Nel nostro salotto virtuale incontriamo Elena Genero Santoro.

Buongiorno Elena e bentornata!
Qui ormai siamo una grande famiglia e in famiglia ci si sostiene a vicenda. Una grande avventura la tua passione per la scrittura. Raccontaci cosa ti spinge a scrivere nella tua vita di tutti i giorni, cosa ti affascina e ti ispira?
Ciao Silvia e grazie ancora una volta per questo spazio e per le attenzioni che mi dedichi. Scrivere è il modo in cui rifletto sulla realtà che mi circonda e riesco a darle un senso. Scrivere è come coltivare con cura un campo di idee e vederlo fiorire, prendere forma e diventare sempre più rigoglioso. Scrivere è mettere su carta (o meglio, sullo schermo) un pensiero che è stato cullato per giorni e notti prima di diventare parola. Insomma, non potrei farne a meno.

Il tesoro dentro” è la tua ultima fatica letteraria: vuoi ricordarci, i titoli delle tue pubblicazioni precedenti?
La lista inizia a diventare lunga. Ci sono i libri della serie di Futura e Patrick, di cui sono usciti i primi due volumi, Perché ne sono innamorata, con Montag, e L’occasione di una vita con Lettere Animate, più il nono volume, Un errore di gioventù, con 0111 Edizioni. I volumi dal terzo al sesto dovrebbero uscire nei prossimi mesi con Lettere Animate. Poi c’è Gli Angeli del Bar di Fronte, una storia a sé che esula dalla saga, pubblicata con 0111 Edizioni. Infine Il tesoro dentro.

Perché la scelta di questo titolo? Ti riferisci a un tesoro fatto di monete e preziosi, o piuttosto a una persona speciale?
Il titolo del libro racchiude molti significati, sia concreti che metaforici. Il tesoro è ciò che Anna, vedova da due anni, si porta dentro e non vuole cedere per nulla al mondo: è il ricordo del marito defunto, prematuramente scomparso, con cui lei ha trascorso anni felici. Il tesoro è qualcosa di indefinito che Amanda, mentalmente disturbata, cerca di difendere con le unghie e con i denti e fino alla fine non si chiarisce se le sue siano solo allucinazioni o se ci sia qualcosa di reale di cui solo lei è a conoscenza. Ma il tesoro è anche qualcosa di estremamente concreto che qualcuno sta cercando a discapito di qualcun altro… Infine simboleggia il sentimento da cui ripartire per poi rinascere.

La copertina del tuo “Il tesoro dentro” è un piccolo capolavoro di grafica, una delle più belle copertine che abbia visto in tempi recenti, tant’è che se vogliamo addurre a un paragone, anche i grandi editori ultimamente non si sprecano in idee innovative e finiscono per rendere i libri e i titoli, gli uni molto simili agli altri, mancando spesso in creatività e originalità. Il messaggio che trapela dalle loro copertine seriali, è che i libri e di conseguenza anche gli autori, sono solo dei numeri da lanciare sul mercato, dove il più forte sopravvive, mentre gli altri soccombono. Premesso che la copertina funge da biglietto da visita, dunque anche una strategia di marketing, si è trattato di una scelta esclusivamente editoriale, o l’idea è stata condivisa con te?
La copertina, devo ammetterlo, ha avuto molto successo sui social, tanto da augurarmi che spero che il libro ne abbia in proporzione: sarebbe un best seller! L’immagine l’ho scelta io, insieme a un’altra, e le ho indicate alla CE che poi ha optato per quella che vedete e ha creato la copertina vera e propria, scegliendo la grafica e accostando i colori. La foto mi ha ispirata intanto perché è invernale, e tutto il racconto si svolge in inverno. Inoltre mi comunicava l’idea di qualcosa di prezioso, connesso al sentimento e da proteggere con cura. Un tesoro, insomma, e questa è stata la ragione della mia scelta a pelle. Sul marketing non mi voglio pronunciare perché non ne ho davvero la più pallida idea. 

Ho notato che un filo conduttore o di aggregazione dei tuoi romanzi, è la tua Torino che spesso fa da sfondo alla trama. Anche stavolta i lettori avranno il piacere di conoscere una zona della tua magnifica e misteriosa città?
Come sempre di Torino regalo qualche frammento reale e poi mi sbizzarrisco con la fantasia. Quello che descrivo è tutto reale, (Palazzo Reale, via Pietro Micca, il museo del cinema nella Mole Antonelliana, i ristoranti in cui i protagonisti mangiano) eccetto il negozio di Anna che è del tutto inventato. E poi prendo in prestito un monumento reale e antico per collegarlo ad un mistero frutto della mia fantasia. E quale luogo migliore di Torino per ambientare un mistero?

Quanto ti ha coinvolta intimamente la stesura dell’ultimo romanzo? La protagonista in qualche modo ti assomiglia?
Anna mi assomiglia assai poco. In verità nessun personaggio mi assomiglia, ma per alcuni personaggi ho avuto uno spunto reale. Il primo è Emil, lo scrittore danese: ho conosciuto davvero uno scrittore danese poliglotta che aveva deciso di vivere a Torino. Ovviamente la storia che gli ho attribuito è completamente inventata, ma io nutro un’attrazione folle per le persone che hanno vissuto in mille posti, conoscono mille culture e parlano mille lingue. Ce n’è almeno uno in ogni mio romanzo e non ho intenzione di smettere. È una dipendenza. E poi Alberto e l’amica Paola… ma non voglio rivelare troppo.

Amanda Lo Munno, protagonista ambigua, dalla doppia personalità. Personaggio intrigante, una mente complessa, difficile delinearne il carattere, difficile anche creare dal nulla una personalità così ambivalente: ti sei ispirata a qualcuno che conosci?
Amanda non ha una doppia personalità, Amanda ha una mente contorta e una personalità sommersa. Nessuno può intuire ciò che c’è veramente nella sua testa e le sue manifestazioni esterne e bizzarre non sono che la punta di un iceberg. Per questo è, di fatto, un’incompresa, una donna non capita e talvolta derisa, che suscita fastidio. Anna la vede come una persona con un “caratteraccio”, una umorale, talvolta intrattabile. Siamo abituati a pensare al “matto” come a colui che esce per strada nudo e si mette a urlare o che ammazza le persone. Prima di queste manifestazioni estreme, però, ci sono mille altre sfumature più tenui che rendono difficile al profano riconoscere un problema serio. Questo è il grosso dramma della malattia mentale: dalla maggior parte delle persone, in prima battuta non viene riconosciuta, quindi, sicuramente non può essere nemmeno accettata. C’è la tendenza a pretendere che tutti si comportino seguendo delle regole predefinite e che soprattutto ragionino secondo i canoni comuni, mettendo da parte le loro stranezze al momento buono. Mi vengono in mente, per citare un esempio, tutti i corsi di comunicazione o di gestione del conflitto che vengono proposti in ambito di formazione aziendale. Danno sicuramente spunti interessanti, ma l’assunto iniziale è che si rivolgono a persone “ragionevoli”, perché in una azienda non è previsto che ci siano impiegati in pieno delirio psicotico. Ma le persone scollegate dalla realtà come Amanda sono presenti in tutte le realtà sociali e in qualunque contesto lavorativo, ciononostante non possono adeguarsi ai canoni comuni e non riescono a seguire un ragionamento lineare e pieno di buon senso solo perché lo si pretende da loro. Ecco perché la presenza di una Amanda in società diventa difficile e talvolta ingestibile. Aggiungo che per la diagnosi corretta su Amanda mi sono rivolta a un amico neuropsichiatra che mi ha dato una preziosa indicazione.

A tuo parere quali sono i punti di forza del romanzo?
I punti di forza li giudicheranno i lettori. Da parte mia posso dire che ho lavorato molto per rendere credibile la parte che riguarda il “mistero” e per porgere tutta la narrazione con una scrittura semplice e diretta. Vedremo se ci sono riuscita.

A che target di pubblico ti rivolgi? A che genere letterario appartiene?
Ahah, questa è la domanda che mi mette più in crisi di tutte! Non riesco mai a scrivere libri che rientrino in un genere o stiano a cavallo tra un paio di generi ben definiti. La CE, dovendo pur inserirlo in una categoria, ha classificato il libro come “giallo psicologico”, ma i lettori non devono aspettarsi un thriller mozzafiato o d’azione. Il romanzo è più psicologico che giallo. La storia inizia lentamente, nel letargo invernale. Anna non riesce a scollarsi di dosso la tristezza per la perdita del marito nonostante siano passati ormai due anni. Non ha più parenti ed ha un’unica grande amica, Paola, che cerca in ogni modo di darle una mano. E quando Anna conosce, in circostanze diverse, Alberto ed Emil che si interessano entrambi a lei, il lettore avrà impressione che si riduca tutto ad una faccenda di cuore e innamoramento. Chi sceglierà Anna tra i due pretendenti? A quel punto, inaspettatamente, si delinea meglio il mistero e tutti i personaggi saranno coinvolti, in un modo o nell’altro, in una specie di caccia al tesoro. Il mio romanzo inoltre tratta anche alcuni temi d’attualità. Della malattia mentale ho già accennato, ma il libro ne contiene anche un altro: la dipendenza da social network. Infatti il personaggio di Sylvia farà la sua comparsa con un cellulare in mano e non lo lascerà finché… no, non ve lo anticipo. Ma il suo osservare lo schermo compulsivamente, chiudendo e riaprendo le app una dietro l’altra in modo talmente automatico da non accorgersi dell’inutilità dei suoi gesti è un ritratto crudo e angosciante di una realtà che ci circonda. Però, soprattutto c’è Anna, che vive sempre sospesa tra il ricordo nostalgico e struggente di un passato felice e l’incertezza del presente. I suoi sentimenti, insieme a quelli degli altri protagonisti, rimangono il cardine e il filtro per qualunque avvenimento. Quindi mi piace definire il mio romanzo come sentimentale, nella accezione più ampia.

Vuoi lasciare ai nostri lettori un piccolo “assaggio” di quest’opera?
Te ne lascio due:

“E poi c’era Amanda, quell’odiosa contabile che la zia Rita aveva assunto dieci anni prima e che campava grazie a “Parole antiche” e a pochi altri incarichi. Anna l’aveva ereditata insieme a tutto il resto. Amanda era strana, una zitella secca di circa quarant’anni che vestiva sempre di nero e indossava cappellini a dir poco bizzarri. La sua presenza era annunciata dalla nuvola di profumo che si portava appresso, una fragranza soffocante, incensata e irrespirabile mista al fumo. Infatti, qualunque cosa indossasse, non si separava mai da un borsellino a tracolla in cui teneva le sue sigarette. Amanda svolgeva il suo lavoro senza infamia né lode, anzi, tutto sommato dignitosamente. In compenso aveva sempre una critica pronta e tante volte aveva fatto intendere che lei sì che avrebbe saputo come risollevare le sorti del negozio, ma poi, interrogata sui dettagli, se l’era cavata ogni volta con un discorso vago e nessuna delle sue fragili ipotesi era mai parsa fattibile. Anna la tollerava male perché non vedeva in lei un supporto, ma solo una presenza sgradevole. In certe occasioni Amanda era davvero ridicola, perché indossava abitini improponibili che la ingoffavano, ma si dava arie da femme fatale. La zia Rita le era realmente affezionata, ripeteva che in fondo la contabile era una creatura tenerissima e indifesa: viveva da sola e non aveva una famiglia, aveva avuto una vita complicata e meritava comprensione. Il ricordo della zia era l’unico motivo per cui Anna non la cacciava, tuttavia non riusciva a simpatizzare per Amanda. Della sua esistenza incasinata non voleva nemmeno sapere, le bastava la propria. Negozio a parte, Anna la teneva volutamente a distanza. L’unica cosa da cui non riusciva a sfuggire erano i discorsi intricati e volti ad autoesaltarsi con cui quella la ammorbava quando era in vena di chiacchierare.”

“Mentre parlava si era accorta che Francesco la fissava ammirato, con le pupille leggermente dilatate. Non era stato solo per ciò che si erano detti, ma anche per l’alchimia che si era creata tra di loro. Lui era rimasto attratto dalla sua energia, dalla sua vivacità, dalla sua inclinazione a fare un sacco di cose. Amava, e un po’ temeva, la sua indole burlona e goliardica. Quando lei gli aveva raccontato degli scherzi che ordiva ai danni del suo povero allenatore (“gli abbiamo infilato una biscia viva nella biancheria sporca! Sai che risate!?”) lui era impallidito e con un sorriso incerto aveva esclamato:
«Ehi, non mi giocare mai un tiro del genere!»«No, giuro», aveva promesso lei ridendo, con le dita incrociate dietro la schiena.A posteriori, l’unico brutto scherzo gliel’aveva fatto lui, dieci anni dopo.”

Elena preferisce leggere alla vecchia maniera, sfogliando le pagine e annusando il profumo dei libri, oppure si è lasciata sedurre dalle nuove tecnologie e legge utilizzando i nuovi supporti digitali?
Il profumo dei libri ha sempre il suo fascino, ma per riuscire a girarmi in casa, per risparmiare qualche euro e per avere tutte le mie letture sempre con me mi sono convertita all’ereader già da un paio di anni. Mi trovo molto bene. È pratico e mi permette anche la lettura serale senza accendere altre luci. D’altronde se i miei libri precedenti, pubblicati da piccole CE, se hanno avuto occasione di diffondersi è stato grazie all’invenzione dell’ebook e al tamtam su Facebook. Nessuno, di questi tempi ha voglia di investire 15 euro per un volume cartaceo scritto da una sconosciuta. 

Hai nuovi progetti per il futuro?
In pentola bolle sempre qualcosa, ma da buona piemontese mi piace parlarne solo dopo aver concretizzato…

Elena, mi ha fatto molto piacere approfondire i dettagli del tuo ultimo libro, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri e torna presto a trovarci.
Grazie a te Silvia, come sempre!




Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.

About Silvia Pattarini

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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