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In primo piano

[Libri] Tamara Marcelli presenta "Il sogno dell'isola" nell'intervista di Stefania Bergo

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In anteprima “Il sogno dell'isola” di Tamara Marcelli, Montag, 2016. Un romanzo introspettivo sulla maternità, la fragilità e la forza di una donna, molto intenso. Lascia addosso una patina oleosa che a tratti toglie il respiro a tratti inebria col suo aroma di rosa selvatica e mare.


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IL SOGNO DELL'ISOLA
di Tamara Marcelli
Montag
Romanzo
ISBN 978-88-68920-97-5

Questa è la storia di due stelle e di un sogno.
La gioia, la disperazione riversate in queste pagine. Mentre nel mondo reale appare imperturbabile. Tante emozioni, talvolta contrastanti, ma la certezza che solo una e' rimasta nell'anima, fissa, indelebile: la vita chiede di essere vissuta.
"Ciò che non uccide, fortifica" , sembra il principio ispiratore di questo romanzo.
È la storia di Tara, la protagonista instabile e romantica, perennemente inquieta, innamorata della Vita, dell'amore e dell'arte. Il suo incontro con un Poeta, con un Musicista e con Laurence, l'uomo che diventerà il suo alter ego e la salverà dall'autodistruzione.
I temi: L'amore, L'Arte.. Il rapporto conflittuale con il cibo. Un bambino a tutti i costi, un forum di donne, l'amore per gli animali, Il rapporto conflittuale madre-figlia, le stelle, la neve, il sogno...
Ogni capitolo si apre con una frase, una poesia o una canzone che introducono il tema affrontato. Espressioni significative nella vita della protagonista ed emblematiche del suo mondo interiore. Rappresentano una sorta di colonna sonora.
Questo romanzo non è semplicemente il racconto di una storia d'amore, in tutte le sue accezioni, ma piuttosto quello di una vita che si interseca con molte altre. Una vita vissuta intensamente, spesso con dolore, osservata e scandagliato nelle sue molteplici sfumature.
È la storia di un sogno che, una volta raggiunto, chiude il cerchio e rivive, tra sfigurandosi, nella vita di nuovi occhi verdi.

L'autore racconta


Ciao Tamara, ben venuta in questo spazio che oggi sarà solo nostro.
Ho letto il tuo primo libro, “Il blu che non è un colore”, un paio d’anni fa. Avevi molto da dire in quel libro, attraverso la passionale poesia e le labbra tormentate di Tara, la protagonista del tuo monologo. Una donna sempre sull’orlo: tra due personalità, tra realtà e immaginazione, tra paura e coraggio, tra vita e morte. E ho ritrovato Tara anche in questo romanzo. Quando hai pubblicato il tuo primo libro, già sapevi che avrebbe dato i natali a Tara e su di lei avresti scritto ancora? Oppure “Il sogno dell’isola” è nato dall’esigenza di concludere un discorso appena accennato che anelava essere completamente sviscerato?
Intanto, grazie per l’ospitalità, è un piacere ed un onore essere intervistata per la prima volta in assoluto da una donna sensibile come te. Il primo libro “Il blu che non è un colore” è stata una sfida, un dovere affettivo, un bisogno di liberare parole che chiedevano di volare fuori dalle piccole pagine ingiallite di un quaderno. Poesie, un Monologo pensato per il Teatro e Pensieri, un libro decisamente atipico. Devo ringraziare il mio editore Montag che ha scommesso su un’opera chiaramente fuori dal comune. I temi affrontati sono diversi, tutti corrispondenti a stati d’animo improvvisi, piccoli momenti di riflessione e di abbandono artistico. Il monologo “Il buio che scoppia” è per me una perla, un piccolo gioiello che illumina un percorso difficile verso la consapevolezza di sé. La protagonista Tara è un simbolo, una sorta di principessa moderna che deve convivere con la parte buia e scomoda di se stessa, che deve porsi domande e darsi anche le risposte in un dialogo intimo continuo. Tara è l’emblema dell’insicurezza delle donne e, contemporaneamente, della forza che spesso non sanno di avere dentro. Ma anche della disperazione, della rabbia e del dolore. Quel dolore che, se inespresso, causa malessere e disagio. Tara cercherà, all’apice del suo incontro con la se stessa nascosta, di far emergere quel sentimento, quel bisogno di libertà, dalla parte peggiore di sé.
Tara è un personaggio nato quasi in sogno ed in sogno ha deciso di volermi regalare un nuovo percorso, un Romanzo che racchiudesse altre cento, mille Tara. Così è nato “Il sogno dell’Isola” pubblicato con l’editore Montag a novembre 2015. Tara rappresenta nella sua unicità di personaggio protagonista, tante donne in una. È in realtà un “IO” fittizio che vive in prima persona le storie/vite di una pluralità di donne alle quali mi sono ispirata. Mi piaceva l’idea di trasporre una molteplicità di esperienze come fosse una sola, in una sorta di diario. Volevo dare l’idea di una storia vera in cui altre donne potessero rispecchiarsi, identificandosi con Tara. Spero di esserci riuscita.

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Tara è una donna che si definisce spesso e con orgoglio “pazza”. Un’attrice teatrale che ama, oltre l’odore e lo scricchiolio delle assi del palcoscenico, il potersi trasformare, immedesimare, diventare altro da sé e paradossalmente sentirsi se stessa. La notte è il suo riparo, ma anche il suo tormento, il momento in cui è obbligata a guardarsi dentro, rischiando di farsi male, in cui si materializzano le paure più profonde, i conflitti irrisolti della sua vita, come quello col suo corpo. Quanto c’è di autobiografico in questa donna? Quanto ti è costato scrivere di lei, denudarla davanti al lettore… e a te stessa?
Devo ammettere che è stato quasi naturale scrivere di Tara. Non ho avuto difficoltà a inventarla, assemblarla, a darle vita fondendo insieme mille emozioni, paure, sentimenti che mi erano in qualche modo familiari. Ma Tara ha una sua personalità, scomoda e difficile, al contempo lineare. Nella sua sana follia è coerente con se stessa e la sua forza sta proprio in questo. Volendo coinvolgere più storie nella stesura della vita di Tara ho dovuto immaginare di viverle tutte, per poterle descriverle al meglio. In questo il Teatro mi ha aiutato molto. Tara è fondamentalmente un’attrice, lo è fin nel suo intimo e, seppur la vita la trasporti in esperienze molto diverse, lei non potrà mai liberarsi della sua Arte. Diventerà il suo rifugio, la sua culla, la sua forza nascosta. Sarà un luogo-non luogo in cui scappare quando la vita le presenterà difficoltà e dolori. In questo romanzo affronto molte tematiche, alcune spigolose come i disturbi del comportamento alimentare, la procreazione medicalmente assistita, il desiderio di un figlio a tutti i costi, altre più comuni come l’Amore. Un amore totalizzante, vissuto sempre in ogni sua piega, seppur dolorosa. Attraverso la voce di una donna questo romanzo si dispiega liberando poco a poco il suo vero focus: la figura maschile. Tara diventa quindi solo una piccola stella che illumina le esistenze dei veri protagonisti di questo romanzo, gli uomini che il Destino ha posto sulla sua strada. Si incontrano così vari personaggi: i nonni, il padre, i fratelli, i suoi tre amori, un amico, un dottore, il figlio. È l'elogio della figura maschile. Con pregi e difetti. Quella a cui Tara si ispira e tende per tutta la vita. Per questo credo sia un romanzo diretto soprattutto agli uomini, per avvicinarli al mondo, spesso incomprensibile, dell'universo femminile, dei suoi strani comportamenti. È allo stesso tempo un romanzo diretto alle donne, per fornire, forse, una chiave di lettura dei propri disagi più intimi. Per risolvere catarticamente i propri conflitti interiori.

Il Poeta e il Musicista, personaggi maschili di "Il sogno dell'isola". Intenzionalmente anonimi, mi fanno pensare a degli artisti bohèmien. 

La sensazione è che, al di là della relazione affettiva, impersonino l’incontro di Tara con l’Arte. Il Poeta, in particolare, accende la sua passione per la Letteratura, quell’amore totalizzante per i libri e ancor più per la scrittura. Quando la loro storia finisce, Tara conosce l’inquietudine, quel desiderio ipnotico di morire, l’Uomo nero che visita i suoi sogni trasformandoli in incubi che le tolgono il respiro. E che non la lascerà mai più. Come se, dopo aver fatto un giro di valzer con i suoi abiti, più che col suo corpo, il Poeta le avesse lasciato in dono l’ispirazione. Il tutto è perfettamente reso da uno stile lirico della narrazione: frasi brevi, incisive come lame fredde, una per riga, perché ad ogni lettura ci si deve fermare e respirare per non soffocare. È corretto quanto ho percepito?
Direi che hai chiaramente colto nel segno e ne sono felice.
Volevo inserire l’Arte, per me dimensione imprescindibile per la mia stessa esistenza, in questo Romanzo, ma volevo vivificarla, renderla reale almeno nell’immaginazione del lettore. Così ho creato i miei due camei: il Poeta e il Musicista. Attraverso loro quella dimensione di grazia che è l’Arte prende vita tra le pagine, rendendo palpabili le emozioni che spesso percepiamo ma che non sappiamo decifrare. Tara si scontra con l’Arte come se ritrovasse il suo Io originario, perso chissà dove e chissà quando. Sarà lei a subire la magia e il profondo sconvolgimento di sensi che l’Arte comporta. Sarà lei a soffrire e a pensare alla Morte quando rischia di perderla per sempre. Ma c’è una frase che ricorda un semplice concetto: non puoi liberarti facilmente di me. “Se rimani appesa, sei fottuta. Dentro. Sei ancora lì. In un angolo piccolo, buio e sconsiderato. Maledetto te. Maledetta me.” Tara non si libererà mai dell’Arte. I suoi incubi sono solo l’espressione del suo allontanamento dalla parte vera di sé. È la difesa dalla sua aggressione verso se stessa. Perché non ci si può snaturare. Ognuno di noi ha dentro un senso, un perché, una dimensione nella quale può vivere serenamente. Quella di Tara è l’Arte, il suo Teatro, la Poesia, la Musica. La scelta delle frasi brevi è chiaramente voluta. Volevo dare il senso delle stilettate. Tutto il Romanzo è scandito da frequenti cambi di tempo che, oltre a riflettersi nella scelta dei verbi, ora al passato, ora al presente, quasi psicoticamente, regalano immagini tipo flashback. Il ritmo risulta altalenante, con accelerazioni improvvise su un andamento lento e pacato, da racconto fiabesco. È come un pezzo di musica classica, ondeggiante tra l'adagio e l'allegro.

Laurence, è il vero amore, quella forza travolgente inarrestabile che nemmeno la volontà può fermare, perché il destino è più forte e li vuole unire, oltre le paure di Tara. Lui la ama a dispetto di tutto. A tal punto da creare con lei delle aspettative per il futuro. Con lui percorre una strada di sassi e spine, la drammatica ricerca di un figlio che nei sogni di Tara è presente da tempo, come un messaggio dalle stelle. Parlaci un po' di lui...
Laurence è il solo personaggio maschile in questo romanzo ad avere un nome dichiarato. E non è un caso. Il nome, tradotto dal latino come Laurens indicava un cognomen diffuso in una zona del Lazio, mia regione di nascita. Il suo significato era "colui che è cinto d'alloro", in riferimento alla corona di alloro che nell’Antica Roma veniva posta sul capo dei poeti e dei generali vittoriosi. Un connubio tra Arte e realtà, tra sensibilità e coraggio. Tra passione e strategia. Tara non può fare a meno di Laurence perché in lui trova l’altra parte di sé, quell’equilibrio che può salvarla dall’autodistruzione. Che può tirarla per i capelli e sottrarla ai suoi incubi. Al suo Uomo Nero.

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Chi è il vero protagonista di questo romanzo? 

È l’isola, come dice il titolo? È la storia d’amore tra Tara e Laurence? È la storia di una donna in cui ognuna di noi, a tratti, si può identificare? Il suo percorso doloroso alla ricerca di un figlio che il destino pare non volerle donare?
L’Isola è Tara. E Tara è ogni donna che, leggendo questo romanzo, si identifichi in lei anche solo per un istante. Tara esiste nella nostra fantasia, ma è figlia dei nostri tempi.

Nella narrazione ricorrono spesso elementi della natura. Il mare, che lambisce l’Isola, le stelle che brillano nel cielo e nei sogni, i cani che umettano il dolore e l’attesa, la neve. La neve che ricopre, che nasconde le asperità della terra sotto una morbida coperta ovattata, uniforme, che attutisce le grida, i boati, e purifica. La montagna e il mare. Ancora una volta Tara è in bilico tra due estremi?
Tara è giorno e notte, è neve e sole, sogno e incubo, pace e dolore. Vive di equilibri precari, fatti di istanti di grazia e momenti di profonda prostrazione fisica e psichica. Come se bastasse un ricordo, un alito di vento per farla precipitare o decollare. Imprevedibile. È il simbolo dei nostri pensieri spesso contrastanti, delle nostre emozioni altalenanti, del continuo conflitto, vivo in ogni essere umano come nel mondo, tra Bene e Male.

Concludo questa mia intervista, Tamara, ringraziandoti per avermi raccontato, oltre le mie percezioni, questo nuovo romanzo introspettivo che riflette la tua profonda sensibilità e l’abilità nel descrivere, oltre alle emozioni, i pensieri, facendo percepire chiaramente il ritmo delle sinapsi e dei respiri, sottolineati da uno stile lirico impeccabile.
Ed io voglio ringraziare te per la passione che trasmetti, per la grande professionalità dimostrata nell’analizzare le mie opere e, soprattutto, per i tuoi occhi che ispirano gioia ed amore per l’Arte. Perché senza l’Arte il mondo sarebbe già perso.


Stefania-Bergo

Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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