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In primo piano

L'editoriale di Paola Casadei: Grandi uomini, piccoli padri. Ma come dev'essere un buon padre?


Ho trovato un libro il cui titolo mi ha molto incuriosita : Grandi uomini, piccoli padri. Di Maurizio Quilici, giornalista che, oltre ad avere scritto numerosi libri sull'argomento, nel 1988 ha fondato l’ISP, Istituto di Studi sulla Paternità, di cui è presidente.
Cosa racconta in quest’ultimo libro? 
Racconta di Galileo Galilei che costrinse la figlia alla vita monastica fin dall’adolescenza; di Jean Jacques Rousseau, considerato il fondatore della pedagogia moderna, che ebbe cinque figli ma, appena nati, li affidò tutti all’Ospizio dei Trovatelli; di Manzoni, il campione della pietas cristiana, che non esaudì mai le accorate richieste di visita della figlia Matilde, finché la giovane, malata di tisi, morì a 26 anni; di Tolstoj, un padre controverso ed egocentrico, incapace di qualsiasi manifestazione d’affetto; di Einstein, genio dei geni, che cancellò ogni traccia della figlia Lieserl, che tra l’altro non vide mai; del grande Charlie Chaplin, indimenticabile “padre” nel film Il vagabondo, che in realtà non amava i bambini e fu un genitore irascibile e dedito solo al suo lavoro.
Queste sei biografie, analizzate da Quilici sotto la lente della paternità, scuotono e gettano una strana ombra sui geni e su certe caratteristiche di non esemplare grandezza umana.
Molti grandi personaggi risultano essere persone troppo occupate a elaborare, scoprire, riflettere e creare, mentre si rivelano spesso genitori distanti, freddi e assenti nei confronti dei figli.
Ma davvero è così difficile, se non impossibile, essere al contempo un prodigio e un buon padre?
E com’è cambiata la figura del padre nel suo rapporto con il proprio figlio?

GRANDI UOMINI, PICCOLI PADRI
di Maurizio Quilici
Fazi Editore | Acquista
ISBN 978-8865086797
cartaceo 16,50€
ebook 6,99€

Quella della paternità è in realtà una questione molto complessa e piena di sfaccettature, non la si può ridurre a pochi cliché. Non voglio affrontare l’argomento rivedendo il ruolo del padre nella mitologia greca o nella cultura etrusca, nell’antica Roma o dopo il cristianesimo, all’epoca dell’Illuminismo, o dopo la nascita della psicoanalisi. Fino alla seconda metà del Novecento, con le contestazioni giovanili, l’emancipazione femminile e la recente “rivoluzione paterna”.
Vorrei solo rispondere alla domanda: come deve essere un buon padre?
Fino a quaranta, cinquant’anni fa il padre era quello severo, che imponeva le regole. Solo dopo ha scoperto il piacere di un contatto fisico ed emozionale più intimo col figlio: adesso può perfino sostituire la mamma se necessario.
Un buon padre per prima cosa sa di non essere perfetto, ma ama il figlio, è sempre più disposto a parlare e giocare con lui, a capirlo, a essergli vicino nonostante i problemi e la mancanza di tempo materiale. Fa rispettare le regole più di una mamma, ma non sempre, e cerca di instaurare un buon dialogo piuttosto che usare la cinghia come si faceva una volta. Un buon padre, insomma, rispetta la personalità del proprio figlio, non cerca di renderlo la sua copia, lo segue nella sua crescita. E accetta scelte che spesso non capisce.
Il suo ruolo è davvero cambiato nel tempo: basti pensare a quanti sono i futuri papà che assistono al parto – in Italia pare che siano il 90% ! – e sono i primi quindi a fare il primo bagnetto ai loro piccoli. Questo non può che essere un traguardo importante, la vera rivoluzione paterna.



Paola Casadei
In origine farmacista e direttore tecnico di laboratorio omeopatico, ha lasciato Forlì per trasferirsi prima a Roma, poi a Montpellier, quindi per dodici meravigliosi anni in Africa (otto in Sudafrica e quattro in Mozambico), dove ha insegnato musica e italiano. Ora risiede a Montpellier con la famiglia.
L'elefante è già in valigia, Lettere Animate Editore.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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