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In primo piano

Paola Casadei, autrice di "L'elefante è già in valigia" e "Malgré-Nous. Contro la nostra volontà"

Paola-casadei

Redattrice | Recensioni




Paola Casadei



Paola Casadei, in origine farmacista e direttore tecnico di laboratorio omeopatico, dal ’95 ha lasciato Forlì per trasferirsi prima a Roma, poi a Montpellier, quindi per dodici meravigliosi anni in Africa (otto in Sudafrica e quattro in Mozambico), dove ha insegnato musica e italiano. Ora risiede a Montpellier con la famiglia.
Ha pubblicato il suo primo romanzo, L’elefante è già in valigia, con Lettere Animate. Un paio di racconti sono in fase di pubblicazione.
Ha tradotto dal francese Malgré-nous. Contro la nostra volontà, primo romanzo di Caroline Fabre-Rousseau, pubblicato con Ensemble Edizioni a maggio 2016, e in francese il romanzo Dal buio alla luce. Il bisso marino e Chiara Vigo, pubblicato con Cartabianca Editore - Bologna, nel maggio 2016.




L'elefante è già in valigia

Editore: Lettere Animate
Genere: Narrativa non fiction | Viaggi
ISBN 9788891109576

Costo ebook: 1,99 €
Amazon
Ibs

Costo cartaceo: 19,89 €
Amazon









Carlotta è una ragazza molto sensibile, ha sedici anni e dopo una vita trascorsa in Africa si trasferisce in Italia, in una città chiusa e borghese del centro nord. Le sue ex compagne di classe sono meticce, russe, francesi, autraliane, e vivono come lei le difficoltà di trasferimenti frequenti e bruschi addii. Passione per le foto, grande affetto per il fratellino adottato, Carlotta all’inizio si sente pesante, con un carico di paure e angosce che tiene nascoste nel cassetto della sua scrivania e che un giorno riesce a rileggere per elaborarle a distanza di tempo. Nell’arco di un anno cerca di costruirsi una nuova vita: riuscirà a sentirsi più leggera ? A trovare un nuovo equilibrio? E chi è Filippo?
Sua madre, Giulia, per compiere il percorso di distacco da tutto quello che l’Africa ha significato per lei utilizza la sua cucina e propone regolarmente ricette africane, bobotie, thieboudienne, caril de camarão. Viaggi, ricordi, amicizie nuove o ritrovate, drammi e speranze completano il quadro del romanzo.
Cosa sarà poi L'origine dell'uomo e della donna secondo la teoria della deriva dei continenti?
Uno vero e proprio Zibaldone legato a sedici anni vissuti in Africa, tra ricordi di viaggi e riflessioni di un’adolescente profonda e sensibile che ora, con l’ennesimo trasloco che la porta a vivere in Italia, vede stravolto il suo mondo e deve trovare il suo posto nella nuova società; conversazioni Skype con le amiche lasciate sul percorso e sparse per il mondo, fotografie della propria vita in espatrio che un bambino africano utilizza per le sue ricerche per la maestra. L’Africa non è una sola, Kapuscinski dice che “…è un vero e proprio oceano, un pianeta a parte, un cosmo eterogeneo e ricchissimo. È solo per semplificare che lo chiamiamo Africa. In realtà, a parte la sua denominazione geografica, l’Africa non esiste.” Non lascia indifferente nessuno, ti marca a vita. Come sarà ora vivere in Italia?

Mi chiamo Carlotta e vivo con un nodo in gola. Ho sedici anni, mi sento sola perché sono diversa da tutte le persone che mi circondano, e questo non mi piace. Non appartengo a nessun luogo. Ho abitato in Africa per cinquemilasettecentosessantaquattro giorni (5764!), per me l’Italia significava solo che la scuola era finita e nonni e cugini mi aspettavano per le vacanze. Ho trascorso un’infanzia felice, ricordo viaggi bellissimi, gran parte dei quali legati al mare: squali, balene e pesci colorati. I miei genitori ridevano spesso, e spesso facevamo safari alla ricerca dei big five nei parchi naturali del Sudafrica e dei Paesi limitrofi, Namibia e Botswana. La prima volta che ho visto la neve ̶ ero in Kenia ̶ avevo nove anni: era bianca come le nuvole. Ora sono qui in Italia. A nessuno importa come mi sento io dentro, cosa penso e cosa vorrei.


RECENSIONI DAL WEB

1.
L’elefante è già in valigia narra la storia di una famiglia di origini italiane che ha trascorso tantissimi anni in Africa, e che d’un tratto è costretta a trasferirsi in Italia. Il punto di vista si alterna spesso fra le due figure femminili: Carlotta, 16 anni, e Giulia, sua madre. Gli altri componenti della famiglia sono Pierre, marito di Giulia, e Giacomo, figlio adottivo di entrambi.
La storia si alterna fra presente e passato, con numerosi flashback che svelano gli antefatti e le esperienze di vita fra i diversi Paesi africani in cui i protagonisti hanno vissuto, soprattutto Mozambico e Sudafrica. Dopo il trasferimento in Italia, la famiglia si ritrova in un mondo che, per quanto “vicino” in termini genetici, è lontano anni luce dalla vita trascorsa nel continente a sud dell’Europa. Per Carlotta la difficoltà maggiore consiste nel doversi ambientare in una cittadina caotica, fatta prevalentemente di bianchi (e di razzismo nei confronti dei neri) e di ricordi che non le appartengono; tutto esprime estraneità, a partire dal Natale fatto di neve, maglioni e camini accesi (laddove invece in Sudafrica il Natale è sinonimo di calore ed estate). Per Giulia, sua madre, il problema è riadattarsi a una cultura lasciata alle spalle per tanti anni; a delle persone abbandonate e ritrovate; a una vita frammentata.
Ciò che colpisce di questo testo, a metà fra un romanzo, un diario di viaggio e un memoir, è l’introspezione culturale, la volontà di scandagliare e “vivere” la cultura africana. Dal breve scambio di battute con l’autrice ho saputo che lei e il suo compagno hanno vissuto per 12 anni in Africa: e si vede, gli odori e le sensazioni del continente nero trasudano in ogni pagina, in ogni riga, in ogni aneddoto. Personalmente è ciò che intendo quando affermo che un romanzo dovrebbe essere ambientato solo in luoghi ben conosciuti, altrimenti si perde la genuinità del tutto. È lodevole inoltre l’idea di narrare dei problemi dell’Africa: le guerre, le conseguenze del colonialismo europeo, la corruzione, la droga, le malattie, l’apartheid sudafricana. Sono tutti elementi fortemente caratterizzanti e di cui il romanzo è pregno.
Anche troppo, direi. E qui arriviamo alle note un po’ dolenti del testo: la prolissità e la ripetitività. Mi è già capitato di leggere romanzi e racconti pubblicati da Lettere animate, una casa editrice giovane e intraprendente ma che non spende molti sforzi nell’editing e nella cura del testo. Questo è un romanzo che, se accuratamente lavorato, potrebbe dare molto di più, e conservare il suo spirito intatto anche dopo un trattamento “snellente”. Molte pagine sono dedicate ai ricordi, alla malinconia, alla tristezza della partenza: ma si potrebbero esprimere diversamente questi concetti, magari, appunto, rendendo il tutto più scorrevole.
Altro elemento problematico sono i continui refusi, non ortografici quanto in termini di punteggiatura. Alcune parole a volte sono scritte con iniziale maiuscola a volte minuscola; i dialoghi a volte hanno il punto dentro i caporali, a volte li hanno fuori; ci sono spazi ripetuti, e così via.
Insomma, per concludere, questo è un testo di cui consiglio la lettura, sapendo sin dall’inizio che non è un romanzo d’azione, quanto piuttosto di riflessione. Ma un consiglio (indiretto) che voglio dare a quelli di Lettere animate è: investite di più sui vostri testi, perché correte il rischio di mandare in commercio dei prodotti un po’ grezzi (come qualsiasi testo è prima dell’editing).
di David Valentini

2.
Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha pensato di lasciare tutto, cambiare città, nazione e ricominciare da zero.
Ma è così semplice farlo?
Assolutamente no.
L'autrice Paola Casadei ce lo dimostra prendendoci per mano e offrendoci uno spaccato di vita, raccontato accuratamente, della famiglia Siloni che, con le valige pronte, è in proncinto di lasciare l'Africa dopo diciotto anni, per trasferirsi stabilmente in Italia, un paese all'opposto, non solo dal punto di vista geofrafico.
I preparativi fervono, ma l'idea di lasciare la propria casa non piace a nessuno dei protagonisti.
Carlotta, ragazza decisa e sensibile, soffre terribilmente all'idea di dover lasciare i propri affetti e si affida alle fotografie per sentirsi meno sola e spaesata.
Poi c'è l'Africa vista dagli occhi di Giacomo, il fratello minore di Carlotta, che fa venire voglia di prendere lo zaino, salire sul primo volo e partire. E' l'africa dei parchi, dei colori, degli elefanti, dei rinoceronti e di tutti i 'big five'.
Poi però ci si scontra con un'altra faccia della medaglia, quella di Giulia, la madre. Da lei arriva un'istantanea più cruda e diretta, dove non mancano criminalità, malattie, corruzione e malavita. Nonostante ciò, l'idea di lasciare il proprio paese la destabilizza non poco. Lei si affida ai ricordi, ai sapori e agli scritti per non dimenticare.
Un po' più defilato c'è poi Pierre, il padre, che si tratterrà un po' di più a casa, prima di raggiungere la famiglia in Italia.
Molto affascinante proprio la vista del nostro paese, osservata e vissuta "da fuori".
Le descrizioni dei luoghi, odori e colori sono molto dettagliati, tant'è che a volte, chiudendo gli occhi, sembra di essere in mezzo ai protagonisti e di sentire il Mal d'Africa, anche se "il Mal d’Africa non ha senso, è un sentimento per turisti".
di Ivan

3.
Una famiglia costretta all'espatrio, porta nel cuore un caleidoscopio di emozioni e ricordi del continente africano, dove ha vissuto. Attraverso una magica narrazione, l'autrice trasporta il lettore a rivivere le proprie sensazioni e svela i misteri profondi di questo paese, così variegato e non privo di contraddizioni e sofferenza. Un viaggio, un tuffo, nella natura aspra e sublime e per questo più vera; é questo che il lettore prova sfogliando queste pagine, scritte con grande abilità, piena scorrevolezza e rara poesia.
di Zeug

4.
Un libro che prende spunto dai sentimenti di un adolescente per mettere in luce il caleidoscopico mondo delle famiglie espatriate, quelle che vivono in bilico tra due mondi, tra gli spostamenti da un paese all’altro, in mezzo a spedizionieri, valigie, aerei, abbracci e promesse di rimanere in contatto. Nel mezzo lunghi soggiorni trascorsi altrove. Come Carlotta e la sua famiglia, nucleo migrante nell’era globale. La vita di Carlotta e dei suoi familiari scorre in Sudafrica prima e in Mozambico dopo, in un’ agiatezza che fa da contrasto all’ambiente circostante dove si incontrano bambine dalla pelle d’ebano che si emozionano per una tazza di cioccolata, circoli privati per ricchi bianchi e un’infanzia locale che muore di AIDS in paesi che, seppure usciti dall’apartheid o da guerre civili, di questi ultimi ne conservano ancora gli echi che risuonano potenti ovunque. C’è da domandarsi, come fa mamma Giulia, a cosa servano tutte le organizzazioni internazionali insediatasi in Africa per aiutare e sollevare dalla povertà un continente ricchissimo eppure nullatenente se esse altro non sono - in ultima essenza - che la moderna manifestazione di un modus vivendi di stampo coloniale. Saltano agli occhi i privilegi ingiustificati di una vasta categoria di espatriati bianchi: case, ville con piscina, servitù. Signore che chiamano la cameriera con il “campanellino” , pienamente consapevoli che nell’emisfero nord del mondo non potrebbero neppure permettersi una collaboratrice familiare a pieno servizio come invece ne fruiscono sfrontatamente in Africa. Ancora più dei paesaggi maestosi, dei racconti di viaggio, degli incontri con gli animali di terra e di mare come le balene di Vilnius che Giacomo, il fratello africano adottato di Carlotta, ricorda sempre con enfasi, è l’essere umano con le sue tragedie – inflitte, subite o che semplicemente accadono – che emerge da questo romanzo. Le townships, i bambini ai semafori che vendono fiori o stendini , i giovani armati che fanno sudare freddo mentre si guida per tornare a casa da scuola o dal supermercato, le donne, le bambine – oggetti di abuso sessuale privi di tutela e di identità sociale. La miseria, l’abbandono, le malattie. Si viene catapultati in una realtà difficile, eppure si impara a viverci e, in qualche misura, ad adattarsi ad essa. Si impara talvolta anche ad amarla quell’ Africa, e lo si fa in maniera viscerale. Tuttavia, ad un certo punto, come in quasi tutte le storie degli espatriati, si torna a casa. Carlotta si sveglia una mattina nella nebbiosa provincia modenese, terra dei nonni che per lungo tempo ha idealizzato. Si alza,si guarda intorno, scruta il cielo stretto e grigio dell’italia e lo compara a quello africano, azzurro e sterminato. Impossibile non sentire una fitta che sale, che inonda la mente di ricordi e di nostalgia. Dove è casa? Questa la domanda ineluttabile che gli espatriati, di qualsiasi nazionalità, prima o poi si pongono. Per chi come lei, in Africa ha vissuto la propria infanzia e la primissima giovinezza, è ancora più struggente la ricerca di una risposta che soddisfi la questione dell’ appartenenza. Carlotta è temprata da un’esperienza geografica, culturale e sociale che non ha confronti rispetto a chi non ha mai abbandonato il paese di nascita. Inevitabilmente si sente diversa dai nuovi compagni di scuola eppure, a poco a poco, si plasma alla nuova vita in Italia, stringe amicizie e fa dono a chiunque entri in contatto con lei della vasta esperienza di cui è portatrice, ampliando così le vedute dei fortunati che incontra lungo il proprio cammino. Il processo di re-integrazione procede inevitabile per tutti gli espatriati che rientrano ed il lascito delle esperienze fatte all’ estero è un bagaglio di estrema utilità per elasticizzare la mente e migliorare la propria capacità di adattamento. Ma “L’Elefante è già in valigia” non è un libro che si prefigge come unico intento quello di far comprendere le dinamiche dell’esistenza da espatriati a chi non ha avuto occasione di sperimentare questa condizione di vita. E’ chiara la volontà di fornire un’ incredibile documentazione sotto il profilo storico e antropologico, sociale e culturale di un Africa ancora sconosciuta, di consegnare un taccuino di memorie al lettore che potrà così sperimentare e scoprire, attraverso i racconti inediti dei protagonisti, l’Africa che ti mastica, ti disorienta e che ti risputa nudo in un mondo selvaggio, crudo, spesso violento, privo delle infrastrutture rassicuranti esistenti nei paesi dell’emisfero nord del mondo. Una lettura imperdibile per conoscere questo continente, quello che non si svela né dai cataloghi delle agenzie di viaggio né dai libri di scuola.
di Catia Terreni



Malgré-Nous. Contro la nostra volontà

Autore: Caroline Fabre-Rousseau
Traduzione dal francese: Paola Casadei
Editore: Ensemble
Genere: Narrativa | Saga familiare
ISBN 978-8868811310

Costo cartaceo: 15,00 €
Amazon


Un romanzo di grande attualità che attraversa le generazioni, cercando nei chiaroscuri del passato le risposte per comprendere e affrontare il presente. Finalmente in Italia la saga familiare che ha fatto commuovere la Francia, grazie alla traduzione di Paola Casadei.
"E del resto, si può vivere senza soffrire? Non credo. Allora, che sia almeno per qualcosa per cui ne valga la pena, guardando in faccia l'obbiettivo e senza sbagliare traiettoria."
Una famiglia di Montpellier. apparentemente felice, è prigioniera di un pesante segreto che risale ai tempi della guerra: il nonno Marcel fu un malgré-nous, uno degli alsaziani costretti ad arruolarsi nell'esercito tedesco durante l'occupazione nazista.
Ma è proprio questa tutta la verità?
A sconvolgere gli equilibri della famiglia Mullet saranno uno spartito musicale e un incontro casuale.
La musica, vera protagonista del romanzo, permette ai personaggi di liberarsi degli antichi fardelli che li attanagliano dando vita a una narrazione unica e strumentale, come fosse una partitura.



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1 commenti:

  1. Una famiglia costretta all'espatrio, porta nel cuore un caleidoscopio di emozioni e ricordi del continente africano, dove ha vissuto. Attraverso una magica narrazione, l'autrice trasporta il lettore a rivivere le proprie sensazioni e svela i misteri profondi di questo paese, così variegato e non privo di contraddizioni e sofferenza. Un viaggio, un tuffo, nella natura aspra e sublime e per questo più vera; é questo che il lettore prova sfogliando queste pagine, scritte con grande abilità, piena scorrevolezza e rara poesia.

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