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David Goldblatt, il fotografo dell’Apartheid

David Goldblatt, il fotografo dell’Apartheid

FotografiA Di Paola Casadei. David Goldblatt. Il fotografo dell’Apartheid, nato nel 1930 a Randfontein da una famiglia ebrea lituana sfuggita alle persecuzioni naziste. Testimonianze di 50 anni di vita in Sudafrica.

Il 24 giugno di quest’anno è morto, nella sua casa a Johannesburg, all’età di 88 anni un grande fotografo sudafricano, David Goldblatt. Era nato nel 1930 da una famiglia ebrea lituana sfuggita alle persecuzioni naziste a Randfontein, vicino a Johannesburg, nei pressi di una piccola città mineraria (oro) e si è laureato in commercio a WITS. Ha cominciato a fotografare il mondo attorno a sé fin da quando aveva diciotto anni, quindi verso il 1948, e proprio quell'anno veniva istituita (legalmente) l’apartheid.
Un animo sensibile come il suo doveva aver visto per tutta la sua infanzia atti ed episodi di razzismo, e per cinquant’anni ha stampato (in bianco e nero, «perché alcune cose sono troppo dure e difficili per poterle fotografare a colori») la sua testimonianza delle contraddizioni della società sudafricana, della brutalità e delle ingiustizie quotidiane.
Lo sfondo delle sue foto erano i quartieri residenziali delle belle città, come Città del Capo, le townships come quella di Soweto, la gigantesca baraccopoli ai margini di Johannesburg, i parchi immensi con i big five e le strade frequentate dai neri.

David Goldblatt è stato il primo artista sudafricano a esporre con una personale al MoMA di New York, nel 1998, e ha ricevuto vari premi e riconoscimenti, come l’Hasselblad Award nel 2006 e l’Henri Cartier Bresson Award nel 2009. 

Le sue foto, durante la sua carriera, sono state pubblicate sulle riviste del mondo ed esposte in molti musei importanti, a Lisbona, Oxford, Monaco di Baviera, Bruxelles e Johannesburg e anche alla Biennale di Venezia. Ha esposto a Documenta, ha tenuto mostre personali al Museo Ebraico e al New Museum di New York, e il Centre Pompidou di Parigi gli ha regalato una grande retrospettiva, poco prima della sua morte.
David Goldblatt era un uomo con dei valori che voleva difendere, e ha cercato di esprimerli e testimoniarli con il suo lavoro. Tra le sue dichiarazioni ho letto:
Ero molto interessato agli eventi che si svolgevano nel paese come cittadino ma, come fotografo, non sono particolarmente interessato, e non lo ero allora, a fotografare il momento in cui succede qualcosa. Sono interessato alle condizioni che danno origine agli eventi.
Nella sua ricerca dei soggetti da fotografare e nella realizzazione, non cercava di mostrare una tragedia in particolare, ma voleva studiare e restituire un’immagine del dolore silenzioso e persistente. Non cercava di cogliere il dramma nel momento in cui esso avveniva, ma raccontava la sopportazione, la disperazione silenziosa delle vittime di violenze, la rassegnazione, a volte la paura, la fatica, la stanchezza, senza gridarle mai.

Fotografie di David Goldblatt | Lifetimes under apartheid

L’apartheid, scrisse David Goldblatt, «era una matrice grigia della legislazione e della regolamentazione che incombevano sul paese, penetrando, limitando, controllando e ostacolando ogni aspetto della vita. Niente e nessuno è sfuggito a questo».

L’apartheid è stata legale dal ’48 al ’91; aveva le sue imposizioni, i suoi codici, il razzismo riempiva gli spazi. E David Goldblatt ha cercato di dare una voce a tutto questo.
Una serie di foto pubblicata nel ’73 si chiama On the mines, si trova in vendita su Amazon e le altre piattaforme: documenta l’attività massacrante dei minatori che vivevano a lungo nel sottosuolo, a grattare con le unghie per cercare oro, diamanti e sopravvivenza. Alcune foto sono sfuocate a causa della luce del luogo, non modificate con artifici o luci aggiuntive per dare un effetto il più vicino possibile alla realtà, e le figure umane paiono davvero fantasmi su quel tetro sfondo.
Un’altra collezione, pubblicata nel 1986 sempre assieme a Nadine Gordimer, autrice sudafricana e attivista anti-apartheid, si intitola Lifetimes under apartheid e raccoglie una selezione di storie scritte dell’autrice vincitrice del Premio Nobel per la letteratura accompagnate dalle fotografie di uomini e bambini di Goldblatt. Sulla copertina la foto di un ragazzino di 15 anni picchiato dalla polizia e arrestato, la rassegnazione negli occhi, forse la paura, un’ombra sul dolore provato.

Fotografie di David Goldblatt | The transported: a South African Odyssey, Particulars e On the mines

Sempre a metà degli Anni ’70 nasce la serie Particulars: per sei mesi David Goldblatt ha fotografato solo dettagli del corpo delle persone, osservandone l’attitudine, la postura, i gesti, l’abbigliamento.

Il risultato è un catalogo di incontri ravvicinati di uomini e donne, bianchi o neri, fotografati non in quanto figure intere, ma in certi dettagli, gli abiti, le scarpe, le pieghe della pelle, le pose assunte dinanzi all’obiettivo, i gesti spontanei, la miseria, la solitudine, il pudore, i movimenti delle mani. Lavorando, si era reso conto che nel linguaggio del corpo, nei vestiti, nella decorazione, negli atteggiamenti, era possibile leggere i valori in cui la gente crede, ed è in questa ottica che ha esplorato il corpo come fonte di segni e informazioni che raccontassero la comunità in cui vivevano.
Da notare anche la serie The transported: a South African Odyssey.
«Sulla copertina, drammatico lo scatto che ritaglia, nella penombra di un autobus notturno, le sagome dei passeggeri, tutti lavoratori-schiavi di ritorno verso casa, costretti a riprendere servizio all’alba; uno di loro, al centro, investito dalla fredda luce artificiale, ha la testa reclinata all’indietro, vinto dal sonno e dalla fatica. Quasi la scena di un delitto muto .»
- da www.artribune.com


Paola Casadei
In origine farmacista e direttore tecnico di laboratorio omeopatico, ha lasciato Forlì per trasferirsi prima a Roma, poi a Montpellier, quindi per dodici meravigliosi anni in Africa (otto in Sudafrica e quattro in Mozambico), dove ha insegnato musica e italiano. Ora risiede a Montpellier con la famiglia.
L'elefante è già in valigia, Lettere Animate Editore.
Malgré-nous. Contro la nostra volontà, traduzione, Ensemble Edizioni.
Dal buio alla luce. Il bisso marino e Chiara Vigo, traduzione, Cartabianca Editore.
Les fivettes, traduzione, Einaudi.
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