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In primo piano

[Cinema] Addio a Bud Spencer, il gigante buono degli spaghetti western anni '70, di Stefania Bergo


Bud Spencer, anche gli angeli mangiano fagioli...

Quando ero piccola, passavo interi pomeriggi in casa da sola. I miei hanno sempre avuto un bar che li impegnava tutto il giorno e spesso la mamma rientrava la sera. Io avevo la cena pronta e la TV a tenermi compagnia. Oltre ai cartoni animati (li conosco tutti!), adoravo i film di Bud Spencer e Terence Hill. Il mio preferito è "... altrimenti ci arrabbiamo", mitica pellicola la cui protagonista è, oltre alle scazzottate, la dune buggy "rossa con cappottina gialla". Senza dimenticare la mitica scena del coro, bo-bo-bo-booo lalla-lalla-lallaaaa... heh!
Lui, Bud, al secolo Carlo Pedersoli, era un gigante buono. Difendeva i deboli menando a mani nude i cattivi, che poi cattivi non lo erano mai davvero. Erano parodie edulcorate per un pubblico infantile, che vedeva nella collaudata coppia, l'omone barbuto e quello bello, i paladini di una giustizia che trionfava sempre. 

Oggi, 29 giugno, c'è stata la commemorazione della sua morte, al circolo Rari Nantes di Napoli. I funerali, invece, si svolgeranno a Roma domani, in piazza del Popolo, nella chiesa degli artisti.
Aveva 86 anni.
Nato a Napoli, nel quartiere Santa Lucia, il 31 ottobre del 1929, vicino di casa di Luciano de Crescenzo. Quando Carlo ha appena 11 anni, tutta la famiglia, per ragioni lavorative, si trasferisce a Roma, ai Parioli, dove si iscrive al suo primo corso di nuoto, risultando subito brillante, così come al liceo, tanto che inizierà a frequentare l'università (corso di laurea in chimica) ad appena 17 anni.
Dopo la guerra, la famiglia cambia nuovamente città, finendo in Sud America, dove rimarrà fino alla fine degli anni Quaranta, fra il Brasile e l’Argentina. 
Al rientro in Italia, Carlo inizia la sua attività agonistica presso la società sportiva Lazio Nuoto, affermandosi nello stile libero e nella staffetta mista, entrando nella storia come il primo italiano a infrangere la barriera del minuto netto. Viene convocato per la Nazionale e partecipa agli Europei di Vienna, vincendo due medaglie ai Giochi del Mediterraneo del 1951 in Egitto.
Parallelamente, frequenta sia Giurisprudenza sia Sociologia. Negli stessi anni, si avvicina al mondo del cinema, seguendo il fascino della Hollywood sul Tevere, conseguenza delle grandi produzioni internazionali, come "Quo vadis?",  scritturato come comparsa, che segnerà il suo debutto sul grande schermo, grazie al fisico scultoreo.
Nel 1952 partecipa alle Olimpiadi di Helsinki e subito dopo, insieme ad altri atleti viene inviato alla Yale University per alcuni mesi. 
Tocca a Mario Monicelli affidargli il primo, vero ruolo, quello del manesco Nando, in "Un eroe dei nostri tempi", del 1955. 
Stanco della vita ai Parioli, torna in Sudamerica e si mette a lavorare alle dipendenze di un’impresa statunitense impegnata nella costruzione della Panamericana, la strada di collegamento fra Panama e Buenos Aires. Lavora anche all’Alfa Romeo di Caracas, dove resta fino al 1960. 
Torna a Roma e sposa l'eterna fidanzata Maria, diventando genero di Peppino Amato, uno dei più noti proprietari di sale cinematografiche, nonché produttore. Fra un contratto discografico e la produzione di documentari per la Rai, Carlo torna quindi a frequentare il set. 
La svolta arriva con "Dio perdona… io no!", nel 1967, quando incontra Mario Girotti. Data l’esterofilia del momento, cambiano entrambi nome, e nascono così Bud Spencer e Terence Hill, coppia d’oro del botteghino, grazie a film come "Lo chiamavano Trinità", del 1970, seguito da "…continuavano a chiamarlo Trinità"
Il "western comico" fa presa sul pubblico, anche perchè i due compari piacciono, divertenti come un cartone animato: grande, grosso e barbuto uno, cui calza il ruolo del "cattivo", agile, scanzonato e belloccio, l'altro, il rubacuori e combina guai. Portano sul grande schermo storie dominate da scazzottate fragorose e grottesche, mai realmente violente, e sparatorie coreografiche, in cui nessuno muore davvero, tutti quelli che cadono poi si rialzano.
Dagli spaghetti western degli anni '70, che hanno conquistato generazioni di ragazzini, me compresa, al thriller di Dario Argento "Quattro mosche di velluto grigio", nel 1971, al dramma di denuncia civile con "Torino nera" di Carlo Lizzani, nel 1972, al cinema d'autore con "Cantando dietro i paraventi" di Ermanno Olmi, nel 2003.
Ma è il ruolo del castigamatti che gli si addice di più, o per lo meno quello che il pubblico gli riconosce, come un vestito della giusta misura. Da solista, gira film come "Piedone lo sbirro", "Piedone a Hong Kong", "Piedone l’Africano"; in coppia, continua il sodalizio con Terence Hill, nei film "Più forte ragazzi", "Altrimenti ci arrabbiamo" e "Porgi l’altra guancia", e altri, fino a 130.


Parallelamente all’attività cinematografica e televisiva, negli anni conseguie la licenza di pilota di elicottero, lancia una linea di jeans, fonda una compagnia aerea, scrivealcune canzoni, pubblica la sua biografia, "Altrimenti mi arrabbio: la mia vita", ed. Aliberti.
“Nella mia vita ho fatto di tutto ma proprio di tutto. Solo due cose non ho potuto fare: il ballerino classico e il fantino” era solito dire. Eppure non si è mai montato al testa, si è tenuto alla larga dalla figura della star capricciosa. “Non devi mai credere di essere uno che può spaccare tutti, devi avere la decenza di capire che domani mattina puoi incontrare due-tre personaggi che ti fregano tutto quello che hai fatto. Succede, perché è la vita. E questo me l’ha insegnato lo sport”.
A me piace ricordarlo così, un gigante buono, onesto, genuino, che avanzava tra i "nemici" facendosi largo con le sue manone, elargendo fragorosi schiaffoni e pugni a martello. Mai davvero arrabbiato, se non di fronte alle ingiustizie. Buffo come lo può essere un nonno brontolone. 
Ciao Bud.





Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, 0111Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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