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[Libri] "La prima verità" di Simona Vinci, finalista al Premio Campiello 2016, recensione di Gianna Gambini


"La prima verità" di Simona Vinci, Einaudi , 2016, finalista al Premio Campiello 2016. Una storia scandalosa, una vicenda realmente accaduta, un grande romanzo struggente, da cui emergono i fantasmi dell'autrice.

Simona Vinci, autrice del romanzo La prima verità, edito da Einaudi, è a mio avviso una delle migliori scrittrici contemporanee: ho scoperto il suo primo romanzo "Dei bambini non si sa niente" (1997) qualche anno dopo la sua prima edizione, quando, durante una conferenza a cui ho assistito, Carlo Lucarelli la menzionò. Frequentavo il primo anno di Lettere, immersa nello studio dei classici della nostra letteratura, lo stile e l'argomento del romanzo d'esordio di Simona Vinci mi colpirono così positivamente da aver letto tutto ciò che in seguito è stato da lei pubblicato (bravissima nella stesura di racconti, ma anche nel reportage "Nel bianco", sunto di un viaggio nella fredda terra d'Islanda).
Inutile aggiungere che attendevo da tempo un suo nuovo lavoro e devo dire che, ancora una volta con la sua scrittura e la sua capacità di intrecciare trame e fili, Simona Vinci mi ha colpito, stupito e turbato.
La trama del romanzo ha sviluppo in Grecia, nell'isola di Leros, dove Angela, studentessa italiana di giurisprudenza, nel 1992, si reca per una ricerca sullo stato dell'istituto di igiene mentale presente sull'isola, al fine di compilare la tesi di laurea. L'istituto ospita migliaia di persone con varie patologie mentali più o meno reali, ma non si prefigge alcun obiettivo terapeutico: appositamente costruito su un'isola dalle scarse aspirazioni turistiche, l'edificio tiene confinate al suo interno quelle persone che in qualche modo sono di intralcio al resto della società, sia per le proprie patologie, che per le proprie inclinazioni politiche (molti sono stati internati dal 1967 al 1974, durante la dittatura dei colonnelli, rendendo alcuni reparti simili per aspirazione e contesto ai campi di concentrazione hitleriani).
Angela scopre una sorta di archivio in cui vengono contenuti in modo totalmente non organizzato i documenti relativi ai pazienti, tra i quali molti sono bambini e adolescenti, come Teresa e Nikolaps, le cui vicende si intrecciano fatalmente con quelle di Stefanos, poeta di inclinazione comunista e Basil, giovane gigante dalle aspirazioni mistiche.

Angela conoscerà all'interno del manicomio un'altra volontaria, Lina, con la quale stringerà un legame non abbastanza profondo da permettere una conoscenza reciproca.

La parte conclusiva del romanzo parla invece della realtà del paese di Budrio, in provincia di Bologna, in cui negli anni precedenti e immediatamente successivi alla legge Basaglia vivevano i "mattucchini", persone ospitate in case di cura per malati mentali e dove è cresciuta e attualmente vive la scrittrice stessa.
La trama del romanzo si intreccia con quella dell'autobiografia, lasciando al lettore il compito di scovare dove termina l'uno e inizia l'altro.
Si nota un importante e ricco lavoro di documentazione da parte dell'autrice, ma l'aspetto più sorprendente è l'abilità della stessa di mettere sullo stesso piano temporale momenti storici diversi, che però sembrano sovrapporsi in maniera tragicamente perfetta. Il tempo e lo spazio diventano dimensioni relative e non più numerabili, per cui il qui e ora si mescolano abilmente con l'altrove, il passato e il futuro.
Il destino appare come l'unica forza capace di decidere della vita degli uomini che talvolta si trovano immersi in un assurdo immobilismo dato dalla presunzione di impotenza.
Un romanzo che consiglio a chiunque, poiché di nuovo Simona Vinci si è dimostrata oltre che abile narratrice, intima conoscitrice anche degli aspetti più nascosti della natura umana.

La prima verità

Nel 1992 Angela, giovane ricercatrice italiana, sbarca sull'isola di Leros. È pronta a prendersi cura, come i suoi colleghi di ogni parte d'Europa, e come i medici e gli infermieri dell'isola, del perdurante orrore, da pochi anni rivelato al mondo dalla stampa britannica, del «colpevole segreto d'Europa»: un'isolamanicomio dove a suo tempo un regime dittatoriale aveva deportato gli oppositori politici di tutta la Grecia, facendoli convivere con i malati di mente. Quelli di loro che non sono nel frattempo morti sono ancora tutti lí, trasformati in relitti umani.
Inquietanti, incomprensibili sono i segni che accolgono la ragazza.
Chi è Basil, il Monaco, e perché è convinto di avere sepolto molto in alto «ciò che rimane di dio»?
E tra i compagni di lavoro, chi è davvero la misteriosa, tenace Lina, che sembra avere un rapporto innato con l'isola?
Ogni mistero avrà risposta nel tesoro delle storie dei dimenticati e degli sconfitti, degli esclusi dalla Storia, nell'«archivio delle anime» che il libro farà rivivere per il lettore: storie di tragica spietata bellezza, come quella del poeta Stefanos, della ragazza Teresa e del bambino con il sasso in bocca.

di Simona Vinci | Einaudi  | Narrativa non-fiction
ISBN 9788806212681| cartaceo 17,00€ Acquista 

Gianna Gambini
Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Firenze. Dopo aver conseguito alcuni master e il diploma di specializzazione presso la SISS di Pisa, lavora come insegnante, presso la Scuola Secondaria di Primo grado. Sposata con una figlia vive nel comune di Terranuova Bracciolini.
Tartarughe marine, 0111Edizioni.
Equilibrio precario, 0111Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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