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In primo piano

[Libri] Vincenzo Mirra presenta "Isole" nell'intervista di Elena Genero Santoro

Vincenzo-Mirra-Isole

In anteprima Isole di Vincenzo Mirra, AUGH! Edizioni, 2016. Una silloge poetica che nasce da una mareggiata...


Vincenzo-Mirra-Isole
ISOLE
di Vincenzo Mirra
AUGH! Edizioni
Silloge Poetica
ISBN 978-88-9343-073-9
cartaceo  9,90€ 

La poesia di Vincenzo Mirra è poesia degli elementi, profonda scansione interiore da cui emergono, sanguigne e viscerali, le urgenze di un’anima che ha bisogno di liberarsi, nel senso di esprimersi, di dare una voce libera alle proprie passioni, ma nello stesso tempo ha bisogno di librarsi, galleggiando su ritmi sospesi tra cielo e mare, tra sole e luna, tra buio presentito e luce intravista; è il canto impetuoso del vento delle sue isole che sferza e agita i cuori, vento di terra ma più spesso vento di mare che porta con sé energie in divenire, generando forti risacche interiori di rimembranza sulle rive inquiete delle nostre esistenze.
(dalla prefazione di Guglielmo Orsolillo)     

L'autore racconta


Vincenzo-Mirra
Raccontaci qualcosa di te: chi è Vincenzo Mirra nella vita di tutti i giorni?
Direi prima di tutto un sognatore. Sono un uomo meditativo, di natura prevalentemente contemplativa e con una vita interiore molto intensa. Ma fuori da questa dimensione ‘isolana’ – il rifugio di ‘isolitudine’ in cui ricerco, spesso, la mia naturale espressione creativa – vivo una vita piuttosto indaffarata, scandita dai numerosi impegni di tre figli che adoro – che io chiamo la mia ‘ciurma’ – e animata dalla soddisfazione di seguirli e dall’enorme gioia di essere il loro papà “tuttofare”. Insieme alla componente genitoriale, l’altra che considero essenziale alla mia vita è il mio essere napoletano. Perché anche se oramai vivo a Pisa da oltre dieci anni, sono innamorato di Napoli e della mia “cittadinanza” e profondamente legato alle mie radici e alla mia identità mediterranea. Per tornare ad una metafora del linguaggio del mare, posso dire che Napoli rappresenta la mia nave, è il mio guscio di legno inaffondabile.

Questa è la prima silloge che pubblichi?
Sì, Isole è il mio primo libro edito. Vederlo svilupparsi è stata una grandissima emozione: dalla lavorazione delle bozze, alla definizione del progetto grafico per la copertina, alla scelta del titolo, fino al momento della realizzazione, in cui tutto questo insieme di cose si è poi materializzato nel prodotto stampato.
In passato alcune mie poesie sono state pubblicate nelle raccolte antologiche dei concorsi ai quali avevo partecipato, ma sapere che un libro “tuo” può trovarsi tra gli scaffali di una libreria o tra quelli di una biblioteca è una sensazione entusiasmante.

Veniamo al libro, “Isole”. Com’è nata l’idea?
Per rispondere a questa domanda, mi piace offrire un’immagine: Isole nasce da una mareggiata.
Una mareggiata imprevista ed improvvisa che si è abbattuta su di me più o meno un anno fa, nella primavera scorsa, a partire dalle sensazioni provate durante un breve soggiorno-vacanza a Napoli con Matteo, il mio secondo figlio, in occasione del suo compleanno.
Nei mesi successivi quell’aprile, ho ripensato a lungo ai giorni in cui, ripresi i miei taccuini di viaggio e di appunti – nei quali erano manoscritte la maggior parte di tutte le mie poesie, alcune scritte oltre dieci anni prima – ho deciso che avrei potuto fare emergere a nuove pagine le cose scritte. E dalle riflessioni fatte mi sono convinto che la forza con cui si è concretizzata quell’idea sia venuta dal teatro. Sì, dal teatro! Dalla libertà che il teatro mi ha concesso di mettermi in discussione, di rimettermi in gioco. Da tutte le emozioni e le sensazioni provate nell’esperienza di un laboratorio attoriale che ho frequentato, e da tutta l’energia fluita nel luogo dove esse si sono formate. Ed oggi posso dire con certezza che tutta l’energia della mareggiata che mi ha condotto alle mie Isole è venuta da quella tempesta emozionale. Perché credo fortemente che tutto possa sempre nascere, o rinascere, da una tempesta. L’ispirazione compositiva per me viene da questo: dallo scatenarsi di una tempesta di emozioni, di impressioni o di espressioni, dalla natura e dalla forza dei suoi elementi. Viene dalle sensazioni provate nel mettersi al vento, alla luna, all’ombra di un albero, al tramonto, al mare, ai colori e ai suoni che ti circondano, oppure davanti allo sguardo di due occhi cari di cui senti la fiducia, e in cui vedi la bellezza di un mondo di immaginazione e di sogno - che poi è il titolo di un libro che ripresi durante quel soggiorno dello scorso aprile a Napoli, e qui il cerchio si chiude.
Da tutto questo è venuta l’ispirazione per nuove poesie, e l’idea di approdare o di naufragare ad Isole.

Ci racconti di che cosa parla? A quale genere appartiene?
Isole è un libro di poesie. Una silloge che comprende poesie di cinque diverse raccolte e che attraversa un periodo compositivo lungo oltre dieci anni. La prima, Moleskine, è del 2003-2004, le ultime due, Sussurri e Sussulti, contengono poesie scritte tra il 2015 ed il 2016, quelle frutto dell’ultima ‘tempesta’ per intenderci.
Cinque arcipelaghi di poesia collegati da un preciso motivo poetico. Perché Isole sono le poesie stesse, le parole scelte, quelle giuste per quel momento, per quel verso. Isole sono i versi che nascono attraverso le emozioni, le suggestioni, la vasta geografia dei luoghi visitati durante molti viaggi, quelli reali e quelli meditati, frutto dell’immaginazione; Isole sono le esperienze, le persone incontrate, le relazioni stabilite, le parole e i suoni di altre lingue. Isole sono i gesti concreti del viaggio: le scelte, le abitudini, gli spostamenti, “la molteplicità di vite vissute” - per citare una riflessione junghiana – e che per un poeta si può tradurre nella molteplicità dei versi, degli "a capo", delle sospensioni e dei sospiri che le pause di scrittura possono regalare a quelle di lettura. Perché alla fine quello che davvero conta, ben oltre la molteplicità di sensazioni vissute da chi scrive, sono le emozioni che la poesia può suscitare in chi la legge, in chi riesce a percepire il vortice emotivo dell’ispirazione originale del poeta oppure di chi ne inventa uno tutto suo, e nuovo, nel quale lasciarsi risucchiare e – perché no? - trasportare a nuove ‘isole’. Perché il senso della poesia in fondo è questo e si riduce in un abbandono totale e definitivo ai versi.
Ecco perché Isole è il nome scelto per questa silloge. E prima ancora di approdare ai versi dentro il mare delle pagine, Isole sono disegnate sulla copertina del libro, con l’immagine impressa di due ‘isole’ che si specchiano l’una nell’altra: un’isola del mare, di terra galleggiante sull’acqua, e l’altra, una nuvola bianca d’aria, passeggera nel cielo. Un’immagine grafica che riflette quella di una fotografia scattata in mare durante una navigazione estiva, e che ha fissato il preciso istante di quell’isola bianca. E proprio Isola bianca è la poesia che chiude la silloge.

Qual è il target a cui ti rivolgi? Che tipo di lettori ambisci a conquistare?
Non c’è un target preciso, direi piuttosto che quelle di Isole sono poesie rivolte a tutti perché riguardano il rapporto dell’uomo con il suo circostante, sia esso fatto di luoghi, o di emozioni, oppure delle relazioni che instauriamo con gli altri. La mia è sicuramente una poetica intimista che nasce da una profonda scansione interiore, ma il riscontro che trovo più frequente tra i lettori è quello dell’immedesimazione, nel senso cioè di una poesia che riesce a toccare le urgenze emotive di molti e in cui, tra buio presentito e luce intravista, il lettore può sentirsi vibrare nelle proprie corde. E di questo risultato sono molto felice.

Da quali emozioni nasce una poesia? 
Questa è una domanda che mi mette in grande difficoltà perché si apre a un’iperbole di riflessioni e ad una molteplicità di risposte.
Nel mio caso, spessissimo, direi che la poesia nasce prima di tutto da un’immagine. Perché prima ancora delle parole, dei versi e della struttura che della poesia verranno, dentro di me si determina una specie di visione, di percezione espressiva. Nella maggior parte dei casi questo è dovuto ad una relazione intima e profonda con gli elementi e le manifestazioni della natura, e si forma a partire dalle sensazioni provate nella libertà di spazi aperti e di grande suggestione, come mi capita sempre quando sono davanti al mare o immerso nelle sue profondità. Ma può venire da qualunque cosa, da una sonorità, da un volto, dalla gestualità semplice e grandiosa dei bambini, da quella piena di devozione che è nell’amore, dalla pioggia sottile o da quella battente, da un ricordo, oppure da qualunque visione o dall’immaginazione che possono scaturire nella memoria o nella fantasia.
Ma tutto è sempre legato ad un preciso istante. Tutto parte sempre dalle emozioni provate intorno ad un momento di stupore.
Non c’è una regola precisa. Non seguo un vero e proprio processo costruttivo, ma mi abbandono a queste immagini e lascio che le sensazioni provate le disegnino sempre più nettamente in un fluire creativo naturale. Estremizzando potrei dire che la poesia nasce da sola, e che io divento solo lo strumento per esprimerla attraverso la totale sensibilità ad accogliere quello che viene.
A volte mi capita persino di pensare che quello che ho appena scritto in realtà c’era già e che io non ho fatto altro che andargli incontro, come se tutto, in una scintilla di rivelazione, venisse improvvisamente svelato da una specie di istinto. D’altra parte, come espresso magnificamente da John Keats:
Se la poesia non viene naturalmente come le foglie vengono ad un albero, è meglio che non venga per niente.
Ma se è vero che la poesia può emergere naturalmente da un mondo di suggestioni emotive ed essere semplicemente conseguenza di un puro istinto poetico, altrettanto naturalmente può scaturire dalla centralità di una semplice parola e da quello che l’ispirazione compositiva può costruire intorno ad essa, giocando con le molteplicità delle sue forme e dei suoi significati, come nel caso di Passi, una poesia della serie Sussurri.

C’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare attraverso questa raccolta, che raccolga tutte le tue liriche?
La cosa a cui tengo maggiormente è l’idea che il lettore, affrontando la navigazione poetica nel mare delle mie “isole”, si appropri totalmente della poesia e delle sue visioni, per scoprirne di proprie e giungere a quella personificazione del “viaggio” a cui tengo molto, sia che conduca ad approdi o anche a naufragi emotivi.
Perché tra esplorazione e sogno, tra la scrittura poetica e la lettura della poesia, credo che il filo invisibile che lega le mie Isole a quelle dei lettori sia riconducibile alla scoperta della propria “isolitudine” che io definisco come una solitudine creativa, una dimensione sognante di ascolto e di percezione, fatta di riflessioni, di sensazioni e di suggestioni, del desiderio di accogliere tutto quello che crea stupore. Perché in fondo credo che l’essere isolani significhi proprio questo: accentuare una certa vena visionaria e sognatrice, perché si è costretti ad immaginare un oltre, un altrove, a fantasticare su un orizzonte che cambia sempre. E' una concessione che uno fa a se stesso, quella di spingersi dove gli occhi e il cuore lo conducono, senza riserve. Ma questo non vuol dire non aver paura o al contrario essere sfrontati, ma vuol dire semplicemente avere la certezza di quello che si sente. E allora si può restare fermi su uno scoglio ad osservare il volo dei gabbiani o una nave che entra o esce dal porto, oppure essere parte di quel volo o passeggero di quella nave che salpa o che approda.
E se della poesia, il grande Goethe scriveva:
Chi desidera capire la poesia / deve recarsi nella terra della poesia,
chi desidera capire il poeta / deve andare nella terra del poeta.
non v'è dubbio che per esplorare il mare delle mie Isole bisognerà mollare gli ormeggi, salpare e condurre la propria navigazione agli approdi (o ai naufragi) delle mie poesie.
Perciò non mi resta che augurare buon mare e buona lettura a chi intraprenderà il viaggio, e buona tempesta a chi sta aspettando l’ispirazione giusta.

Grazie per essere stato con noi, Vincenzo. In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri.
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Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, ebook Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.
Immagina di aver sognato, PubGold.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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