Recensione: Una donna spezzata, di Simone de Beauvoir

Recensione: Una donna spezzata, di Simone de Beauvoir

Libri Recensione di Tamara Marcelli. Una donna spezzata di Simone de Beauvoir (Einaudi). Un flusso di emozioni forti e contrastanti, un libro che mette di fronte al dolore affinché possiamo liberarcene.

Simone de Beauvoir nasce a Parigi il 9 gennaio 1908 da una famiglia agiata, molto presto comincia a reagire all’educazione conformista dell’epoca.
All’età di sedici anni decide di voler insegnare e appena terminati gli studi si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia laureandosi nel 1929. In quello stesso anno conosce Jean Paul Sartre e diventa la sua compagna.
Viaggia molto e assapora culture diverse dalla sua, ampliando così i suoi orizzonti di giovane intellettuale.

Dopo aver insegnato Filosofia a Marsiglia, a Rouen e a Parigi, decide di dedicarsi alla Letteratura e nel 1943 pubblica il suo primo romanzo L’invitata che ottenne notevole successo.

Durante la seconda guerra mondiale attende a Parigi il ritorno di Jean Paul Sartre, prigioniero nel Lager di Trier (D). Terminato il conflitto smette di insegnare e si dedica alla stesura di un saggio di filosofia Pirro e Cinea; intanto esce il suo romanzo Il sangue degli altri e il suo unico copione teatrale Le bocche inutili.

Come Sartre, lei fa conoscere l’Esistenzialismo al grande pubblico e comincia ad interessarsi alla condizione femminile pubblicando nel 1949 il saggio Il secondo sesso che susciterà scandalo sia negli ambienti letterari che nella società.

Simone de Beauvoir sostiene che la condizione d’inferiorità della donna non dipenda affatto da leggi biologiche, ma dalla società che l’ha relegata ad un ruolo di secondo ordine.
Nel 1954 vince il premio Goncourt con I mandarini. Nel 1958 pubblica la prima parte di un’opera altamente autobiografica Memorie di una ragazza per bene e nel 1967 Una donna spezzata, una silloge di tre racconti: "Una donna spezzata", "L’età della discrezione", "Monologo". Un testo di una potenza letteraria molto elevata.
Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche.
Jean Paul Sartre

Una donna spezzata

Come quando aspetti un temporale. Il cielo si fa nero, il vento sferza nervosamente gli alberi e piccoli brividi annunciano che qualcosa sta cambiando. Inizia così questo libro, elegante, pulito e drammaticamente realistico. Sembra di sentirle cadere quelle piccole gocce d’acqua, poco a poco, fino allo scrosciare prepotente che svela e libera da quel peso contratto di cielo. È così che una sensazione, piccola e rannicchiata in fondo a sé, scoppia e si rivela con il suo carico d’angosciante liberazione. Poi arriva la rabbia, quei tempi scanditi da crudeli e illusori pensieri, quel vortice di emozioni debilitanti e inaffidabili. È la mente che gioca ormai con i sentimenti, che si beffa di un amore dimenticato. E il cuore non ha altro riparo che la speranza, e lì si rinchiude. Vive di ricordi, sogna e spera. Ma l’angoscia è sempre dietro la porta, quella stessa porta che non si ha il coraggio di aprire. Perché ad aspettarti potrebbe esserci la verità. Che fa ancora più male. Così la paura ci difende.
Ho letto con rabbia e disillusione questo racconto, ripetendo spesso tra me e me: "Non credergli. È finita. Non sperare. Vai avanti". Come se la protagonista potesse sentirmi. Simone de Beauvoir riesce a rendere con delicata ma possente concretezza il dramma personale ed intimo di una donna in crisi a causa di un tradimento. Sembra volerci mettere di fronte al dolore affinché possiamo liberarcene, per permetterci di scorrere via nel lento divenire.
La noia non perdona.
-Tu come ti vedi? – Come una palude. Tutto è affondato nella melma. – Ti ritroverai.
Jean Paul Sartre, Una donna spezzata

L'està della discrezione

È sempre il cambiamento che destabilizza e, se riguarda chi si ama, può arrivare a destrutturare. Perché sembra demolire anche te. E se fosse lo sguardo a cambiare e non la sostanza dell’oggetto osservato? Se in realtà fossimo solo prigionieri delle nostre corazze, delle nostre maschere, delle nostre paure? Se in fondo l’Amore fosse l’unica cosa che non può cambiare?
Con che voce aveva detto questa frase! L’ho guardato e ho provato un tale slancio verso di lui che d’un tratto una certezza mi ha invasa. Non saremmo mai stati due estranei. Uno di questi giorni, magari domani, ci saremmo ritrovati, poiché il mio cuore l’aveva già ritrovato.
Jean Paul Sartre, Una donna spezzata
Attraverso il conflitto con il figlio, che pur la amava profondamente, questa madre, dopo un periodo di profonda collera, entra in crisi con se stessa e con suo marito, con il suo lavoro, con il mondo intero. Comincia ad aprire gli occhi, a risvegliare i propri sensi, a pensare criticamente alla propria vita. E così ricomincia a vedere, a far fluire le proprie emozioni, bloccate da una maschera pesante cucita addosso. Gli ideali cambiano perché la storia del mondo si fa ogni giorno più complessa. Bisogna fermarsi, mettere in dubbio le nostre certezze e ritrovare il nostro senso primitivo, quello che ci fa essere ciò che siamo veramente. Così una crisi equivale ad una rinascita.
Siamo insieme, questa è la nostra fortuna. Ci aiuteremo a vivere quest’ultima avventura da cui non faremo ritorno. Questo ce la renderà tollerabile? Non so. Speriamo. Non abbiamo altra scelta.
Jean Paul Sartre, Una donna spezzata

Monologo

Lei si vendica col monologo.
Flaubert
Il dolore e i sensi di colpa svelati portano alla vera follia. Non c’è più un senso, un motivo per vivere. Non c’è più spazio per nient’altro che per la profonda disperazione: il vuoto di un dolore pieno.
Come in un dialogo delirante con se stessa questa donna vomita fuori tutto il suo male, il suo disprezzo, la sua folle speranza. Non ci sono virgole, pause, respiri. Tutto scorre precipitosamente come il flusso dei pensieri, forti, dolorosi, inarrestabili, travolgenti e angoscianti. Il respiro diventa affannoso e il cuore sembra voler scoppiare in petto.
Che ricordo spaventoso il cielo azzurro e tutti quei fiori… Io mi contenevo eppure sapevo che da quel colpo lì non mi sarei risollevata mai più. Era me che stavano seppellendo. Sono seppellita.
Jean Paul Sartre, Una donna spezzata
Non ci si salva mai da un dolore così. Una madre lo sa. Una madre dovrebbe saperlo. Così la vita di una donna si apre all’improvviso e si moltiplica, dividendosi, per tre: figlia di una madre che la segnò per sempre («Lei non si faceva più scrupoli che male mi facevano sulla faccia i suoi anelli»); madre di una figlia che non riuscì ad amare serenamente; figlia di una madre che non seppe farsi amare. Fino alla disperazione finale.
Mio Dio! Fa’ di esistere! … Me la devi questa rivincita mio Dio…
Jean Paul Sartre, Una donna spezzata
Non è facile immergersi in questo libro che ti costringe a vivere il flusso di emozioni forti e contrastanti, ma, una volta terminato, ti rimane dentro e non va più via. Segno che ha colpito lì, in quell’angolo angusto e scomodo della nostra coscienza.


Una donna spezzata

di Simone de Beauvoir
Einaudi
Narrativa classica
ISBN 978-8806221355
Cartaceo 11,40€
Ebook 6,99€

Sinossi

Monique ha sempre creduto nel suo matrimonio. Soprattutto, ha sempre creduto nel suo ruolo di moglie: muoversi sicura per casa, gestire la vita familiare, provvedere agli altri con la certezza di essere necessaria. Ma è bastata una frase di Maurice: "C'è una donna". E se Monique è tradita dal marito, la madre di Philippe lo è dal figlio, che al progressismo materno preferisce lo spirito pratico e conservatore della moglie. Murielle, invece, non ha né mariti né figli con cui scontrarsi: due matrimoni finiti male e il suicidio della figlia la condannano a una solitudine che la rende cruda e volgare, astiosa verso il mondo e verso un Dio che forse non c'è. Tre racconti, tre donne, tre crisi.
Tamara Marcelli

Tamara Marcelli
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