Gli scrittori della porta accanto

Il valore della memoria

Il valore della memoria

Di Tamara Marcelli. 27 gennaio 1945. Quando le truppe russe della Prima Armata varcarono i cancelli di quello che sembrava essere “solo” un luogo di prigionia, non immaginavano di trovarsi di fronte all’inferno. 

Da quel momento in poi fu chiaro al mondo intero che il Male di cui sono capaci gli uomini non ha limiti.
Si discute spesso di quanto sia accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale, purtroppo spesso si ascoltano tesi fantasiose che nulla hanno a che vedere con la realtà, con il vissuto di chi, suo malgrado, si è trovato in balia di certi eventi drammatici. Purtroppo ancora oggi assistiamo a tristi strumentalizzazioni. Ma la Storia è Una.

La Storia la fanno gli uomini, la facciamo tutti noi.

È per questo che diventano indispensabili le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle gli avvenimenti che i libri si limitano a riportare quasi con distacco emotivo. La Storia dovrebbe insegnarci a non fare gli stessi errori del passato, ad essere consci di chi siamo, del perché siamo diventati quelli che siamo.
La Storia siamo Noi, come citava una celebre canzone di De Gregori
La Storia siamo noi
nessuno si senta offeso
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo
la Storia siamo noi
attenzione
nessuno si senta escluso.
La Storia siamo noi
siamo noi queste onde nel mare
questo rumore che rompe il silenzio
questo silenzio così duro da raccontare.
E poi ti dicono tutti sono uguali
tutti rubano alla stessa maniera
ma è solo un modo per convincerti
a restare in casa quando viene la sera
però la Storia non si ferma davvero
davanti a un portone
la Storia entra dentro le nostre stanze
e le brucia
la Storia dà torto o dà ragione.
La Storia siamo noi
siamo noi che scriviamo le lettere
siamo noi che abbiamo tutto da vincere
o tutto da perdere
Poi la gente,
perché è la gente che fa la Storia,
quando è il momento di scegliere
e di andare te la ritrovi
che sanno benissimo cosa fare
quelli che hanno letto un milione di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare
è per questo che la Storia dà i brividi
e nessuno la può cambiare.
La Storia siamo noi
siamo noi padri e figli
siamo noi
bella ciao
che partiamo
la Storia non ha nascondigli
la Storia non passa la mano
la Storia siamo noi
siamo noi questo piatto di grano.

L’importanza della Memoria diventa quindi un monito per il futuro.

Non conoscendo i passi che abbiamo lasciato sulla terra, saremo ciechi nel cammino verso il domani.
Nel leggere le testimonianze di coloro che hanno vissuto la prigionia nei campi di concentramento appare evidente la necessità che non si dimentichi. Nel libro Se questo è un uomo di Primo Levi questa necessità, imprescindibile, viene dichiarata nell’incipit.
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi, Se questo è un uomo

Ed è proprio da queste parole che prende vita il libro Come una rana d’inverno di Daniela Padoan, scrittrice, giornalista ed autrice per RaiEducational. 

Un testo che racchiude le testimonianze di tre donne, tre sopravvissute al campo di concentramento femminile di Auschwitz-Birkenau, uno dei più terribili.
Le tre interviste a Liliana Segre, Goti Bauer e Giuliana Tedeschi lasciano un segno nel tempo. Lo graffiano e lo fanno sanguinare ad ogni parola. Sono voci di donne che riemergono dal buio, con gli occhi spalancati dal terrore e la voce consumata dalla disperazione. Queste donne, private della propria identità, irriconoscibili anche a se stesse, scarnificate fin quasi all’annullamento fisico e psichico, raccontano ancor prima che con le parole, con i propri occhi, quanto hanno visto e vissuto nei giorni infiniti della prigionia. E noi abbiamo il dovere umano di ascoltarle e trasmetterne ai posteri, il messaggio.

Le atrocità che leggiamo essere accadute non lasciano molto spazio ad ulteriori parole.

Il dolore che tali esperienze hanno prodotto rappresenta un dolore universale, una macchia indelebile per l’Umanità. Un dolore immenso e ancor più brutale se vissuto da una donna. Oltre al pudore e alla dignità di esseri umani si videro private anche della femminilità. «Vuoti gli occhi e freddo il grembo». Nude di fronte a terribili uomini armati che si schernivano della loro condizione disumana. Nude, private dei propri affetti, dei figli e delle figlie, dei padri e delle madri, dei fratelli e delle sorelle, sottoposte a umiliazioni e torture continue, a infamie crudeli e impietose. Sole con se stesse. Costantemente perseguitate psicologicamente e moralmente. Il corpo scheletrico che comunica presto la condizione di sterilità. La negazione assoluta del mondo femminile. Quel dimagrimento violento annulla altrettanto violentemente l’identità di queste donne. Donne che resistono, che combattono con la morte ogni giorno, che si stringono l’una all’altra, come anelli di una stessa catena che le tiene ancorate alla Vita.

«Le Donne sono maglie, se una si perde, si perdono tutte.»

Nell’introduzione di Furio Colombo si legge:
Giungono voci da lontano. Sono voci incerte, da prima esitanti. Cercano, nelle battute di un dialogo, un punto di appoggio o meglio, una ragione per dire.
[...] non è l’incapacità di narrare, ma l’incapacità della cosa di essere narrata…
Furio Colombo, Come una rana d’inverno di Daniela Padoan

La difficoltà del raccontare quanto di inumano, sconvolgente e drammatico si è vissuto.
L’esitazione nasce dal pudore, dalla consapevolezza che chi non ha vissuto certe tragiche esperienze non può arrivare a comprendere fino in fondo quel dolore cupo, sempre vivo, quelle atrocità indimenticabili. Chi ascolta deve andare oltre l’immaginazione, calarsi anch’esso in quell’incubo senza fine. E nel farlo deve contestualizzare i fatti nel tempo.
La Storia va conosciuta, studiata, analizzata, ricordata, insegnata e mai negata.



Tamara Marcelli
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