Gli scrittori della porta accanto

Recensione: Con la mia valigia gialla, di Stefania Bergo: per ritrovarsi... In Africa

Recensione: Con la mia valigia gialla, di Stefania Bergo

Libri Recensione di Giulia Mastrantoni. Con la mia valigia gialla di Stefania Bergo (PubMe – Collana Gli scrittori della porta accanto).

Scrivere un romanzo autobiografico non è affatto semplice.
È vero, i «fatti» sono tutti lì, in attesa di essere messi nero su bianco, ma come si può fare in modo che la vita vera, con tutti i suoi intervalli di noia, i periodi negativi, l’alternanza di giorni felici e di ore meno allegre possa tenere un lettore incollato alla pagina? Ecco, è questa la grande sfida dell’autobiografia. Rendere la vita vera un romanzo. Farla apparire come una storia di senso compiuto che ci insegna qualcosa, che marca una crescita personale. Avere i «fatti» a disposizione è una parte minima, se non nulla, del lavoro.
Si deve essere fedeli alla realtà, per natura stessa del genere letterario, ma si deve anche romanzare l’accaduto in modo da renderlo una serie logica, consequenziale e a tensione crescente di avvenimenti. L’elemento psicologico deve essere necessariamente forte, in un romanzo autobiografico. Ci deve essere coinvolgimento da parte di chi scrive e, in più, la storia deve, quanto meno, avere un impatto emotivo notevole sul lettore.

Con la mia valigia gialla, di Stefania Bergo, l’ho scoperto perché ho avuto la fortuna di conoscere lei e il suo bel blog, Gli scrittori della porta accanto.

E mi ha trasmesso un’infinita voglia di fare qualcosa di simile a quello che ha fatto lei.
Stefania è partita per l’Africa alla ricerca di un modo per aiutare gli altri. Aiutando gli altri, infatti, diventiamo persone migliori, capiamo cosa vogliamo fare della nostra vita e ci sentiamo un po’ più in pace con noi stessi; erano questi gli obiettivi. E ha ritrovato un po’ di se stessa, oltre a un amore che non sperava. Si è innamorata di tutti coloro che ha conosciuto e i suoi sentimenti sono stati ricambiati, tanto che il soprannome di Stefania è Mwende, «amata».

La storia è quella che ci accomuna un po’ tutti: perdersi per ritrovarsi.

Si è persa in Occidente, nel nostro mondo tecnologico, basato sull’efficienza e sugli affari. E si è ritrovata in Africa, in un luogo privo di tutto, ma non di sentimenti. Ha ritrovato l’umanità che cercava, la gioia basata sulle cose semplici.
Ma come raccontare una storia simile? Una storia composta da episodi e pensieri, sensazioni indicibili e emozioni incredibilmente intense. Come trasmettere tutto questo a lettori che, come me, non hanno idea di quale odore si respiri in Africa, di come sia il caldo, di come sia possibile nutrirsi senza centrifughe di frutta e verdura? Stefania Bergo ci è riuscita. E mi ha trasmesso moltissimo. Sensazioni e pensieri che non posso e non voglio sintetizzare in poche righe di recensione. Ha preso una sfida e l’ha fatta diventare la sua nuova vita. In Con la mia valigia gialla ci racconta com’è stato.





Con la mia valigia gialla

di Stefania Bergo
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Memoir di viaggio | Narrativa non fiction
ISBN 978-8833667829
Cartaceo 12,00€
Ebook 1,09€

Sinossi

È un diario di viaggio autobiografico.
Stanca della superficialità di una vita nemmeno troppo tranquilla, Stefania decide di partire. Da sola. Casualmente, trova in internet i contatti di un'associazione che gestisce il St. Orsola, un ospedale in un'area rurale del Kenya, Matiri. E parte con una valigia gialla, poche aspettative, tanta curiosità e voglia di cambiare, non certo il mondo, ma almeno la sua piccola insignificante esistenza.
Con la mia valigia gialla è il racconto dei piccoli eventi quotidiani (solo apparentemente banali) accaduti in quelle tre settimane, conditi con una manciata di riflessioni dell'autrice sulle diverse abitudini e sulla cultura locali, scanditi dai messaggi che inviava regolarmente via mobile a un caro amico con cui ha voluto condividere, in tempo reale, la sua esperienza.
Contrariamente a quanto si pensi, però, non è un libro sul volontariato. Il volontariato è solo un dettaglio. L'intenzione dell'autore era di raccontare il viaggio, una piccolissima parte d'Africa, quella che lei ha conosciuto, diversa dalla miriade di altre facce di una terra magica, unica. Ne racconta le usanze locali, i profumi, i colori, i suoni, il quotidiano. Le emozioni. E ne ha dato una sua personale chiave di lettura, intervallando ai dipinti della natura le sensazioni restituite, i pensieri suggeriti, le domande che si è posta e che pone a chi vorrà leggere le pagine del suo libro e soffermarsi, come lei, a cercare una risposta. Anche se spesso risposte non ce ne sono. Ecco perché questo libro non vuole insegnare nulla. È un semplice mezzo messo a disposizione dall'autrice per far compiere al lettore lo stesso viaggio (anche se non sarà mai lo stesso) senza prendere un aereo, semplicemente con l'immedesimazione.




Giulia Mastrantoni


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