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Recensione: L'illusione della memoria, di Julia Shaw

Libri Recensione di Davide Dotto. L'illusione della memoria, di Julia Shaw, Ponte Delle Grazie, 2017. I ricordi personali, il cuore stesso della nostra identità. Sul filo dell'ironia, ma estremo rigore scientifico, per rispondere a molti quesiti sui misteriosi meccanismi della memoria.

Quello che noi siamo dipende da moltissime cose: dalla genetica, dall'ambiente, dalle esperienze vissute, dalla cultura, dalla lingua con la quale riflettiamo e comunichiamo. La memoria fa da sintesi, costruisce nel tempo la nostra identità: noi siamo la nostra memoria. Se essa venisse meno dovremmo ricominciare da capo, come Harrison Ford nel film "A proposito di Henry" (1991). Ciò vale per la memoria e l'identità collettive; vale per la memoria storica, per ciò che si è scelto di tramandare e non tramandare ai posteri.

La memoria non è la perfetta registrazione di eventi, non raccoglie file audio-visivi ad alta fedeltà.

I ricordi contengono errori, distorsioni, variazioni sul tema. Nessuna anomalia o difetto di funzionamento, la memoria è in continuo divenire, non è un archivio di deposito ma un archivio corrente. Dall’infanzia all’età adulta il cervello cresce, si ottimizza sfoltendo le connessioni superflue. Questo è il motivo per cui è impossibile conservare i ricordi della primissima infanzia: è sorprendente e strano pensare che gli anni probabilmente più formativi della nostra vita siano anche quelli che ricordiamo di meno. Gli inganni della memoria derivano dall’apprendimento, dalla necessità di adattarsi e di cambiare il proprio comportamento ove occorra. Chi ricordasse tutto e infallibilmente come Ireneo Funes, celebre personaggio di Borges, avrebbe un fardello di dettagli insostenibile da gestire. Potrebbe ricostruire con dovizia di particolari giornate intere, per filo e per segno le immagini dei suoi dormiveglia. Soffrirebbe di ipertimesia: la sua mente somiglierebbe a un deposito di rifiuti, non avrebbe bisogno di catalogare, classificare, ordinare, selezionare. Nemmeno di prendere appunti, perché pensare una cosa una sola volta, gli basterebbe per sempre.

Chi ha letto Uno studio in rosso di Arthur Conan Doyle, sa bene che Sherlock Holmes, per mantenere la funzionalità del fulmineo intelletto e del suo acume, deve fare a meno di nozioni, pure delle più elementari. 

Esse sono d’impaccio, occupando spazio e sinapsi inutili rallenterebbero le sue capacità di osservazione e di analisi. La sua ignoranza era notevole quanto la sua cultura. In fatto di letteratura contemporanea di filosofia e di politica sembrava che Holmes sapesse poco o nulla. Ma la mia meraviglia giunse al colmo quando scoprii casualmente che ignorava la teoria di Copernico nonché la struttura del sistema solare. Il fatto che un essere civile in questo nostro XIX secolo non sapesse che la Terra gira attorno al Sole mi pareva così straordinario che stentavo a capacitarmene.
«Sembra sbalordito - disse Holmes e sorrise osservando la mia espressione. - Ora che mi ha insegnato queste cose farò del mio meglio per dimenticarle».

Holmes fa volentieri a meno persino dei sentimenti al fine di evitare di apportare un elemento disgregatore che avrebbe gettato l'ombra del dubbio su tutti i suoi risultati mentali (Le avventure di Sherlock Holmes - Uno scandalo in Boemia).

Se mettiamo da parte le ipotesi estreme, ciascuna delle quali ha i suoi inconvenienti, nei casi ordinari la mente opera dei filtri, seleziona, a intervalli regolari fa le pulizie di primavera e rimuove l'ansia di dover ricordare qualsiasi cosa in qualsiasi momento. 

Essa non è un computer che impacchetta le informazioni una volta per tutte, ma le dissemina un po' qua e un po' là a seconda degli stimoli che le costituiscono: suoni, colori, parole, coordinate spazio-temporali ecc. Il puzzle dei ricordi chiama a raccolta le varie sinapsi interessate. Un episodio non è detto sia rievocato allo stesso modo, può essere anticipato o posticipato, i luoghi possono confondersi, come le date. Se si vuole un intelletto efficiente e sveglio non può che essere così.
Con rigore scientifico, ricorrendo all’esito di ricerche e studi certificati, sono parecchi i luoghi comuni contestati. Molte le implicazioni che conseguono. La mente e il corpo sono davvero separati, ogni nostro pensiero è riconducibile alla fisiologia del cervello? Se la memoria si inganna nel rievocare non solo i dettagli, ma gli eventi stessi, si considerino la cautela necessaria nel vagliare e raccogliere testimonianze destinate a costituire prova in un processo civile e penale, l'attendibilità dei resoconti ottenuti con l'ipnosi, specie quella regressiva. Inoltre: quale posizione assumere nei confronti di certa letteratura medico-psichiatrica che disquisisce di vite passate, oppure di esperienze premorte? Sono spunti di riflessione interessanti e non privi di importanza per gli autori che si cimentano nel racconto poliziesco e, perché no, nel romanzo psicologico.



L'illusione della memoria

di Julia Shaw
 Ponte Delle Grazie
Romanzo
ISBN 9788868334314
ebook € 9,99
cartaceo 15,30€

Sinossi

Che cosa fa di noi ciò che siamo? Indubbiamente il carattere, la personalità, gli obiettivi raggiunti nella vita, ma la nostra vera origine si trova soprattutto nella memoria. Secondo la psicologa Julia Shaw, i ricordi personali sono il cuore stesso della nostra identità: un ponte che ci collega al passato, il quale acquista così una forma e un senso, e che al tempo stesso ci indica una direzione nel futuro. L'autrice passa in rassegna una ricca serie di studi scientifici che nel corso degli ultimi decenni hanno esplorato i molteplici aspetti del ricordare e del dimenticare, in particolare i meccanismi sottesi agli errori della memoria, fino alla possibilità di 'impiantare' ricordi del tutto falsi. Ben lungi dall'essere una macchina perfetta, la memoria funziona in modo misterioso e apparentemente caotico: in che modo ci illudiamo di ricordare qualcosa che non abbiamo mai fatto? Come possiamo verificare l'attendibilità dei racconti altrui, ad esempio dei testimoni oculari di un crimine, e distinguere un bugiardo, seppur in buona fede, da una persona davvero sincera? Sul filo dell'ironia ma con estremo rigore scientifico, Julia Shaw risponde a questi e a molti altri quesiti, suggerendo che una presa di coscienza delle nostre reali capacità mnemoniche è un modo per sottrarci agli inganni della memoria e alla tirannia del passato: in una parola, vivere meglio, e vivere nel presente.
Davide-Dotto

Davide Dotto


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