Gli scrittori della porta accanto

Lo zio Albert e la teoria della Relatività

Lo zio Albert e la teoria della relatività

Scienza Di Vincenzo Mirra. E se invece le dimensioni fossero cinque? Nella teoria della Relatività di Albert Einstein, il concetto dello spazio-tempo.

Non ho alcun talento particolare. Sono solo appassionatamente curioso.
Albert Einstein
All’inizio del secolo scorso, nel 1905, il giovane Albert Einstein, ad appena 26 anni, riscrisse tutte le leggi della meccanica allora conosciute estendendone la formulazione per descrivere gli eventi che avvengono ad alte energie e a velocità prossime a quella della luce. Quello fu il primo capitolo che il genio formidabile di Einstein sviluppò del suo pensiero fisico.

La formulazione matematica della teoria della relatività ristretta (o relatività speciale) era talmente elegante nella sua bellezza che conteneva, senza contraddirlo, tutto il pensiero di sir Isaac Newton.

In modo che la meccanica relativistica potesse sempre ricondursi a quella classica nelle ipotesi di spazio e tempo assoluti.
Dieci anni più tardi, era il 1915, lo zio Albert (ho un eccesso di confidenza affettiva per il più grande scienziato del secolo in cui sono nato ed ho formato la mia cultura scientifica) pubblicò il lavoro più straordinario che mai una sola mente umana abbia potuto concepire. Una mente brillante, capace di immaginare la matematica dell’universo e di formularne la teoria.

Ad oggi, la sua teoria della relatività generale, l’attuale teoria fisica della gravitazione, rappresenta il capolavoro assoluto di tutta la scienza nota.

Essa descrive l’interazione gravitazionale non più come azione a distanza fra corpi massivi, come nella teoria newtoniana (meccanica classica), ma come effetto di una legge fisica che lega la geometria (più precisamente la curvatura) dello spazio-tempo con la distribuzione di massa e il flusso di energia e impulso (meccanica relativistica).


Secondo Einstein, lo spazio-tempo è un continuo a quattro dimensioni, che nel modello dell’universo di Fridman (uno che per primo si mise a risolvere le equazioni di Einstein) assume la forma di un’ipersfera ad esponente 4 e possiede almeno una singolarità polare: il Big Bang.

Il Big Bang. Tutto è partito (e forse un giorno ripartirà) da un istante di concentrazione di tutte le forze e di tutta l’energia che sono nell’Universo, almeno in quello che è osservabile dal piccolo pianeta da cui scrivo.

Orizzonte osservabile dell’universo. È questo il riferimento che dobbiamo tener presente per misurare, da un punto originale che alcune teorie affermano come ‘primordiale’, tutti gli eventi osservabili. Ma l’orizzonte di cui parliamo non è quello che vediamo dal nostro terrazzo o dalla riva di una spiaggia, ma il tempo trascorso da quell’istante originale e che milione d’anno in più o in meno è pari all’incirca a 13,8 miliardi di anni.
Ora io credo nello zio Albert, ne avevo un poster bellissimo nella mia stanza di adolescente, ma l’esperienza di tante cose belle nella vita mi fa credere anche che esista una preziosissima quinta dimensione, una dimensione di un oceano tutto interiore, quella magnificamente bella delle emozioni. Un po’ come se appartenessimo ad una gigantesca ipersfera spazio-tempo+emotiva, oppure a tante ipersfere che si intersecano, nella quali possiamo viaggiare avanti e indietro nel tempo, tra sogni e ricordi preziosi.
E d’altra parte questa mia convinzione non appare smentita dalla teoria della relatività di cui uno dei postulati più noti, secondo quanto amava ripetere lo zio Albert, è che il tempo non scorre in una sola direzione, e il futuro esiste contemporaneamente al passato.
Tutto il resto del meraviglioso pensiero dello zio Albert, tunnel spazio-temporali, contrazione delle lunghezze, dilatazione dei tempi, tutto del potente linguaggio dell’Universo, è come un affascinante gita in barca nell’oceano dello spazio-tempo.


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Vincenzo Mirra

Vincenzo Mirra
Nato a Napoli nel 1973, si è diplomato all'Istituto Nautico per poi laurearsi in Ingegneria Aeronautica ad indirizzo Spaziale. Alle passioni per la navigazione, il mare e l’astronautica, ha sempre aggiunto quelle per la letteratura, la scrittura di viaggio e di meditazione ed il teatro.
È autore del blog letterario Beaufort, scritture al vento e taccuini di mare che esprime scritture di vario tipo e argomentazione, anche di natura sperimentale. Dal 2005 vive a Pisa, dove dal 2015 ha iniziato a frequentare corsi e laboratori teatrali, di recitazione, di lettura corale e di drammaturgia.
Isole, AUGH! Edizioni.
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