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Lettere per Victoria, di Marcelo Puglia: incipit

Lettere per Victoria, di Marcelo Puglia: incipit

Incipit #157 | Montevideo, Uruguay. Lettera 1 – Lunedì 21 ottobre 2013.


Lettere per Victoria

di Marcelo Puglia
Narrativa
Giunti
ebook 7,99€
cartaceo 12,66€



Mia piccola Victoria, so che non ti ricordi di me, nonostante ci siamo conosciuti di persona qualche anno fa, ma sono sicuro che la mamma ti ha parlato a lungo di me.
Sono Mauricio, tuo padre. Molto piacere.
Vorrei poterti dire che ti sto scrivendo da Parigi, New York, o che so, mentre sto seguendo come reporter una guerra in Medio Oriente o le Olimpiadi, ma in realtà lo sto facendo da un portatile che ho comprato poche settimane fa, un touch, una novità assoluta in questi primi anni del decennio, anche se è possibile che quando leggerai queste lettere sia ormai obsoleto.
Lo scopo di ognuna di loro è farti sapere chi sono stato veramente e quanto ti ho amata, nonostante il poco tempo che abbiamo passato assieme, e, perché no?, aiutarti e aiutarmi a superare tutto ciò.
Questa è la prima lettera, e se la diagnosi verrà confermata, ne avrai molte altre, perché ho intenzione di scrivertene una al giorno, perlomeno in queste prime settimane in cui ho tante cose da raccontarti, perché so che poi sarà più difficile.
Se fosse per me, ti scriverei per una settimana di fila, ma l’idea è di fare questo viaggio insieme, un passo alla volta.
Hai compiuto un mese il 15 ottobre, e il giorno in cui sei nata è stato il più emozionante e felice della mia vita. Saprai già che compiamo gli anni lo stesso giorno. È mai possibile che esista una simile coincidenza senza un motivo speciale? Vederti nascere, riempirti di vita, è stata un’esperienza senza paragoni. Nessuno al mondo dovrebbe restare escluso da una cosa del genere. Mi piacerebbe ripeterla, ma non avrò tempo, che peccato! Non immagini neanche quanto sarei felice di darti dei fratellini.
La tua mamma.
Il nostro legame è iniziato molto tempo fa, quando ho conosciuto tua madre e il destino ha voluto che fosse la donna più importante della mia vita; in fin dei conti mi ha dato la bimba più bella del mondo.
Vivevamo nello stesso palazzo, allo stesso piano, dalla mia finestra potevo vederla ventiquattro ore al giorno.
Immaginati un grande ferro di cavallo: i nostri appartamenti si trovavano alle due estremità, al centro un pozzo di luce, al di sotto, sei piani. Ti faccio un disegno perché tu ne abbia un’idea più chiara.

Dalla prima volta che l’ho vista, non sono più riuscito a smettere di osservarla. Guardavamo gli stessi programmi alla TV e spesso cenavamo assieme, ma ognuno a casa sua. Vedevo scorrere la sua vita dalla mia finestra, come se fosse un film senza sonoro, e per questo l’ho chiamata il “mio film muto”.
Dal riflesso dei colori del suo televisore sulle pareti sapevo che cosa stava guardando (aveva la TV di spalle alla finestra), e così mi sintonizzavo sugli stessi programmi, anche quelli che non mi piacevano, solo per vivere quel momento assieme. Era il mio segreto.
Ridevo di quello che la faceva ridere, e spesso quando la mamma piangeva per un film triste, mi commuovevo anch’io. Ho saputo per quale squadra facesse il tifo quando l’ho sentita gridare «gol». A fine serata “andavamo a letto assieme”, e ti confesso che quello era il momento più triste, ritirarci nelle nostre stanze ma in case diverse. È così che mi sono innamorato, vivendo la sua routine in silenzio. Senza avere scambiato neppure una parola né avere mai sentito il suono della sua voce, io la amavo già.
Victoria, non ti immagini neanche quante cose ho fatto per conquistare il suo cuore. Quando mi accorgevo che stava uscendo di casa, correvo sul pianerottolo a buttare via i rifiuti, o qualsiasi cosa avessi a portata di mano, nel bidone che c’era davanti all’ascensore.
Più di una volta ho buttato i vestiti che avevo appena ritirato in lavanderia o la spesa (una volta che lei era scesa, li recuperavo), e tutto per poterle dire: «Ciao, come stai?». Lei mi rispondeva con un sorriso che mi disarmava (e anche se lo dico al passato, continua a disarmarmi ancora oggi).
La cosa che mi rendeva più felice era incontrarla in ascensore, dove potevo osservare la sua bellezza senza un vetro in mezzo. Ma quella constatazione non era molto incoraggiante: perché mai si sarebbe dovuta interessare a me, bella com’era? E così quello che ci separava non era più un vetro, ma una vetrina. Io la osservavo come se fosse un gioiello impossibile da possedere.


Ti starai chiedendo quand’è che tutto questo ha avuto inizio.

In quel periodo vivevo da solo e, quel che è peggio, mi “sentivo” solo. Un giorno forse capirai (speriamo di no) la differenza tra stare da soli e sentirsi soli. Avevo mille persone intorno a me, ma non avevo la tua mamma, e quindi ero solo e vuoto. Non avevo bisogno di un’altra donna, o di un’avventura passeggera, avevo bisogno di lei; sapevo che sarebbe stata la donna della mia vita, e così mi sono dato da fare.
Una sera, dopo aver buttato molti vestiti e buona parte della spesa nel bidone della spazzatura, ho preso il coraggio a due mani e l’ho chiamata al citofono. Ho suonato una volta, due, alla terza lei ha risposto (riuscivo a vederla).
«Ciao, sono Mauricio, il tuo vicino.»
Non credere che l’idea balzana di invitarla a prendere un gelato in pieno inverno alle undici di sera, con meno di dieci gradi, abbia ricevuto una buona accoglienza. Ma non mi sono dato per vinto, altrimenti in questo momento non saresti a leggere la mia lettera. La volta dopo ho aspettato che salisse sull’ascensore, e mentre la porta si stava chiudendo, sono entrato di corsa. Lei si è presa uno spavento tremendo; ha fatto un salto…! Di sicuro avrà pensato che fossi il tipico vicino di casa pazzo che nei film rende la vita impossibile all’innocente protagonista.
È possibile fare colpo su una donna in sette piani? Victoria, oggi ti posso dire di sì, quel vicino di casa che oggi è tuo padre ci è riuscito.
«Ciao, ti ho spaventata?»
Era più pallida di quanto già non fosse (e sai che lei è quasi trasparente).
«Ti posso fare un invito?»
«Un altro gelato in pieno inverno?»
Sono diventato rosso, ma ho proseguito.
«Musica.»
«Musica?» mi ha chiesto incuriosita.
«Cosa ti piace?»
«Sono eclettica, mi piace tutto, ma quello che veramente mi appassiona sono gli anni Ottanta e Novanta. Da Bruce Springsteen ai Simply Red, che questo sabato fanno un concerto.»
«È proprio il concerto a cui volevo invitarti.»
«Mi stai prendendo in giro?»
«Ho due biglietti, e quindi vieni con me.»
Ha funzionato, e il sabato ci stavamo dando il nostro primo bacio mentre ascoltavamo Holding back the years. Cercala su YouTube, e se puoi di’ alla mamma che le dedico quella canzone.
Ti confesso una cosa che ho aspettato mesi prima di dirla a Gabriela: non avevo né biglietti né soldi (volevo invitarla in un bar dove facevano musica dal vivo vicino a casa). Ho chiesto i soldi in prestito a un amico e glieli ho restituiti a rate. Non mi dimenticherò mai il taxi, il ristorante, i fiori e il biglietto che diceva: «Grazie per il giorno più straordinario della mia vita».
Ne è valsa la pena: è per quel concerto, per quel bacio, che oggi tu sei al mondo.
Ora state per arrivare qui e non voglio che lei sappia di queste lettere, non ancora. Continuerò domani.
Ti voglio bene.


Quattro settimane dopo la nascita di Victoria, Mauricio ricevette una pessima notizia.

Era nel gruppo di impiegati del portale di notizie online Notiweb che erano stati licenziati. Almeno il cinquanta per cento della redazione era stato lasciato a casa.
Lui, che era uno dei primi ad arrivare e uno degli ultimi ad andarsene, rimase sorpreso quando il suo badge si bloccò nella portineria del modernissimo edificio di trentasei piani. Dopo un po’ iniziarono ad arrivare altri colleghi, e alle nove erano più di trenta. A mezzogiorno, finalmente scese uno dei direttori e tenne una riunione improvvisata nella hall del palazzo. Quello che tutti ormai si immaginavano, alla fine fu confermato: erano stati licenziati. La società non era riuscita a sopravvivere a quell’anno così nefasto per i mezzi di informazione.
Tutti avrebbero ricevuto i compensi dovuti per legge, nonché l’assicurazione sanitaria per sei mesi, e chi era assunto da più di cinque anni avrebbe avuto anche una buonuscita pari a due stipendi.
Il direttore che diede quella pessima notizia comunicò loro di essere stato a sua volta licenziato, il che perlomeno lo accomunava alla maggioranza, dal momento che i tagli al personale erano stati più pesanti di quanto non immaginassero.
Mauricio accusò il colpo. La sua tristezza e la sua preoccupazione andavano al di là dell’avere perso il lavoro, lo stipendio e la stabilità; avevano a che fare anche con l’esclusione dal luogo che negli ultimi cinque anni era stata la sua casa, con l’allontanamento dagli amici e dai colleghi, con la fine di una vita che non avrebbe più avuto. Siamo animali abitudinari, e lui non faceva eccezione.
Non dubitava del suo talento, sapeva che in pochi mesi avrebbe trovato un altro impiego, ma il fatto di avere una figlia neonata lo mandava nel panico. Calcolò che con quello che avrebbe ricevuto dall’azienda avrebbe potuto vivere senza grandi ristrettezze per un periodo compreso tra i sei mesi e un anno.
Ma era il caso di iniziare a darsi da fare subito per evitare che quel denaro andasse in fumo; doveva risparmiare il massimo possibile per quel batuffolo rosa che lo aspettava a casa.


Quarta di copertina
"Lettere per Victoria" di Marcelo Puglia, Giunti, 2018.

"Lettere per Victoria" il romanzo di Marcelo Puglia racconta il commovente addio di un padre alla propria figlia. Mauricio ha quarant'anni, una compagna stupenda e una bambina appena nata. Il licenziamento lo sorprende come un fulmine a ciel sereno ma non sarà quello il giorno peggiore della sua vita. Un controllo di routine non dà i risultati sperati e improvvisamente per lui non c'è più un futuro: gli restano sei mesi di vita. Facendo un calcolo folle è come se dovesse concentrare in una manciata di giorni tutto quello che avrebbe voluto fare nei prossimi 30 anni. Assicurare una stabilità economica alla sua famiglia, sposare Gabriela, trovare degli sponsor per far decollare il suo blog... Alla lista di cose da fare si affianca quella degli "ultimi": l'ultimo sorriso di sua figlia, l'ultima canzone, l'ultimo ricordo felice. Ma come si fa a dire a chi si ama che ci restano solo pochi mesi di vita? E come lasciare una testimonianza di sé alla piccola Victoria, che non conoscerà mai davvero suo padre? È così che Mauricio comincia a scriverle una lettera ogni giorno per raccontarle di sé e del mondo, per offrirle una guida e un conforto nei momenti in cui non ci sarà.

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

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