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Cambogia: Banteay Samré e il Tempio delle donne

Cambogia: Banteay Samré e il Tempio delle donne - Viaggi

Viaggi Di Luigi Lazzaroni. Cambogia: Bantey Samré e il Tempio delle donne attorno ad Angkor Wat, un itinerario un po' fuori dalle solite mete turistiche. 

Angkor Wat, turisti più numerosi delle apsaras, visto. 
Bayon, faccioni dal sorriso enigmatico, visto. 
Ta Prohm, tutti in posa per una foto come Angelina Jolie, visto. 
Ma c’è molto altro da vedere ad Angkor
Il tempio di Banteay Samré è a venti minuti di macchina — ci dice Gabriele, la nostra guida italiana — è uno delle decine di templi che costellano tutta l’area attorno ad Angkor Wat ma ci vanno in pochi. Forse è perché i turisti sono pochi che, appena scesi dalla macchina, siamo circondati da quattro bambine che, come al solito, vogliono venderci qualcosa, sorridenti e insistenti — magari dopo. La salvezza è la linea immaginaria all’altezza del chiosco dei biglietti, oltre non le fanno passare.
A parte il muro esterno in laterite rossa, tutto il resto è pietra grigio-nerastra. Come i templi di Angkor, ma quelli sono più belli — dice mia moglie. Per forza, quelli sono stati costruiti dagli imperatori khmer, questo da un dignitario nel Millecento — risponde Gabriele e vanno avanti a chiacchierare, chissà cosa avranno da dirsi. 

Il tempio di Banteay Samré - Cambogia

Ieri sera ho sfogliato una guida turistica: Banteay Samrè è un tempio hindu dedicato a Shiva.

Restaurato anni fa ma non curato e lo si vede dalle erbe e dagli alberelli che ricominciano a crescere tra le pietre dei tetti. Sopra le architravi i frontoni sono ricoperti da bassorilievi, storie del Ramayana indiano, riconosco la guerra delle scimmie ma tutti i bassorilievi, già di per sé difficili da interpretare, sono smangiati e corrosi dal tempo, anche gli onnipresenti naga, i serpenti mitologici che riempiono ogni spazio nelle architetture khmer. Il corridoio coperto che circonda il complesso, il tempio vero e proprio e le altre costruzioni all’interno del cortile sono tutti rialzati su un basamento. Perché?, chiedo a Gabriele quando li ritrovo sulla porta d’uscita — stavamo parlando di come si vive in Cambogia, dove abita, come ci è arrivato, cosa faceva prima, insomma di tutto tranne che di Banteay Samrè, fa mia moglie. L’interno veniva riempito d’acqua e il tempio sembrava galleggiare — si degna di rispondere lui, meglio che niente.
Nel recinto del tempio girano un po’ persi altri cinque o sei turisti, sono di più le bambine che ci aspettano fuori — mai dire loro "magari dopo", se lo ricordano e pretendono il rispetto della promessa estorta.

Il tempio delle donne - Cambogia

I legionari Romani avevano il garum, i guerrieri khmer il kralan, riso glutinoso conservato nelle canne di bambù proprio come quello che abbiamo appena comprato lungo la strada per Banteay Srey.

Lo preparano dei ragazzini, ma in Cambogia sono tutti ragazzini.
Banteay Srey è tutta un’altra cosa, lo si capisce subito dalla porta d’ingresso: pilastrini scolpiti con motivi floreali sorreggono un frontone finemente cesellato, due naga proteggono Indra a cavalcioni del suo elefante a tre teste in mezzo a un tripudio di fronde vegetali, sotto passa una bionda con il suo cicerone tutto preso dalle spiegazioni e dalla bionda, più turisti rispetto a Banteay Samrè ma infinitamente meno rispetto ad Angkor Wat.
Ai lati del lungo viale d’ingresso frontoni caduti a terra, monconi di colonne, porte di pietra su sentieri che finiscono nel nulla. Anche qui hanno rubato a più non posso agli inizi del Novecento — dice Gabriele — ci ha provato anche Malraux, lo scrittore francese, ma l’hanno beccato e da allora si sono decisi a restaurare il sito. In fondo al viale, un fossato di acqua gialla, poi un muro da cui sporgono basse torri a piramide, il verde degli alberi sullo sfondo dà risalto al rosso dell’arenaria, il sole di mezzogiorno esalta tutti i colori e brucia le nostre braccia.

Banteay Srey - Cambogia

Lo chiamano il tempio delle donne — ci dice Gabriele — perché la finezza delle sculture non può essere stata opera di uomini rozzi, almeno così si racconta. 

Non c’è porta senza colonne tornite e pilastri cesellati con la faccia di Kala, il dio del tempo, ogni frontone ha una forma diversa e su ognuno divinità hindu e le loro cavalcature, battaglie epiche e storie antiche, i muri del tempio e delle altre costruzioni interne non hanno un centimetro vuot. Tralci fogliosi delimitano le nicchie delle devatas, creature semidivine, ognuna con la sua oca sacra ai piedi, su ogni spigolo vigila un naga a cinque teste e a guardia di tutto scimmie antropomorfe — copie, quelle originali sparite in qualche museo.
Ultime informazioni da Gabriele: il tempio è dedicato a Shiva ed è stato costruito prima di Angkor Wat, un po’ prima dell’anno Mille, ma la qualità dei suoi bassorilievi è rimasta insuperata. Insomma un gioiello della Cambogia. Via con le foto: come al solito, io preferisco l’insieme, mia moglie il dettaglio, questo è il suo tempio.
Temporale in arrivo, ci salvano le baracche che si fingono ristoranti: cucina a vista compresa la vecchietta che in angolo lava le pentole in acqua riciclata, ma il piatto non è male, l’Angkor Beer anche meglio.


Luigi Lazzaroni

Luigi Lazzaroni
Non credo nell’astrologia ma mi ritrovo in alcune caratteristiche del mio segno, ovviamente quelle che mi fanno più comodo: l’Acquario ama sentirsi libero e sente il bisogno di spostarsi continuamente, adora viaggiare, è attratto da tutto ciò che è nuovo, ha idee continue che gli girano in testa, gli Acquario sono sognatori. Confermo al cento per cento. Per il resto studi classici, laurea scientifica giusto per cambiare, pittura nei periodi di meditazione, fotografia sempre, in montagna da solo o con gli amici, in giro per il mondo con una moglie che mi tiene nel mondo reale tranne che in Amazzonia dove non vuole proprio venire.

About Davide Dotto

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