Gli scrittori della porta accanto

Divorzio: ne stiamo abusando?

Divorzio: ne stiamo abusando?

Di Angelo Gavagnin. C'è chi parte dalla Somalia e affronta un viaggio della speranza per ricongiungersi al proprio marito e chi arriva al divorzio con troppa superficialità. Ne stiamo forse abusando?

Ho sentito questa storia, raccontata da Andrea Segre nel film L'ordine delle cose.
Suada, donna fragile e forte, parte dalla Somalia lasciando tutto, i fratelli, i vecchi genitori, gli amici e tutte le piccole, importanti cose che ognuno ha. Decide di affrontare un lungo e pericoloso viaggio per raggiungere il marito che prima di lei è dovuto partire, impossibilitato a mantenere la famiglia, in cerca di un luogo e un futuro. Lui è riuscito ad arrivare in Svezia passando per l'Italia, come cercano di fare quasi tutti i migranti che partono da quei paesi. Si è sistemato, ha un piccolo appartamento e un umile lavoro, e il desiderio ultimo è di rivendere la giovane moglie lì, con lui. Così Suada parte con poche cose, pochissimi soldi recuperati con l'aiuto di tutto il villaggio.
Suada viaggerà insieme ad altri disperati e sarà per lei un'esperienza penosa, violenta, disumana, in balia di trafficanti senza scrupoli fino ad arrivare a Tripoli, in Libia. Lì, nell'attesa di trovare un modo per imbarcarsi per l'Italia, sarà detenuta in un centro di accoglienza insieme ad altri disperati, ammassati in modo indecente e trattati come animali. Userà gli ultimi soldi per il suo viaggio della speranza, su una carretta del mare per il tratto più importante: quello verso l'Italia, che non è la sua meta ultima ma una tappa fondamentale. Non ci è dato sapere se arriverà mai.

Mi metto a pensare e scopro che molti miei amici e anche parenti, si sono separati dalle loro famiglie e quasi sempre per futili motivi, noia, incomprensioni reciproche. 

Naturalmente era una cosa che sapevo, non l'ho scoperto realmente in quel momento, ma non ci avevo fatto nemmeno molto caso, perché sono avvenimenti ritenuti da tutti noi quasi normali o comunque di poca importanza.
Abbiamo tutto il diritto di prenderci e lasciarci. Ma pensando a Suada, che per tentare di raggiungere il proprio marito è disposta a perdere la vita, i problemi di coppia miei e dei miei amici mi sembrano delle gran stupidaggini che non meriterebbero di pesare tanto da distruggere intere famiglie. È nostro diritto separarci e divorziare ma forse ne stiamo abusando, troppe sono le famiglie che si sfasciano con motivazioni futili e insulse. Prima di affrontare una separazione, a meno che non si tratti di arginare violenze e malvagità, fermiamoci e contiamo fino a diecimila, così magari perdiamo il conto e ricominciamo.
Un pensiero vada alle molte Suada, che per mesi rischiano la vita in nome dell'amore per riunire finalmente la loro famiglia. Evviva le nostre leggi a difesa dei diritti civili e individuali, come il divorzio, però sempre con la consapevolezza che vadano usate quando non c’è nessun’altra possibilità, con la voglia sempre di aggiustare e non di rompere, perché dopo ci si può anche pentire ma quando la frittata è fatta, poi è difficile tornare all’uovo.


Angelo Gavagnin
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