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Recensione: Giuda, di Amos Oz

Recensione: Giuda, di Amos Oz

Libri Recensione di Davide Dotto. Giuda di Amos Oz (Feltrinelli). Un punto di vista diverso, per riflettere sui conflitti in corso tra i popoli e sulla figura di Giuda, ribelle e sognatore incallito, che credeva sul serio nella divinità di Gesù.

Ma chi, in questo paese preso come da una febbre, vive nella casa in cui è nato? Chi vive nella casa dove è nato uno dei suoi genitori? Chi ha ereditato la sua casa dal nonno o da un avo?
- Amos Oz, Eli Barnavi, Storia d'Israele dalla nascita dello Stato all'assassinio di Rabin (Bompiani)
Il romanzo ruota intorno a Shemuel Asch, un ragazzo israeliano che è stato lasciato dalla fidanzata, e i cui studi si arenano nonostante la tesi promettente (Gesù nella prospettiva ebraica). Ulteriore motivo di malessere è la crisi dell’ideale socialista cui aderisce, a seguito della rivelazione dei crimini di Stalin.
I problemi economici del padre – soccombente in una complicata controversia legale – fanno il resto. Lo spingono a rispondere a un annuncio particolare: in cambio di vitto, alloggio e un piccolo compenso, per cinque ore al giorno dovrà conversare con Gershom Wald, un settantenne israeliano affetto da un’atrofia progressiva. Dovrà seguire una regola che sarà lungi dall’osservare: «Tutto quello che non è affar tuo, semplicemente tienilo lontano».
Un po’ per età e un po’ per indole, Shemuel è simile a una tartaruga che si è persa per strada la corazza. Affezionato alla propria solitudine è incapace di ascoltare, si impegna in monologhi che lasciano poco spazio a una reale conversazione, cosa che si riflette sui rapporti interpersonali. In particolare con Atalia Abrabanel, misteriosa padrona di casa, e vedova di Micah Wald, figlio di Gershom. Nei confronti di lei il ragazzo prova una certa attrazione, per la precisione uno «snervante sentimentalismo» frutto di un'emotività ancora infantile.

Ci troviamo a Gerusalemme, nell’inverno tra il 1959 e il 1960, a poco più di dieci anni dalla nascita dello Stato d’Israele e dalla guerra derivatene.

Il quadro è inquietante: l’Egitto di Nasser (che nel 1967 avrebbe scatenato la guerra dei sei giorni) riempie i propri arsenali di armi sovietiche dell’ultima generazione; il primo ministro israeliano è Ben Gurion, il quale, a parere del giovane Shemuel:
[...] è stato forse da giovane un leader operaio, una specie di tribuno popolare, ma oggi come è oggi è a capo di uno stato nazionalista ipocrita [...] non [fa] che seminare intorno a sé una specie di vuota fraseologia biblica sul rinnovamento dei nostri giorni e la realizzazione di un’utopia profetica.
Abrabanel è il nome di un’antica famiglia originaria di Gerusalemme. Shaltiel Abrabanel, padre di Atalia, è uno dei personaggi tra i più controversi. Sin dall’inizio ha proposto soluzioni alla convivenza tra israeliani e palestinesi, fiducioso di chiarire le reciproche incomprensioni. Si trattava di una strada impraticabile, come evidenziano estenuanti tentativi e negoziati inefficaci. Principalmente perché tra israeliani e palestinesi non vi erano e non vi sono incomprensioni:
Ormai da qualche decennio c’è piuttosto un’intesa perfetta e assoluta: gli arabi di qui sono legati a questa terra perché è l’unica che hanno, non ne hanno nessun’altra, e noi siamo legati per la medesima ragione.
Abrabanel, fino alla morte, è stato un sognatore e un idealista, muovendosi al di fuori della propria comunità e relative convenzioni. Perciò è accusato di fraternizzare con il nemico, di essere un traditore.

Sono ritenuti traditori De Gaulle, il profeta Geremia, Abramo Lincoln, gli ufficiali tedeschi che attentarono invano alla vita di Adolf Hitler. E Rabin.

Individui coraggiosi che a loro modo si opposero alle dinamiche della Storia precorrendo i tempi: solo chi tradisce, insomma, è capace di cambiare il mondo (così Amos Oz in un'intervista a Repubblica in occasione dell'uscita del libro).
Ciò si collega alla tesi incompiuta di Shemuel (Gesù nella prospettiva ebraica) e a spezzoni di conversazioni con il vecchio Wald. Se Gesù è considerato «un grande sognatore e forse il più grande sognatore di tutti i tempi», era pur sempre un ebreo anche se riformista. Il cristianesimo, qualcosa di diverso, fu opera di chi venne dopo (in primis Paolo di Tarso).
Il ragazzo a questo punto si chiede «in quale mondo abiteremmo se non avessimo respinto Gesù?» Una domanda fondamentale e irrazionale al tempo stesso, suggerita dallo sforzo di risalire alla ragione ultima di vicende che coinvolgono due popoli. Irrazionale per la risposta che impone, sul filo dell’utopia: si parla di un mondo senza diaspora, senza persecuzioni, senza Shoah. Irrazionale, inoltre, perché non si sa bene cosa si debba accogliere, respingere o in base a quali premesse.
Il fatto è che noi stessi, se fossimo dall'altra parte, aderendo a un punto di vista completamente differente dal nostro, saremmo in difficoltà.

Giuda di Amos Oz è un romanzo difficile perché si muove in almeno tre direzioni (punti di vista).

Le peripezie sentimentali e intellettuali di Shemuel (il mondo delle illusioni), le avventure verbali di un logorroico nostalgico (la fede che instancabilmente si interroga, insieme a Shemuel, sulle ragioni profonde di un conflitto forse privo di soluzioni), il riserbo della padrona di casa (il mondo della disillusione), con la quale Shemuel condivide conclusioni tanto sconcertanti da far perno su un personaggio assai controverso: Giuda Iscariota.
Il presente vissuto da Shemuel è un mondo sospeso. Tutto è connesso e inscindibile, insieme al timore di una possibile recrudescenza delle ostilità:
Se non ci sarà la pace, un giorno o l’altro gli arabi avranno la meglio su di noi. È solo questione di tempo e di pazienza. E gli arabi di tempo ne hanno a non finire, così come la pazienza non gli manca. Non ci perdoneranno mai l’umiliazione che gli abbiamo inflitto con la disfatta del ’48, così come l’intrigo che abbiamo ordito alle loro spalle con Inghilterra e Francia, tre anni fa.

Giuda e quelli come lui paradossalmente tengono insieme le dimensioni del romanzo di Amos Oz, dove domina la frustrazione nel non essere in grado di fondare un mondo nuovo e più giusto. 

Il problema teologico posto sul piatto è enorme perché in bilico tra fede, illusione e le disillusioni prodotte dalle dinamiche ingovernabili della storia.
Non è una figura solitaria quella che emerge, sebbene dia la parvenza di un unicum. Giuda tradisce la realtà in cui abita, è un ribelle e un sognatore incallito che credeva fermamente nella divinità di Cristo, tanto da dare per scontato di vederlo scendere vittorioso dal patibolo. Se Gesù dall'inizio alla fine è stato un ebreo (il più grande ebreo di tutti i tempi, ribadisce Amos Oz in un video disponibile su YouTube), Giuda è stato forse il primo e l’ultimo cristiano.



Giuda

di Amos Oz
Feltrinelli
Narrativa
ISBN 978-8807031090
Cartaceo 15,30€
Ebook 6,99€

Sinossi
Gerusalemme, l'inverno tra la fine del 1959 e l'inizio del 1960. Shemuel Asch decide di rinunciare agli studi universitari, e in particolare alla sua ricerca intitolata Gesù visto dagli ebrei, a causa dell'improvviso dissesto economico che colpisce la sua famiglia e del contemporaneo abbandono da parte della sua ragazza, Yardena. Shemuel è sul punto di lasciare Gerusalemme quando vede un annuncio nella caffetteria dell'università. Vengono offerti alloggio gratis e un modesto stipendio a uno studente di materie umanistiche che sia disposto a tenere compagnia, il pomeriggio, a un anziano disabile di grande cultura. Quando si reca all'indirizzo riportato nell'annuncio, Shemuel trova una grande casa abitata da un colto settantenne, Gershom Wald, e da una giovane donna misteriosa e attraente, Atalia Abrabanel. Si trasferisce nella mansarda e inizia a condurre una vita solitaria e ritirata, intervallata dai pomeriggi trascorsi nello studio di Gershom Wald. Chi è veramente Atalia? Cosa la lega a Gershom? Di chi è la casa dove vivono? Quali storie sono racchiuse tra quelle mura? Shemuel Asch troverà la risposta nel concetto di tradimento, non inteso in senso tradizionale, bensì ancorato all'idea che si ritrova nei Vangeli gnostici, dove emerge che il tradimento di Giuda, aver consegnato Gesù alle autorità e a Ponzio Pilato, non fu altro che l'esecuzione di un ordine di Gesù stesso per portare a termine il suo disegno.

Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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