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Night Market of Ghosts, il progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele

Night Market of Ghosts, il progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele

People A cura di Andrea Pistoia. Intervista ai Night Market of Ghosts, il progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele: il punk rock per parlare di società, immigrazione e precariato.

I Night Market Of Ghosts nascono come progetto post punk parallelo dopo una lite di coppia su chi avesse lasciato i piatti sporchi nel lavello per giorni.
I Night Market of Ghosts nascono come progetto musicale di Graziana Mirabella e Federico Mele, entrambi residenti a Milano.

Benvenuti a Graziana Mirabella e Federico Mele, innanzitutto parlateci un po’ di voi. Ovvero chi siete, qual è stata la vostra crescita artistica personale e quali i vostri esordi.

Ciao, prima di tutto grazie per l’invito.
Il nostro progetto nasce nei primi mesi del 2017, quando abbiamo deciso di raccogliere tutte le varie idee e i pezzi che avevo abbozzato e di dare loro un’impronta più seria e attuale. All’inizio scrivevo principalmente musica acustica, dopo aver provato inutilmente a formare una band dopo l’altra. Ma vuoi per divergenze artistiche, vuoi per differenti priorità, mi sono ritrovato con in mano la chitarra acustica.

Fino al momento in cui avete deciso di realizzare un progetto insieme. Com’è nato questo vostro sodalizio?

Beh, il fatto di vivere insieme ha indubbiamente aiutato. Passavo molto tempo nello studio a provare i miei pezzi, e Graziana ha iniziato a dare consigli e pareri molto interessanti, fino a quando abbiamo capito e deciso che il progetto funziona meglio come duo, dove ognuno porta le sue idee ed il proprio bagaglio di esperienza.

Come avete scelto il nome del gruppo, Night Market of Ghosts? Cosa volevate comunicare?

In realtà il nome del progetto è nato in maniera abbastanza casuale. Pensavamo a qualcosa che riassumesse quelli che sono i temi trattati dalle nostre canzoni, ma non trovavamo la chiave corretta. Un giorno ci venne in aiuto Werner Herzog, che in un suo documentario parlava di questo “mercato notturno di spettri” e la definizione ci ha colpito tanto da decidere di utilizzarla come nome della band.

Graziana Mirabella e Federico Mele, siete un duo. Ma, mi chiedevo, ognuno ha una sua mansione, un suo ruolo specifico, o vi interscambiate a seconda dell’ispirazione del momento?

Sostanzialmente entrambe le cose! Ovviamente io sono molto più ferrato sulla parte musicale. I riff di chitarra e i vari giri di accordi sono in genere un compito mio, Graziana ha scritto molti dei nostri testi e ha contribuito molto agli arrangiamenti. Non possiamo non citare il nostro produttore Gabriele che con la sua esperienza e il suo gusto ha dato un suono molto più completo e definito a tutto l’album.

Parliamo adesso del vostro EP, interamente auto prodotto: si può ricondurre a un genere specifico? In tal caso, sieste stati influenzati da qualche gruppo musicale o artista? È stata una scelta voluta o ‘scoperta’ solo a lavoro terminato?

Inquadrarci in un unico genere mi risulta difficile (ride, NdR). In realtà ci siamo trovati a partire dal classico rock acustico, ma con il tempo durante le registrazioni ci siamo accorti che quello non era proprio il sound che stavamo cercando; così abbiamo fatto degli esperimenti, contaminato con altri generi, fino a raggiungere il risultato che potete sentire.

C’è un messaggio di fondo nel vostro album? Lo si scopre ascoltando una canzone specifica o bisogna ‘leggere tra le righe’ per scoprirlo?

Ovviamente sì, quando scrivi lo fai sempre per dare una tua interpretazione di un argomento, e noi non facciamo eccezione.
Le nostre canzoni parlano delle condizioni in cui si trova la società oggigiorno. Principalmente ci siamo concentrati sulla condizione dei lavoratori, e su come il fatto di essere solo dei numeri sacrificabili e sacrificati al profitto influisca sulle vite delle persone: dal mero trattamento economico alla gabbia vestita da libertà che è la vita quotidiana, alle ripercussioni che questo ha sui rapporti interpersonali, fino alla brutalizzazione che subiamo dai social, usati come sedativo e valvola di sfogo per le nostre frustrazioni. Tutto teso a scollarci dalla realtà per essere lavoratori sempre più produttivi e consumatori sempre più influenzabili e controllabili.

Restiamo sempre sulla ‘genesi’ di una canzone: realizzate prima la musica e poi il testo oppure non avete un iter fisso?

Non esiste un percorso specifico per scrivere una canzone, tutto dipende dall’idea. Se ad esempio Graziana scrive un testo a proposito di un argomento, a seconda del tema trattato e dell’idea alla base del testo io cerco di dare alla musica un’atmosfera che rafforzi le parole e le emozioni che queste devono suscitare in chi ascolta. Viceversa nel momento in cui io presento un giro di accordi o una traccia musicale, ci sediamo e riflettiamo su quello che la musica ci suscita, e da quel punto ragioniamo sul tema da trattare per rendere il brano più efficace possibile.

Ogni pezzo è come un figlio per l’autore, ma ce n’è uno (o più di uno) in particolare che identifica i Night Market of Ghosts, che vi mette a nudo e che sentite particolarmente vostro? Una canzone, insomma, in cui ci avete messo il cuore?

Non credo ci sia un brano che sentiamo più nostro di altri, sinceramente. Ogni canzone è nata dal momento in cui è stata scritta, e porta dentro quello che eravamo nel momento del suo concepimento. È come una fotografia; quando riguardi le vecchie foto raramente ne hai una alla quale sei più affezionato, perché ognuna ti riporta al momento in cui è stata scattata, a quelle sensazioni e alla situazione nella quale ti trovavi. Ecco, per i nostri brani sento qualcosa di simile.


Veniamo ai brani che possiamo già ascoltare: volete parlarcene un po’?

Per il momento sono usciti solo un paio di singoli. Il primo lo abbiamo intitolato Famagosta M2 perché tratta proprio dell’argomento di cui discutevamo prima, cioè il senso di alienazione e la paradossalità in cui la società attuale ci costringe a vivere. Per farti un esempio da scritta sul muro: ti trovi un lavoro per comprarti la macchina per andare al lavoro; questo è il paradosso di cui ti parlo, un continuo stimolo a guadagnare di più per poterti permettere uno stile di vita che in realtà non potresti comunque mantenere, perché sacrificherai la maggior parte del tempo al lavoro che ti permetta il denaro per sostenere quello stesso stile di vita che brami. Anche solo dirlo è paradossale, un cane che si morde la coda. Prova a controllare tutte le pubblicità delle auto che trovi in tv o sui giornali: distese sconfinate e solo tu alla guida del tuo SUV lungo una strada tortuosa verso la libertà… poi dozzine di quegli stessi SUV sono incolonnati in tangenziale alle 8 del mattino e il concetto di libertà viene relegato al sabato, magari, o a quei quindici giorni di ferie dove sarai comunque incolonnato con altri come te ansiosi di sfuggire dalla città e che alla fine si ritroveranno come te nello stesso caos ma in posti diversi, stressati dal fatto di dover spremere al massimo quelle poche ore che sono concesse per essere davvero se stessi. Il risultato non cambia.
Il secondo singolo, DOA – Born in the wrong part of sea, tratta di un altro argomento che ci sta molto a cuore: il fenomeno migranti. Abbiamo avuto la fortuna di conoscere alcuni ragazzi che hanno effettuato questi viaggio e abbiamo iniziato a immaginare come possa essere prendere una decisione del genere: abbandonare la propria casa, i propri affetti, e partire consapevoli che se siamo fortunati potremo non morire durante il viaggio, in mano a gente senza alcun rispetto per la vita umana. Il protagonista del brano lascia una casa in fiamme per mettere la propria vita su una di quelle maledette bare galleggianti che solcano il mediterraneo. Abbiamo deciso di trattare questo argomento perché ci siamo stancati di vedere queste vite prese e sfruttate in ogni circostanza. Sono sfruttati quando sono nelle loro case, vittime di guerre decise da altri, o da politiche che svendono le risorse delle loro nazioni per puro tornaconto personale senza investire sul benessere del popolo; sono sfruttati dai delinquenti che li spingono a vendere ogni cosa, o magari a promettere anni di lavoro per pagarsi traversate che durano spesso anni, non mesi ma anni, per raggiungere una speranza; sono sfruttati anche da chi li utilizza come bandiera o slogan elettorali, e nel dire questo non sto accusando una sola parte politica o dell’opinione pubblica, ma l’intero carrozzone, da destra a sinistra. Noi ci siamo limitati ad immaginare una storia, che di immaginario ha ben poco, basandoci sui racconti dei ragazzi che abbiamo conosciuto, e di portarla in musica, e speriamo che questa canzone non venga strumentalizzata da nessuno, ma aiuti a comprendere la situazione di questi ragazzi.

Ho apprezzato molto i video che avete realizzato per far conoscere i brani su youtube. Raccontateci un po’ la loro genesi e tutto ciò che ci sta intorno.

Volevamo fare qualcosa di nuovo, fondamentalmente. Il video di Famagosta M2 è a tutti gli effetti un videogioco, un classico platform in stile retrogaming. Abbiamo pensato a quello che la canzone dice, e abbiamo strutturato il gioco in modo tale che trasmettesse le sensazioni che il pezzo suscita. Su YouTube abbiamo caricato il video di una sessione di gioco, ma il platform è caricato e giocabile sul nostro sito www.nightmarketofghosts.com.
Per quanto riguarda il video di DOA – Born in the wrong part of sea, semplicemente ci siamo limitati a ribaltare le parti, con le immagini di un piccolo profugo italiano che lascia casa e affetti in cerca di un futuro migliore. Tutto questo viene raccontato attraverso la pagina di un social network, dove personaggi “inventati” che si scambiano like e commenti sotto i vari post. Ci siamo ovviamente limitati a rappresentare tre. Grandi macro categorie di utente social, ma che crediamo rappresentino abbastanza fedelmente la situazione italiana attuale; si parte da quello che oggi viene definito “radical chic”, persona che si ritiene di pensiero libero e aperto ma che non indugia mai a far notare e mettere in risalto l’alta opinione che ha di se, cercando sempre di ridicolizzare le idee altrui, e si arriva al classico “leone da tastiera” che non aspetta altro che di sfogare le proprie frustrazioni attraverso i social, preferibilmente dando la colpa a qualcun altro, e cercando di dare un’immagine di se come quella di persona retta e di buon cuore, quando poi i suoi commenti e le sue azioni social rivelano l’esatto opposto. Ovviamente tra queste figure spicca quella che per noi rimane la peggiore e più pericolosa e dannosa: l’uomo di potere, il politico che sfrutta queste vicende per accaparrarsi voti, da un lato e dall’altro.

Passiamo all’album: dateci qualche informazione in più a riguardo.

Per ora stiamo finendo di registrare le ultime parti, credo che entro la fine di novembre saremo pronti a rilasciarlo. Comprenderà i due singoli di cui abbiamo parlato e altri tre o quattro brani; forse anche una cover, ma questo sarà un elemento da valutare a registrazioni finite. Per ora purtroppo non posso dire di più.

Abbiamo parlato del presente ma non del futuro: cosa succederà nei prossimi mesi ai Night Market of Ghosts? Avete già qualche data o progetto inerente all’album?

Per ora la priorità è quella di finire l’EP, ma stiamo prendendo contatti per suonare dal vivo. Comunque anche per quanto riguarda i live, cercheremo di mettere in piedi uno spettacolo che non sia il solito concerto, ma è troppo presto per dirlo. Per ora ci godiamo il momento dell’uscita del disco e della preparazione del tour, ma faremo avere nostre notizie!

Graziana Mirabella e Federico Mele, grazie e in bocca al lupo per il vostro progetto.

Grazie a te per la chiacchierata, alla prossima.



Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande), Youcanprint.
Di donne, di amori e di altre catastrofi, Youcanprint.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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