Gli scrittori della porta accanto

Denti bianchi, di Zadie Smith: pagina 69

Denti bianchi, di Zadie Smith: pagina 69

Pagina 69 #155 Denti bianchi, di Zadie Smith (Mondadori). In una Londra di fine millennio, un romanzo epico-comico sullo scontro delle culture e delle generazioni, sull'eterna lotta fra desiderio di libertà e bisogno di appartenenza.

Non aveva migliorato niente: era tutto il solito vecchio schifo, ma più grande, in un edificio più grande nella più grande trappola per turisti di Londra, Leicester Square. Non si poteva non ammirarlo, così come non si poteva non ammirare l’uomo che ora se ne stava seduto come una benevola locusta, l’esile corpo da insetto affondato in una poltrona di pelle nera, chino sulla scrivania, tutto sorrisi, un parassita travestito da filantropo.
“Cugino, che cosa posso fare per te?”
Samad tirò un sospiro. Il problema era questo…
Ardashir fece vagare lo sguardo nel vuoto, mentre Samad spiegava la situazione. Contrasse le gambe ossute sotto la scrivania, e con le dita manipolò un una graffetta finché non sembrò un a A, A come Ardashir. Il problema era… qual era il problema? La casa era il problema. Samad si trasferiva dalla zona est di Londra (dove non si potevano crescere i bambini, per davvero, non si poteva, se non si voleva che corressero pericoli fisici, e Ardashir era d’accordo) dalla zona est di Londra con le sue bande del National Front, alla zona nord, nordovest, dove le cose erano più… più… liberali.
Era arrivato il suo turno di parlare?
“Cugino…” disse Ardashir, assumendo l’espressione adatta, “devi capire… non posso farmi carico di comprare la casa a tutti i miei dipendenti, cugini o non cugini… pago gli stipendi, cugino… in questo paese, così è la regola.”
Mentre parlava, Ardashir scuoteva la testa, come per suggerire che disapprovava profondamente “la regola di quel paese”, ma non poteva farci niente. Era costretto, ecco cosa diceva la sua espressione, era costretto dagli inglesi a fare un mucchio di quattrini.
“Mi hai frainteso, Ardashir. L’ho già versato, il deposito per la casa, la casa è già nostra, ci siamo trasferiti…”
Come diavolo ha potuto permetterselo, pensò Ardashir. Deve far lavorare la moglie come una maledetta schiava. Tirò fuori un’altra graffetta dall’ultimo cassetto.
“Ho solo bisogno di un piccolo aumento di stipendio che mi aiuti a completare il trasferimento. A facilitare un po’ le cose mentre ci sistemiamo. E Alsana, be’, è incinta.”
Incinta. Difficile. La situazione richiedeva estrema diplomazia.


Quarta di copertina
Denti bianchi, di Zadie Smith

Protagonisti di questo romanzo sono due grandi amici, l'inglese Archie e il bengalese Samad. In una Londra dove l'estremismo è all'ordine del giorno, i due danno vita a una strana quanto improbabile coppia: Archie ha sempre seguito la corrente, Samad, invece, è un musulmano convinto, che mal sopporta la decadenza della società occidentale. Ad aggravare la già inquieta atmosfera arrivano i Chalfen, agiati intellettuali inglesi carichi di tutti i tic e le illusioni della Generazione dei Fiori. E l'incontro-scontro fra le diverse culture produrrà effetti tragicomici non meno che devastanti. Attraversando gli ottimismi, le follie e le vanità della fine del secolo, trasportandoci da un ristorante indiano a un parrucchiere giamaicano, Zadie Smith ci offre un romanzo epico-comico sullo scontro delle culture e delle generazioni, sull'eterna lotta fra desiderio di libertà e bisogno di appartenenza.


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