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Nuovi media e nativi digitali

Nuovi media e nativi digitali

Lifestyle Di Angelo Gavagnin. Una serie di riflessioni sui nativi digitali e i nuovi media nate dalla lettura di La solitudine dei nativi digitali, di Giuseppe Riva, il secondo volume di una collana dedicata ai genitori, in edicola con La Repubblica.

Quella attuale (i nostri figli per intenderci) è definita una generazione digitale, per il nuovo rapporto che intrattiene con i media — possiamo definire medium ogni strumento che ci permette di comunicare senza essere faccia a faccia; dalla spiaggia, usando un medium, mandiamo messaggi a un amico che sta in montagna, per esempio —, molto diversa da quella dei propri genitori. Il ricercatore americano Marc Prenshy ha per primo introdotto il termine nativi digitali contrapponendolo a quello di immigrati digitali che siamo noi genitori, avendo imparato a usare le tecnologie digitali in età avanzata, (non siamo nati col cellulare in mano). La principale differenza tra i nostri figli nativi digitali e noi immigrati è che loro usano la tecnologia senza nessuno sforzo, noi invece dobbiamo pensare, capire, sforzarci. I nostri figli usano la tecnologia tutti i giorni senza lamentarsi, anzi spesso il problema è toglierli da davanti al computer, tablet, smartphone, perché ci stanno troppo volentieri e per troppo tempo.

La solitudine dei nativi digitali

La solitudine dei nativi digitali

di Giuseppe Riva
GEDI
Collana Genitori si diventa, in edicola con La Repubblica
Cartaceo 8,90€

Diversamente da noi che la usiamo con fatica, per i nativi digitali l'uso della tecnologia, cioè dei media, è diretto, immediato, divertente. Questa semplicità è dovuta al fatto che si sono creati degli schemi automatici, hanno modificato i loro processi cognitivi. Per esempio: noi guardiamo il cielo; è nero, pioverà, usciamo con l'ombrello. È uno schema che non ci ruba energia, è un automatismo, non ci serve attenzione. Questi nuovi strumenti: cellulari, tablet, computer, i nativi digitali li hanno visti dalla nascita perciò da subito si sono creati i loro schemi che adesso applicano senza pensare, senza sforzo.

È in atto anche un’evidente alterazione delle emozioni. 

I nativi digitali vivono i loro stati d’animo in modo diverso da noi. Pensate alla forza dei video che i giovani vedono di continuo e dai quali si nutrono di eccitazione e turbamenti. I media fanno vivere le emozioni tramite i neuroni specchio: vedere qualcuno che è vittima o attore di una qualche vicenda, attiva in noi le stesse emozioni del protagonista.
Un problema che può sorgere è la mancanza di consapevolezza delle proprie emozioni. Leggendo un messaggio senza vedere in faccia la persona si rischia di non capire la realtà del momento. Ricevere il messaggio «non stiamo più insieme!», è ben diverso dal guardare negli occhi l’altro che te lo dice. Basare troppo i rapporti sui media digitali può sfociare nell’incapacità di riconoscere le emozioni altrui o ingigantirle o minimizzarle. 
Ai nostri figli non è male consigliare di tenere un diario, scrivere cos'è successo durante la giornata serve a ricordare e analizzare. Sarà più facile rivedere le cause che hanno scatenato le proprie risposte emotive e legarle alle situazioni che le hanno generate. Caro vecchio diario.

Nuovi media: lo smartphone.

Lo smatphone si basa sul concetto di “manipolazione diretta”: con un tocco cambiamo pagina, apriamo un’app. Si basa sugli stessi semplici schemi motori che nella realtà ci permettono di toccare e spostare oggetti.
Anche un bambino di un anno lo sa fare, non deve imparare nessun sistema simbolico, tocca e muove gli oggetti. Non serve saper leggere o scrivere basta saper muovere le dita.
Ai bambini e ragazzi questi strumenti piacciono molto ma siccome è una tecnologia che ha appena dieci anni, non abbiamo studi sufficienti per saper rispondere a domande tipo: a che età è corretto far avvicinare i nostri figli a questa tecnologia? Senza studi specifici, ma intuitivamente come padre, mi sento di dire che mia figlia impara di più dal rapporto col mondo reale e ho la sensazione che il tempo trascorso davanti a un tablet o con il cellulare in mano sia tempo durante il quale non sta esplorando il mondo né usando i suoi sensi.

Esiste comunque tutto un mondo di APP interessanti.

Il cervello è composto da aree diverse: l’emisfero destro, emotivo, specializzato nella percezione delle immagini, e l’emisfero sinistro, logico, specializzato nella gestione dei processi linguistici. Uno degli obiettivi nella formazione del bambino è aiutarlo a integrare le due aree.
L’uso di alcune App, magari non in solitudine ma in presenza di un adulto o di altri compagni, può facilitare questa integrazione. Per esempio giochi che mescolano narrazione e interazione coinvolgono le due parti destra e sinistra.
L’attenzione dei genitori deve concentrarsi sul tempo, anche se a volte è difficile «togliergli il tablet o il cellulare di mano», anche magari perché il bimbo sta buono e ci lascia in pace a fare le nostre attività. Il rischio che il bambino corre è l’attaccamento, il rischio è che diventi l’oggetto su cui riversa le emozioni, i desideri e i bisogni. Un tempo l’attaccamento era riservato ai pupazzi e alle bambole. Anche l’orario è importante: mai usare cellulari e tablet di sera: eccitano e non fanno dormire.

Nuovi media: oltre al tablet e al cellulare c’è tutto un mondo di videogiochi. 

Attraverso il videogioco, il bambino e il ragazzo possono immedesimarsi in personaggi digitali ed essere diversi da ciò che sono nella vita quotidiana. Diventano “altri” mettendo in gioco aspetti della loro personalità, delle proprie credenze, della propria identità sociale che possono stimolare sia in positivo che in negativo.
Secondo lo psicologo americano James Paul Gee, l’identità reale del giocatore e quella virtuale del personaggio digitale portano alla creazione di una terza identità, quella proiettiva, che è il canale di trasmissione tra l’identità reale e quella digitale. Cioè riflette l’identità reale del soggetto e può far emergere aspetti diversi che nella vita quotidiana non hanno modo di manifestarsi.
Poi ci sono i giochi online: i ragazzi entrano in contatto con altri utenti. Ciò apre un mondo di nuove relazioni ma bisogna stare allerta, il giovane può cadere nella trappola di criminali che possono rubare i suoi dati per svolgere attività fraudolente. Comunque i videogiochi se usati correttamente possono essere efficaci strumenti per sperimentare identità e ruoli differenti.

Nuovi media: bisogna sempre controllare il tempo di utilizzo perché non diventi esagerato togliendo spazio allo studio e alle attività all’aperto. 

I consigli sono semplici:

  1. Scegliere i videogiochi più adatti all’età e all’esperienza.
  2. Non considerare il videogioco come una forma di parcheggio, definire una durata.
  3. Condividere l’esperienza del gioco digitale con i propri figli, discutendo sui risultati e anche sul significato del gioco.

Comunque due calci al pallone, con gli amici, a sudare sul campetto sotto casa, sarà sempre un ottimo incentivo per dimenticare per un po’ smartphone, tablet e videogiochi, naturalmente sia per i maschi sia per le femmine. Goooal!

Angelo-gavagnin

Angelo Gavagnin
Ho lavorato al Porto di Venezia, un lavoro che mi lasciava periodi di libertà che ho usato per viaggiare in Thailandia, Malesia, Sri Lanca, ma anche Cuba e Santo Domingo. Sono stato varie volte in India. Ho conosciuto il Maestro Indiano Osho e ho assistito alla sua cremazione tra canti e balli. Sono diventato papà all'età nella quale di solito si diventa nonni e così sono finiti i viaggi e mi è venuta voglia di scrivere.
Non sono nato e mi sento molto bene, IlMioLibro.
Il risveglio, IlMioLibro.
Lungo la via Francigena, IlMioLibro.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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