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Sulle ali della fantasia, di Ornella Nalon: incipit

Sulle ali della fantasia, di Ornella Nalon: incipit

Incipit #178 La mia potrebbe essere una storia come tante ed io potrei considerami un tipo comune se non fosse per quel pallino che ho sempre avuto, si può dire da quando sono nato, di diventare famoso.



Sulle ali della fantasia

di Ornella Nalon
Narrativa per l'infanzia 10+ | Young Adult
Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni

ebook 2,99€
cartaceo 11,83€


Raggiunta la mia veneranda età senza che questo si sia ancora avverato, potrebbe essere un chiaro segno che sono sprovvisto di preveggenza ma l’esperienza mi ha insegnato che finché c’è vita c’è speranza. Chissà che questa smania che mi è preso, in questi giorni, di voler scrivere di me, possa essere il mezzo per raggiungere la bramata notorietà; Dio solo non voglia che mi succeda come ai grandi pittori, che solitamente diventano celebri solo dopo la morte!
Sono nato in una cucciolata di sei pargoli, unico maschio paffuto tra cinque femmine minute e lagnose. Nostra madre doveva essere un incrocio tra un Maltese e un Carlino; dalla prima razza sembrava avere preso il pelo bianco e lungo, il più delle volte un po’ arruffato e dalla seconda il caratteristico muso schiacciato e pieno di rughe, che, contrariamente a quanto accade nelle femmine del genere umano, per lei era motivo di grande vanto.
Fummo il frutto di una sua fugace passione con un bastardino di media taglia e dal pelo nocciola che era di passaggio nella nostra fattoria. Non ho avuto nemmeno l’occasione di conoscerlo ma mamma mi diceva sempre che avevo preso tutto da lui: la corporatura robusta, il portamento fiero, il colore del manto e gli occhi vispi e furbi.
“Diventerai un rubacuori come tuo padre” era solita dire e non ho mai capito se voleva essere un complimento.
Vivevamo in una grande cuccia posta sotto il portico di una casa coloniale, abitata da un’anziana coppia, dal loro figlio, dalla nuora e da due bambini, la più piccola dei quali ci stava appresso tutto il giorno. Se gli adulti ci degnavano appena di uno sguardo quando ci portavano da mangiare, la bambina compensava la loro noncuranza con delle attenzioni fin troppo stressanti. Poiché era davvero piccola e probabilmente non si rendeva conto che non eravamo dei morbidi pupazzi di peluches, ci tirava spesso la coda e le orecchie e ci manipolava senza tanti riguardi.
In quel periodo ero convinto di chiamarmi “Baubau” perché era quanto sentivo pronunciare dalla pupetta quando mi correva dietro per cercare di prendermi.
Se poi mettiamo in conto le beccate che prendevo sul sedere dalle papere quando, a loro dire, andavo a disturbarle intrufolandomi nel loro recinto, potrei asserire che la mia prima infanzia è stata un po’ turbolenta.

Per fortuna c’era sempre la mamma a prendersi cura di me!

Mi faceva passare i bruciori delle beccate con le sue calde e umide leccate, mi accoglieva tra le sue zampe quando avevo bisogno di riposare ed era disponibile ad allattarmi ogni volta che avevo fame. In quell’occasione, mi trasmetteva quanto mi era necessario per vivere: il latte che era l’ alimento per il corpo e l’amore che era quello per lo spirito.
Ricordo con piacere, di quei lontani tempi, anche la gallina Caterina che mi aveva preso in grande simpatia.
Quando la mamma era impegnata, e con ben sei figli ne aveva da fare, Caterina mi portava in giro ad ispezionare la fattoria.
Per prima cosa, mi ha presentato a tutte le sue compagne di pollaio che mi hanno ricevuto con calorosità, considerato che ero figlio di Bianca, la cagnolina di casa che non le aveva mai importunate.
“Ma guarda che bel cucciolo!”
“Deve mangiare tanto! Guarda la panciona che ha!”
“Chissà a chi assomiglia! Non ha preso niente dalla mamma!”
Mentre le signore si lasciavano andare ad ogni tipo di commento, più o meno lusinghiero, il gallo Ubaldo mi guardava con diffidenza da cui rilevai anche una punta di acredine.
“Lascialo perdere” mi sussurrò all’orecchio Caterina per poi continuare: “È un po’ vanitoso ed egocentrico. Odia la rivalità sotto qualsiasi forma e vuole essere sempre al centro dell’attenzione”.
Nonostante abbia avuto modo di frequentare il pollaio per diverso tempo, non sono mai riuscito ad entrare nelle grazie di Ubaldo del quale ho scoperto tante altre peculiarità caratteriali, oltre a quelle descritte dalla mia amica: la presunzione, l’irascibilità e la maniacale metodicità. Questa, in particolare, era quella che odiavo tra tutte e che mi faceva impazzire! Puntualmente, con la pioggia o con il sole, d’estate o d’inverno, all’alba di ogni santo giorno, svegliava tutta la fattoria con il suo canto stridulo e, a volte, anche stonato.

Contrariamente a quanto si crede, le galline sono creature assai intelligenti, per lo meno Caterina lo era di certo.

Disponeva di una mente sveglia, di una formidabile memoria e di un insaziabile desiderio di conoscenza che cercava di colmare ad ogni occasione. Se la natura mi ha fornito di un buon quoziente di intelligenza, devo soprattutto a lei la mia capacità di servirmene per la comprensione degli eventi e delle altrui azioni, garantendomi un elevato grado di tollerabilità.
Grazie a questo aspetto del mio carattere, riesco a capire, accettare e convivere con i limiti e i difetti della maggior parte degli esseri viventi e a cercare di trovare la loro parte buona, per quanto nascosta possa essere.
Naturalmente, quando ero in fattoria, dovevo ancora sviluppare questa mia caratteristica e mi rapportavo con gli sconosciuti con l'istintiva curiosità e ingenuità tipica di qualsiasi genere di cucciolo. Ecco, dunque, che mi spaventavo dalla mole mastodontica delle mucche, scoprendo solo successivamente che erano degli esseri gentili e pacifici e mi lasciavo ingannare dall'aspetto sornione del gatto Casimiro, finendo, il più delle volte, con dei brutti graffi sul muso.
«Non fermarti mai alle apparenze» era solita consigliarmi Caterina.
«Ho commesso anch'io questo errore quando ho conosciuto Ubaldo. Sono rimasta incantata del suo piumaggio variopinto, dal suo aspetto fiero e la parlantina sciolta e me ne sono innamorata perdutamente. Solo più tardi ho scoperto che è un dongiovanni incallito che corre dietro a tutte le galline ma che riesce ad amare solo se stesso».
Povera Caterina! Di fronte all'amore non c'è intelligenza né razionalità che tenga! Ma questo l'avrei capito molto più avanti.

Quarta di copertina
Sulle ali della fantasia, di Ornella Nalon (Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni), 2018.

«Un tuffo dentro al barattolo color arcobaleno.»
Un cagnolino anziano che racconta la sua vita, un pino che è testimone della storia che coinvolge il suo bosco e il paese sottostante, un piccolo leopardo che si smarrisce nella foresta e viene adottato da una famiglia di scimmie e, infine, una bambina un po' dispettosa che un sortilegio la trasforma in una capretta.
Una raccolta di quattro racconti dedicata principalmente ai bambini della terza infanzia, ma che strizza l’occhio anche agli adulti. Infatti, se i primi possono essere allietati con delle tenere e divertenti favole, i secondi sono in grado di scorgere tra le righe alcune metafore che potrebbero impegnarli in interessanti riflessioni.
Ogni racconto è impreziosito da due colorate illustrazioni di Serena Mandrici, che aiutano i bambini a concretizzare la narrazione e a stabilire una connessione emotiva con il testo.
Il ricavato sarà devoluto a Telethon, fondazione che sostiene la ricerca sulle malattie genetiche rare.

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

Tutti i nostri incipit:


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