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Scrittori, intervista a Paola Orsini: «La poesia apre sentieri imprevisti che portano lontano»



Caffè letterario Intervista a cura di Silvia Pattarini. Per la sua silloge d'esordio, Sotto la luna (Oèdipus editore), Paola Orsini si ispira alla Commedia dantesca e alla Natura: «La poesia è una forma di conoscenza, apre sentieri imprevisti che portano lontano».

Buongiorno ai nostri lettori e benvenuta a Paola Orsini nel blog Gli scrittori della porta accanto. Cos’è per te la poesia?

Buongiorno a voi e grazie di cuore per aver voluto ospitare me e la mia poesia. Ne sono davvero onorata!
L’esordio di questa intervista è dei più difficili. Credo sia una domanda veramente problematica. Una risposta univoca non c’è a mio avviso e io non so davvero che cosa rispondere. Posso però provare, facendo riferimento alla mia scrittura, a evocare le mie sensazioni. La poesia è un modo per conoscere se stessi e il mondo, una forma di conoscenza, una lente attraverso cui “le cose” si ingrandiscono e dicono o ancora servono per aprire sentieri; passaggi che spesso portano lontano da dove avevi previsto di arrivare. Un viaggio dell’imprevisto quindi che è sempre proficuo, mai inutile. La poesia è un modo di respirare attraverso cui tentare di cogliere quel nocciolo nascosto, di cui si avverte la presenza nel nodo che ci stringe dentro e che tuttavia rimane inafferrabile, non razionalmente concepibile nella sua interezza. La poesia, insomma ha molto a che fare con l’incapacità della parola di esprimere compiutamente quel “quid” che trama dentro di noi, che “formicola” dentro di noi. Quando rileggo una mia poesia la trovo sempre diversa da quella che mi pareva in corso d’opera e mi resta sempre la sensazione di qualcosa di incompiuto, eppure seducente, di incompleto, eppure appagante. Ho tentato di dare diverse definizioni della poesia, ma nessuna è mai abbastanza soddisfacente; nessuna mi convince mai fino in fondo.

Chi sono e dove trova le “muse ispiratrici” Paola Orsini? Cosa l'affascina e la ispira?

Non ho delle categorie rigide, la poesia spesso “arriva”, si fa sentire e richiede attenzione, voce, parole. Posso dire però che molto spesso la Natura mi offre spunti per viaggi visionari, per esperienze interiori, per dire del mondo, del bene e del male. Spesso ciò che guardo: un bosco, un cielo sereno, il mare diventano luoghi metaforici per dire altro. Nella Natura (maiuscolo, perché a mio avviso ha qualcosa di religioso) è presente sempre un segreto e una chiave, un dialogo fitto, bisbigliato da cogliere. Nella mia poesia, almeno per ora, non è presente il divino, inteso come Dio, ma una religiosità della natura sì.

Sotto la luna è la tua opera prima. Quanto tempo hai impiegato a scriverla e perché hai scelto questo titolo?

Esatto, è la mia opera prima. Alcuni testi di questa raccolta sono stati premiati in diversi eventi letterari poi pubblicati in antologie a tema.
La silloge raccoglie 42 poesie composte nel biennio 2013 – 2015. Il titolo è tratto dal verso 64 del VII canto dell’Inferno di Dante per circoscrivere l’oggetto di cui si dice nella scrittura in questione: bagliori del sentire umano, saldamente ancorato sempre e comunque sotto lo sguardo della luna e quindi in un orizzonte esclusivamente terreno dove non c’è possibilità di un rifugio consolatorio nella fede in un dio o in una vita ultraterrena.
Questa mia stagione poetica, infatti, ha viaggiato su binari esclusivamente ripiegati sull’uomo. Tutto si svolge nell’orizzonte delimitato dal cuore umano. La condizione umana è svolta sempre dal punto di vista di un soggetto lirico che volge gli occhi dentro se stesso e dice in relazione al mondo esterno, a volte con un punto di vista individuale, a volte evocando le emozioni attraverso oggetti naturali che alludono ma non dicono e diventano allegorie da decodificare per scioglierne il significato. Dante è il mio autore seriamente, credo che sia emerso. Fatale fu l’incontro all’età di nove anni con un testo dantesco, da allora ho dedicato tutta la mia vita alla filologia e critica dantesca.

L'influsso di Dante sulla tua poesie è evidente e se non sbaglio la silloge stessa è suddivisa in sezioni, ognuna con titoli ispirati alla Commedia dantesca. Ce ne vuoi parlare nel dettaglio?

La silloge si compone di cinque sezioni, i cui titoli sono tratti dalla Commedia: “Alle soglie”, “Lo mondo sanza fine amaro”, “Amor mi mosse che mi fa parlare”, “L’ora che volge il disio”, “Sanza speme vivemo in disio” o “Trittico della Luna”.
La prima sezione è un avvertimento al lettore che si accinge ad addentrarsi nella lettura della raccolta. Si compone di due testi: il primo ha lo stile di una prosa lirica ed è una visione allegorica, un viaggio nel mistero della mancata felicità, desiderio supremo e irraggiungibile dell’uomo. Il secondo testo dice ciò che resta all’uomo da fare: rifugiarsi nella poesia come ultima roccaforte dove la promessa di felicità, che il mondo quotidianamente disattende, è invece ancora possibile. Il poeta osserva, dice ma non ha alcun potere di cambiare il corso dell’esistenza, tanto meno di dare ricette o libretti d’istruzione al riguardo.
La seconda sezione prende il titolo dal verso 112 del XVII canto del Paradiso, in tale contesto il personaggio Dante lo utilizza per indicare l’inferno, qui indica l’inferno che alberga nel cuore umano e quando il cuore diventa inferno, l’uomo è Lucifero. Il versante di questo filo conduttore è duplice, in quanto si rivolge ai grandi fatti della storia ma anche al dolore, al male che si compie individualmente a discapito del cuore stesso. Si evince la fondamentale solitudine dell’uomo in cerca sempre di una felicità costante che fa capo all’utopia.

Per la sua silloge d'esordio, Sotto la luna (Oèdipus editore), Paola Orsini si ispira alla Commedia dantesca e alla Natura.

Paola Orsini: «La poesia è una forma di conoscenza, apre sentieri imprevisti che portano lontano»

La terza sezione prende il titolo dal verso 72 del II canto dell’Inferno e precisamente dalle parole di Beatrice a Virgilio affinché Dante possa essere salvato. Una sezione dedicata all’amore questa, inteso quasi religiosamente, che assume però i connotati del dolore quando si misura con la realtà circostante: un amore puro ma sempre respinto, sempre offeso, sempre oltraggiato; serpeggiano già in questa sezione le foschie dense e dolci della nostalgia, il pensiero di una realtà mai vissuta di cui però se ne avverte la mancanza, la speranza disperata che qualcosa possa sovvertire l’ordine delle cose; elementi che saranno le affezioni dominanti della sezione successiva.
Il nome della quarta sezione è tratto dal primo verso dell’VIII canto del Purgatorio che si apre con una delle immagini più belle, forse la più bella, della Commedia. Dante dice che è il tramonto, l’ora della nostalgia, che fa molle il cuore di chi, lontano da casa, ricorda il dì in cui si è separato dagli affetti e che punge il cuore chi è partito da poco, se di lontano sente il suono delle campane che annunciano la Compieta e piangono la morte del giorno. In questa sezione la nostalgia e la speranza dominano in modo preponderante, aleggia nei versi la sensazione di una perdita, di un’assenza costante e allo stesso tempo il desiderio di una felicità che si vorrebbe possibile.
A chiudere la silloge la sezione "Sanza speme vivemo in disio" il cui titolo è tratto dal v. 42 del IV canto dell’Inferno, con un sottotitolo "Trittico della Luna".

La Luna che ritorna, un tema molto presente nella tua silloge, fin dal titolo. Che cosa rappresenta per te la Luna?

La Luna, ancora, chiude il cerchio di questa scrittura poetica. Se nel titolo è utilizzata per circoscrivere l’orizzonte entro cui si muove il soggetto lirico, qui diventa presenza reale e unica presenza consolatrice, anche se a fatica, dell’uomo che, solitario, scruta il cielo nell’intimità e nel silenzio della notte e a fior di labbra racconta se stesso, le pieghe del proprio cuore, spera, ama, non si vergogna del proprio dolore, delle debolezze, delle speranze, delle assenze. La Luna diventa madre, amica del genere umano, l’unica che sembra poter lenire il dolore dato all’uomo per condizione esistenziale, mai pago, mai felice per intero e in modo costante, con il cuore sempre affamato di un’assenza che si fa nostalgia, mancanza irrimediabilmente struggente. Che cosa resta allora all’uomo da fare? Sperare che alle fate non cada mai il foglio, sperare che un fiore di paradiso lo rapisca, sperare che la visione con cui si apre la raccolta sia presto dimenticata. Fuor di metafora, all’uomo rimane di sperare che le illusioni siano abbastanza potenti da lenire il dolore per una felicità irraggiungibile. La Luna e la Poesia allora sono l’ultimo rifugio della natura umana.

Paola Orsini, attraverso le tue poesie ti fai portavoce di qualche messaggio particolare?

Dovendo dare una definizione posso dire che nella mia poesia sicuramente è presente la mia Weltanschauung, il punto di vista da cui ascolto le cose. Credo nel concetto di “opera aperta” teorizzata da Umberto Eco. La poesia non appartiene più all’autore una volta resa pubblica, diventa dei lettori che hanno il diritto di far emergere nuovi sensi, magari anche sconosciuti alle intenzioni dell’autore. Insomma il lettore diventa interprete con un ruolo attivo nel processo di fruizione. Alla luce anche di questo, il messaggio non può essere univoco ma è sicuramente ambiguo.

A chi sono destinati i tuoi componimenti, li hai dedicati a qualcuno in particolare? Che target di pubblico ambisci conquistare?

Credo che nessuno possa individuare con precisione i destinatari della poesia. Chi potrebbe dirlo con certezza? Non scrivo mai per un volto in particolare. Meglio: le poche volte che ho tentato di farlo è come se poi la figura pensata sbiadisse nel vortice più intenso che fa capo alla riflessione sull’esistenza, sulla vita, sull’esperienza umana in generale, sul modo di vivere nostro con le nostre complicate relazioni, con i nostri fragili castelli, spesso con pareti di fumo e finestre d’acciaio. Per quanto riguarda i destinatari, non ho mai pensato a questa cosa, non ho mai scritto un testo avendo in mente un particolare pubblico o a una determinata “fetta” di lettori. Credo nel messaggio universale della poesia. La poesia fa presa, poi su chi in particolare non è dato sapere, a mio parere.

Secondo te è possibile coniugare la musica alla poesia?

Assolutamente sì. Il concetto delle arti sorelle è antichissimo. Ho una formazione classica e l’Epistola ai Pisoni di Orazio, più nota come Ars poetica, è un po’ il punto fermo da cui partire. Le arti sono davvero tutte sorelle; la musa Calliope (la indico per la poesia in generale, anche se rappresenta quella epica in particolare) quindi può certamente dialogare, essere complice di sua sorella Euterpe. Le arti sono in rapporto stretto con l’anima, cambiano i codici di comunicazione ma la finalità è agire sull’interiorità umana. La poesia utilizza la parola e costruisce il suo discorso attraverso il verso e la strategia retorica che sono elementi strutturali dotati anch’essi di valore semantico. La musica sfrutta il suono, la pittura i colori. Così vale anche per il rapporto tra letteratura e arti visive. Si pensi al Futurismo, per il quale acquista senso anche il modo di disporre le parole nello spazio della pagina; alle Lezioni Americane di Calvino in cui si dice del concetto di immaginazione in letteratura; ai cromatismi brillanti della Commedia, nello specifico al Dante “pittore” che descrive la valletta dei principi negligenti del Purgatorio. Veramente si potrebbe compiere un viaggio nel dialogo che le arti hanno avuto tra loro nel corso dei secoli, nelle modalità tramite cui hanno preso le caratteristiche le une delle altre.

Poco fa hai detto che alcuni testi di Sotto la luna sono stati premiati in diversi eventi letterari e pubblicati in antologie a tema. In futuro intendi partecipare ad altri premi e concorsi letterari di poesia?

Nella mia vita la scrittura è stata sempre molto presente. Tenevo i miei manoscritti (non è per dire, veramente scrivevo di mio pugno su vari quadernini. Ho dovuto convertirmi al pc per ovvie ragioni) nei cassetti o tra i libri. Solo quando ho sentito di essere intellettualmente matura per rendere pubbliche le mie opere è iniziata la mia partecipazione ai concorsi letterari. Ho ricevuto molte soddisfazioni nel vedere pubblicate le mie opere in numerose antologie a tema. Poi ho provato a proporre un’opera tutta mia e la Oèdipus Edizioni ha accettato di puntare su questa scrittura.

Una lirica di Paola Orsini per gli affezionati lettori del nostro blog.

MATTINO A CAPROLACE
Accompagnare il volo fiero di un gabbianoed ecco allo sguardo aprirsi il mare.Tra merletti di verde mediterraneo paretrascorrere il senso della vita, il senso umanoe il lago stanco, baciato da fenicotteri di sale,immobile osservare, testimone di ogni male,sorvegliare questo senso profondo, questo litorale.Io non so, tra le dense foschie, non so cosa siaquesto passare, questo inesorabile trascolorare.Poi il grido del gabbiano e l’aria bagnata acre salire,l’orizzonte allargarsi, le canne suonare, l’idillio finire.
Questa poesia fa parte di Sotto la luna ed è una delle mie preferite perché è stata ispirata dai luoghi che più amo in assoluto, che sono poi i miei luoghi: il paesaggio sognante tra mare e lago di Sabaudia e il Circeo. Inoltre allude proprio a quel segreto nascosto nelle cose, inafferrabile.

Credi di avere raggiunto il tuo obiettivo e ti senti realizzata, oppure hai altri progetti per il futuro, nuovi lavori in corso o altre ambizioni?

Io scrivo istintivamente, è veramente come respirare: lo faccio e basta. Non ho obiettivi particolari se non quelli dettati dalla mia scrittura, dalle mie esigenze interiori. Poi se ciò che scrivo dovesse incontrare il gusto di un editore è ovvio che mi farebbe molto piacere. Quanto alla mia produzione, sono autrice di una seconda silloge Lo specchio azzurro ancora inedita e lavoro febbrilmente a una terza opera, Ulisse, che è molto più corposa delle altre perché ha una struttura classica (si compone di sei libri) ed è incentrata sul viaggio dell’eroe omerico nella contemporaneità. Un’esperienza di solitudine, conoscenza, disperazione, redenzione sul mare e sulla terra ferma, un confronto drammatico tra l’Ulisse classico e un nuovo mondo, il nostro, con i nostri mali, i nostri eroi.

Paola Orsini è stato un piacere conoscerti e passare il tempo in tua compagnia, a nome degli scrittori della porta accanto ti faccio un grosso augurio per il tuo libro e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti.

Io ti rinnovo la mia gratitudine, Silvia! Ringrazio la redazione de Gli scrittori della porta accanto per aver dato credito a Sotto la luna e per l’interesse mostrato verso la mia poetica. Viva il lupo, ricambiando gli auguri!

Sotto la luna

di Paola Orsini
Oèdipus 
Poesia
ISBN 978-8873413479
cartaceo 11,50€

Sinossi
Notte glaciale e tu sorgi eterna, Luna fanciulla con la chioma sparsa, per formar lucido lago all'occhio solo, levato per una speranza dal molle sasso azzurro di nulla, lanciato nel ciel per fine trastullo da mano sacra o impetuoso fato, superbo, misero e d'amore vago.


Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Diplomata in ragioneria, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.

About Silvia P.

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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