Ah, le mamme di una volta!

Ah, le mamme di una volta!

Di Valentina Gerini. La mamma. Ci mette al mondo, ci cresce, e quando siamo grandi a volte rompe un po'. Ma la amiamo e per noi è perfetta così com'è, con le sue mille domande e le sue minacce: «Guarda che come t’ho fatto... io ti sfaccio, ca​pi​to?»

La mamma. Anche se è passata la festa a lei dedicata, voglio spendere due parole per quelle donne che svolgono il mestiere di madre con tutto rispetto. Le mele marce ci sono, in tutti gli alberi, ma noi parliamo delle mele buone, quelle succose.
La mamma è una persona meravigliosa. Colei che ci mette al mondo (e con che sforzo!), che ci allatta (anche artificialmente), che ci sceglie (madri non si è solo per natura, ma anche per scelta!), ci abbraccia, ci protegge, ci osserva, non giudica, ci supporta, ci fa crescere, ci insegna a diventare grandi. Che sia vicina o lontana, la mamma è sempre presente. Premurosa all'ennesima potenza, ci chiama, ci assilla, ci tartassa di telefonate o di messaggi, controlla in sordina che tutto fili liscio nella nostra vita.
«Hai mangiato?» ti chiede, quando sa che non salteresti un pasto nemmeno se ti pagassero.
«Ma non hai ancora stirato?» ti chiede, quando passando da casa tua vede che hai una pila di panni alta come la Torre Eiffel.
«Hai chiuso la porta a chiave?» ti chiede, quando sei stato l'ultimo a uscire di casa.
«Com'è andato l'esame?» ti chiede, ancora prima che tu sia entrato in aula, perché lei ti pensa sempre, anche troppo.
«Questa casa non è un albergo! Svegliati e riordina la tua stanza» ti grida, quando in età adolescenziale preferisci mantenere la forma della tua sagoma sul letto anziché alzare un dito per aiutarla.

«Ma dormi bene?» ti chiede la mamma se ti vede con un principio di occhiaie.

«Mi raccomando, non fare tardi, e non bere troppo, che poi se guidi ti tolgono la patente e poi a lavorare non ci puoi andare e poi ti licenziano e poi diventi disoccupato e poi trovare un lavoro oggi è impossibile e poi ti tocca tornare a casa con noi e poi vai in depressione e poi devi andare dallo psicologo e poi devi prendere gli psicofarmaci e poi chissà che pensieri ti passano per la testa...» ti sbrodola, quando alle 19 le dici che stai andando a fare un aperitivo con dei tuoi amici, metà dei quali l'indomani si alzerà alle sei per andare a lavoro e l'altra metà non regge più l'alcol come una volta, dunque il coprifuoco è fissato alle 24 e al massimo berrete un bicchiere di prosecco a testa. Ma tu lo sai che lei è un po' ansiosa, che vede sempre il mondo un po' negativo, ma la verità è che ti vuole bene e che si preoccupa per te, soltanto per quel motivo.
La mamma è la mamma. Magari a volte ci verrebbe da desiderare quella degli altri, perché la nostra rompe un po' troppo, ma poi il pensiero svanisce, perché ognuno ha la sua mamma ed è perfetta, così com'è. Come quelle descritte nei ritagli dei miei romanzi, che ne presentano le diverse sfaccettature.

La mamma a distanza.

“Caro Babbo Natale, abbiamo trascorso una splendida vacanza ma siamo altrettanto contenti di tornare a casa per trascorrere il 25 dicem​bre coi no​stri cari”
Improvvisamente, leggere quest’ultimo biglietto le aveva tolto il sorriso. Pensò ai suoi cari ed ebbe desiderio di vederli. Si apprestò a cambiare direzione, tornando in ufficio. Accese il computer e si connetté a Skype. In Italia era notte fonda, ma non le importava. Avrebbe svegliato sua madre per salutarla, anche solo un secondo. La mamma restava connessa giorno e notte, con la speranza di sentire in qualsiasi momento della giornata quella sua figlia pazza e giramondo. Bastarono quattro squilli e sua madre rispose. Che bello vederla, assonnata, con gli occhi mezzi chiusi e i capelli scarruffati. E nemmeno le chiese perché l’avesse chiamata a quell’ora. Non si meravigliava più di ricevere chiamate a orari strambi, tanto era abituata. Parlarono poco e si guardarono tanto. Voleva guardarla bene quella donna che l’aveva messa al mondo per poi vederla sparire, in partenza per un’avventura che si era rivelata poi essere uno stile di vita, una vocazione. Osservando bene la madre, l’assistente notò il pigiama di pile, la vestaglia e la sciarpa. Di not​te il pa​dre era so​li​to te​ne​re il riscalda​men​to spen​to per ri​spar​mia​re e così la casa ge​la​va. Fece caso al suo naso ros​so pao​naz​zo, al faz​zo​let​to stropicciato che teneva stretto in mano. E allora, vedendola starnutire, pensò al vento gelido, alla brina, alla neve, alle mani ghiacciate, alla pun​ta del naso con​ge​la​ta... e la no​stal​gia su​bi​to pas​sò. Me​glio pas​sa​re il Natale ai Caraibi, non vi era alcun dubbio.
Valentina Gerini, Storie di una assistente turistica

La mamma lanciatrice di ciabatte.

«Di​sgra​zia​ta! Dove sei sta​ta fin ora? Ma ti sem​bra l'o​ra di rien​tra’?».
«Mam​ma, dai, la​scia​mi dor​mi', se ne ri​par​la do​ma​ni».
«Nessun domani, sciagurata! Ora te le do così forti che ti metti a piange’ come una bimbetta. Guarda che come t’ho fatto... io ti sfaccio, ca​pi​to?».
Questa frase racchiude il vero potere di una madre: come ti ho messa al mondo, io dal mondo ti ci posso anche togliere. Non fa una piega. In quel momento di confusione, non avevo nemmeno fatto in tempo a sentire la fine del discorso che una ciabatta era volata in direzione della mia testa e io, seppur ubriaca fradicia, ero riuscita magicamente a scansarla. Mia mamma, resasi conto di aver fatto cilecca, si era avvicinata bella agguerrita e determinata per darmi uno schiaffone epico. La luce filtrava dalla finestra, ma l'ombra la faceva ancora da padrona e non era facile distinguere le figure. Adesso era proprio lì davanti a me, come un cowboy pronto alla grande sfida sul terreno arido di un vecchio cen​tro abi​ta​to del Far West. Con la mano aveva preso la rincorsa e l’aveva scagliata verso di me. Io mi ero spostata come fossi Jean Claude Van Damme nella sua migliore delle interpretazioni e mi ero catapultata sul letto. Così la sua sberla era finita nel vuoto e lei per un attimo sembrava aver perso l'equilibrio, dondolava per essersi sporta in avanti e non aver trovato materia su cui sbattere.
Si era resa conto del fallimento e senza nemmeno voltarsi aveva detto: «Dormi adesso, vai. Do​ma​ni ti fac​cio una bel​la ri​pas​sa​ta».
Valentina Gerini, Ponsacco-Los Angeles: sulle tracce di Bruce Springsteen

La mamma dalle regole militari.

Dopo il caffè, poi, la mamma prepara lo zaino per il secondo round in spiaggia, compresa la merenda per me e mio fratello. Come se fossimo ancora bambini e avessimo necessità di mangiare alle quattro in punto. E se poi accettiamo l’invito a fare merenda, mia mamma ci vieta ancora di fare il bagno in mare per un’ora e mezza, per quella storia della digestione. Pensa veramente che siamo ancora i suoi piccoli! Dopo il pomeriggio in spiaggia non si può poi non cenare tutti insieme, sempre seduti attorno al tavolo rotondo. Mai un bicchiere di vino in tavola, mai una birra. Dopo cena non si esce se non si fa una partita a carte con papà e se non si aiuta la nonna a lavare i piatti. Obbligo di rientrare a casa prima delle undici e trenta per andare a dor​mi​re pre​sto, al​tri​men​ti al mat​ti​no poi non ci si sve​glia per an​da​re in spiaggia.
Valentina Gerini, Ponsacco-Los Angeles: sulle tracce di Bruce Springsteen

La mamma silenziosamente premurosa.

Lo zaino è pronto da giorni, come se partissi domani, e accanto ad esso giace la mia chitarra. Stamani, come ogni mattina da quando l’ho preparato, l’ho aperto e ho controllato che ogni cosa fosse al suo posto. Mia madre non si vergognerebbe a infilarci dentro un asciugamano, un prosciutto e cinque o sei mutande di riserva, ben nascoste sotto al resto della roba. Cose di cui io ignorerei l’esistenza fino al giorno in cui, nella stanza di un motel di San Francisco, con il sole che attraversa le finestre coi suoi raggi caldi e luminosi, disfacendo lo zaino, salterebbero fuori.
Valentina Gerini, Ponsacco-Los Angeles: sulle tracce di Bruce Springsteen
Valentina Gerini

Valentina Gerini
Amo viaggiare e dal 2008 sono assistente turistica, concierge e tour leader. Ho vissuto e lavorato all’estero, dove ho aperto la mente e il cuore. Ho una figlia e la porto in viaggio ogni volta che posso. Leggere e scrivere sono due mie grandi passioni. E siccome una ne penso e cento ne faccio, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto.
Volevo un marito nero, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Ponsacco-Los Angeles. Sulle tracce di Bruce Springsteen, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto.
Storie di una assistente turistica, PubMe - Collana Gli scrittori della porta accanto.
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