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Il ponte chiuso. Sette racconti senza via d'uscita, di Francesco Coppola

Il ponte chiuso. Sette racconti senza via d'uscita, di Francesco Coppola

Libri Comunicato stampa. Il ponte chiuso. Sette racconti senza via d'uscita (GDS edizioni), di Francesco Coppola: storie accomunate dal gusto del paradosso, con cui spesso il destino scambia ruoli e prospettive, sovverte apparenze e certezze. Con conseguenze drammatiche, sanguinose, grottesche, imprevedibili.



Il ponte chiuso
Sette racconti senza via d'uscita

di Francesco Coppola
GDS edizioni
Racconti | Thriller | Horror
ASIN B01N210NWB
Ebook 2,49€

Sette racconti accomunati dal gusto del paradosso, con cui spesso il destino scambia ruoli e prospettive, sovverte apparenze e certezze. Con conseguenze drammatiche, sanguinose, grottesche, imprevedibili. In Vincere il futuro i finalisti di un reality dal montepremi milionario scoprono che la vera partita si sta giocando nel mondo reale, ed è una partita che non promette niente di buono, neanche per loro; il protagonista di Soggetto 11 si è sottoposto ad una cura sperimentale che avrà ottimi risultati per la sua salute, ma che lo condannerà altresì a diventare, suo malgrado, il protagonista di un classico della letteratura; in Per la pelle due amiche condividono un'esperienza davvero particolare, e a una delle due toccherà fissare il limite oltre il quale nemmeno un'amicizia tanto profonda può spingersi; Un uomo tranquillo vive nella provincia americana degli anni '60 del secolo scorso, è un insegnante stimato e un uomo devoto. Soprattutto alle sue perversioni; Il ponte chiuso è la storia di un'amicizia che si trasforma in ossessione, una storia di formazione che cede il passo ad una spiazzante conclusione, forse già nelle cose fin dall'inizio; un marito violento scopre a sue spese che L'anziano col cappello, spauracchio di qualunque automobilista, non è soltanto un vecchietto dai riflessi troppo lenti per guidare; in Raccolta differenziata due signore di un condominio discettano su dove sia più opportuno collocare i resti del cadavere di una professoressa in pensione.

Una pagina in anteprima


VINCERE IL FUTURO
Giorno 359
Antonio guarda il soffitto metallico del bunker. - Cazzo, un'altra settimana qui dentro.
Un'altra settimana! Io esco pazzo...
- Vuoi arrenderti proprio adesso? - lo sfotte Erina. Lei è già in piedi, sta facendo un po' di stretching. Da quando è dentro è ingrassata di otto chili. E dire che mangia pochissimo, all'inizio le facevano schifo tutte le cibarie che la produzione aveva messo a disposizione dei concorrenti. Ha scoperto di possedere un'incredibile capacità di adattamento.
- Io vado nel parlatorio - annuncia Samuel. Dà un bacio sulla guancia di Erina, che resta un po' delusa, perché si aspettava qualcosa di meno innocente.
- Ti sei appena svegliato e già hai qualcosa da dire? Ci morirai, lì dentro - s'inserisce Joanna, sbadigliando. - Almeno fai prima colazione...
- Dopo, dopo. Tanto sto dentro solo cinque minuti. È che sono ancora incredulo per come sono andate le cose ieri.
La porta del parlatorio è socchiusa. Come se qualcuno avesse dimenticato di richiuderla, la sera prima, e così fosse rimasta tutta la notte. Ma perché il mondo esterno non li ha avvisati? Di solito, quando succede che qualcuno dimentica di chiudere la porta, li raggiunge la voce di uno degli autori dall'altoparlante per avvertirli.
Samuel entra e richiude la porta. Sente la serratura che scatta, dice - Guardate che era rimasta aperta - già rivolto verso il piccolo obiettivo davanti a sé. Si siede sulla poltroncina, si liscia la barba lunga. Ha cominciato a farsela crescere quando è entrato nel bunker, ripromettendosi di tagliarla solo quando ne fosse uscito. Adesso gli arriva allo sterno, sembra un giovane imam.
- Salve, mondo esterno. Come butta là fuori? Innanzitutto voglio dirvi che la diretta di ieri mi ha quasi ucciso. Sì, nel senso che ero strasicuro di uscire. E non lo dico per fare il modesto.
Avete sentito cosa continuavo a ripetere a Erina? Cioè, non è che parlassi tanto per parlare. Battere Nathaniel in nomination è stato incredibile. Che emozione! Io a lui lo davo per vincitore assoluto, addirittura. E invece eccomi qua. Uno dei quattro finalisti, uno dei quattro protagonisti del giorno del giudizio. Cristo santo, e chi c'avrebbe mai creduto? Comunque voglio salutare ancora Nat. Ciao, amico mio! Sei stato il migliore per me, e lo sai. Ti immagino con il tuo surf che hai ripreso ad accarezzare le onde di tutti i mari, continuo a ripensare ai tuoi incredibili racconti e non vedo l'ora di raggiungerti, quando sarò fuori di qui, su quell'atollo incantato di cui mi hai detto. Guarda che l'ho preso sul serio il tuo invito, perciò non pensare di sbarazzarti di me tanto facilmente... le mie lacrime ieri sera erano di gioia ma anche di tristezza, perché non avrei voluto perderti. E di incredulità, ovviamente. Cristo santo, che storia! Stamattina quando mi sono svegliato e ho visto Erina di fianco a me... le ho detto: “ma siamo ancora qui, noi due?” Hai sentito, no? Roba da pazzi.
E pensare che credevo di uscire dopo qualche settimana. Anzi, diciamocela tutta: ero sicuro che mi sarei ritirato dopo qualche giorno, un claustrofobico come me chiuso in un bunker antiatomico insieme ad altre ventuno persone!
C'è una vibrazione forte che scuote le pareti del parlatorio, uno scossone breve ma intenso.
Gli altri ragazzi odono anche il riverbero di un boato lontano, ma questo Samuel non può sentirlo, isolato com'è nella piccola cabina insonorizzata. - Cazzo è stato? - esclama. Istintivamente stringe i braccioli della poltroncina. - Cazzo, cos'era un segnale d'approvazione da parte vostra? - Ride. - A proposito, visto che questa è l'ultima settimana, non è che si potrebbe avere qualche sigaretta in più? Sì, lo so che fumare qui dentro non è proprio l'ideale per la salute, ma cazzo, non è che si può fare molto altro in questo posto. Tutti i peggiori vizi ti vengono fuori... come dire... amplificati, ti fanno compagnia.
Di nuovo la stessa vibrazione, ma meno intensa. Samuel si guarda intorno, le pareti azzurrine e gommose, ricoperte di un particolare materiale insonorizzante, gli sembrano improvvisamente quelle di una cella. È la prima volta che gli capita di pensarlo, in tutti questi giorni. Dice - Ma non è mica un terremoto, eh? Non so, qua sotto magari siamo al sicuro, ma ho come la sensazione che faremmo la fine dei topi se...
Silenzio. Nessuno replica. Raramente gli autori interloquiscono con i concorrenti quando sono nel parlatorio. Lo fanno solo per qualche comunicazione ufficiale, per redarguirli di qualche comportamento eccessivo, ai limiti del regolamento. A Irene e Brigida comunicarono che erano state squalificate dopo essersele date di santa ragione per via di Ed; a Virgo fecero una lunga paternale dopo il furto della crema per il viso.
Samuel resta in ascolto, vorrebbe sentire una voce dall'altra parte. Stavolta avverte uno strano distacco in quella mancata risposta, come se dietro la telecamera non ci fosse davvero nessuno. Come se “il mondo esterno” si fosse preso una momentanea vacanza da lui e dagli altri ragazzi.
Alla fine si alza e, molle sulle gambe, si avvicina alla porta. È deluso, si accarezza la barba, si volta verso l'obiettivo come se volesse dire un'ultima cosa. Invece resta muto, indica la porta per sollecitarne l'apertura.
Il clic della serratura automatica non arriva. Samuel dice - Mondo esterno, se non l'hai capito vorrei ritornare di là... - Gli viene fuori un tono vagamente seccato, poco educato. Si concede una risatina forzata, si gratta la testa. - Sono ancora morto di sonno, mi sa che mi rimetterò a dormire - aggiunge.
Di nuovo si avvicina alla porta, prova a spingere. Ovviamente non accade nulla. Se la serratura non viene sbloccata - e solo il mondo esterno può farlo - non c'è modo di uscire da lì. - Cazzo, mi volete aprire o no?
Non se lo sarebbe mai aspettato di alzare la voce col mondo esterno, di perdere la pazienza con gli autori del programma. Un autogol pazzesco. A una settimana dal giorno del giudizio. Ma quella situazione lo sta logorando. Se è uno scherzo, è il più idiota degli scherzi. Se è una specie di prova, la sta fallendo miseramente, ma non può farci nulla.
È come essere chiusi nella cabina di un ascensore la notte di Natale in uno stabile deserto, con l'allarme che non funziona e il cellulare che non prende.
Calma, stai calmo Samuel, cerca di darsi coraggio. Ti stanno osservando. Ti stanno ascoltando. Cosa ti salta in mente che non c'è più nessuno dall'altra parte? Che razza di idee ti vengono in mente?
Ti stanno mettendo alla prova e tu ci stai cascando, coglione che non sei altro. Credevi di essertela conquista già, la finale? Troppo comodo. A tutti e quattro tocca di subire una prova di qualche tipo, evidentemente, e tu non fai eccezione.
Sorride. Si risiede sulla poltrona, si stira. - Va bene, mi state giocando uno dei vostri scherzi. Okay, tutto a posto. Posso almeno sapere quanto durerà? No, giusto per darmi una regolata. Ancora non ho dato un bacio a Erina, stamane, e vorrei rimediare appena possibile. Vorrei fare anche colazione, perché stanotte, dopo la puntata, non ho mangiato quasi niente. Come sempre, quando cucina Antonio.
Gli sembra che la temperatura stia salendo, adesso. Fa più caldo. - E per favore, andateci piano con il riscaldamento. Qua dentro sta diventando un forno.
Subito dopo averla pronunciata, la parola “forno” gli dà una strana inquietudine: Gli evoca Auschwitz, più che il piccolo microonde che hanno a disposizione nel cucinino per cuocere la vivande.

Joanna non sembra affatto dispiaciuta che sia uscito Nat, riflette Erina mentre si asciuga i capelli. D'accordo che è un gioco e che a Samuel lei vuole bene, tuttavia manifestare un minimo di rammarico per il fatto che il suo ragazzo sia uscito a una settimana dal giorno del giudizio sarebbe stato del tutto naturale e comprensibile. Invece niente, non una lacrimuccia, non un filo di malinconia. A quella l'unica cosa che interessa è rimanere lei dentro, arrivare lei alla finale, continuare a infilarsi quei suoi tanga striminziti e girare per il bunker porgendo il più possibile le chiappe scoperte alle telecamere. Aveva ragione Nik quando diceva che di Joanna il pubblico avrebbe imparato a conoscere più il culo che la faccia.
Vorrebbe parlare di questo con Samuel, visto che finora non le è riuscito di farlo. Finora è stata troppo impegnata a festeggiare il fatto che lui abbia superato la nomination. Diciamo pure che non ci sperava molto. Battere Nat a una settimana dal giorno del giudizio... dopo un risultato del genere, Samuel diventa automaticamente il candidato più probabile alla vittoria finale. Meglio non dirlo ad alta voce, per adesso. D'altronde loro due sono in società, come dice Sam. E quella società ha due possibilità su quattro di accaparrarsi il milione di euro del montepremi. Lei non è mica egoista come Joanna, che pensa solo per sé. Lei pensa per due. Sbrigati Sam, che ho voglia di baciarti...
- Avete sentito quella specie di scossa? Sarà stato un terremoto? - chiede Antonio, mentre si passa il gel al cocco nei capelli. Guarda Erina di tre quarti, accenna un sorriso tirato. Ha un rapido flash della sera precedente, quando Cleo, riferendosi a lui in uno dei collegamenti con il bunker, aveva detto che fuori c'erano “migliaia di ragazze pronte a fare pazzie per il concorrente più bello di questa edizione di Vincere il futuro”.
- Secondo te, ora che è uscito Nat, chi è più vicino al montepremi? - gli chiede Joanna sottovoce.
Antonio la guarda riflessa nello specchio, il viso di lei accanto al suo, l'aria pensierosa. - Secondo te? Credo che entrambi pensiamo alla stessa persona. Samuel non ha sbagliato un colpo, finora. È gentile, colto, il ragazzo che ogni mamma vorrebbe come fidanzato della figlia. Per me ha già vinto.
- Allora mia madre starà facendo i salti di gioia - dice lei, senza smettere di asciugarsi i capelli, senza guardarlo, il tono della voce appena divertito.
- Non lo so se tua madre sta facendo i salti di gioia. Però lui è quel tipo lì. Fa quel tipo di effetto. Secondo me al pubblico piace.
- Io ho paura che si bruci, 'sta settimana. Non lo so, lo vedo un po' nervoso, ultimamente. Non vorrei che tutta la tensione accumulata gli esplodesse tra le mani in questi ultimi giorni.
- Ma che vai a pensare? Samuel è uno che tiene duro, non sclera mica. E comunque considera che può sempre succedere tutto. Cioè, voglio dire, te lo saresti mai aspettata che Nat non arrivasse in finale? Cioè, siamo chiusi qui dentro da un anno, e non è che abbiamo ancora tanto contatto con la realtà, secondo me. La realtà che sta fuori, mica quella qui dentro.
- Eh...
- Cioè, Samuel potrebbe anche bruciarsi, ma non nel senso che pensiamo noi. Perché alla fine chi decide è il pubblico e il pubblico vede le cose in modo diverso da come le vediamo noi. Cioè, magari oggi lui è il beniamino del pubblico e poi magari fra una settimana è cotto e vai a capire perché...

Francesco Coppola

Francesco Coppola


Sono nato a Roma il 3 aprile 1964, vivo a Cassino (FR).
Sono avvocato.
Ho due grandi passioni con cui do sfogo alla mia creatività: la fotografia e la scrittura.
Ho pubblicato due raccolte di racconti: La notte più fredda del mondo e altri racconti, ed. Lillibook (2013) e Il ponte chiuso – sette racconti senza via di uscita, ed. GDS (2017), nonché, con licenza Creative Commons, romanzi e poesie.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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