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Recensione: L'amore molesto, di Elena Ferrante

Recensione: L'amore molesto, di Elena Ferrante

Libri Recensione di Stefania Bergo. L'amore molesto di Elena Ferrante (Edizioni e/o). Un intenso romanzo psicologico che ricostruisce una vicenda familiare, un tuffo nella Napoli degli ultimi 50 anni del '900.

È uno di quei libri che non mi è piaciuto di pancia ma di testa. L'ho digerito lentamente, anche se si legge in poco tempo. Mi aspettavo di venirne travolta come da un'onda anomala. Invece, non è stato plateale, mi ha conquistato piano da dentro, sommessamente, mano a mano che avanzavo con la narrazione.
La vicenda ha un'estensione temporale di qualche giorno con incursioni nel passato, ricordi che si mescolano con psichedeliche visioni oniriche.
Delia attende la madre, Amalia, che la sta raggiungendo in treno da Napoli. Fa una sosta in località Spaccavento e la chiama, in serata, dicendole che sta viaggiando con un uomo. È l'ultimo contatto che avrà con sua figlia prima di suicidarsi. Il suo cadavere verrà ritrovato il giorno dopo tra le onde, con addosso solo un reggiseno rosso.
Delia viene quindi richiamata a Napoli per il funerale di Amalia. E per cercare di scoprire di più sulla sua morte. Ma, sebbene venga dai più classificato come tale, L'amore molesto non è un thriller. Delia non indaga per dare un senso ai fatti recenti, Delia scava dentro se stessa finendo per dare un senso a quelli passati. L'amore molesto è un mirabile romanzo psicologico che ricostruisce una vicenda familiare – in particolare l'infanzia di Delia – e al tempo stesso è un tuffo nella Napoli degli ultimi 50 anni del secolo scorso, tra i rioni veraci.

L'amore molesto descritto da Elena Ferrante è violenza domestica, vendetta tra uomini consumata sul corpo delle donne, pedofilia, violazione dell'intimità. 

Molestie consumate tra le mura domestiche, nei retrobottega, sugli autobus affollati, a profanare gli intimi spazi personali. Un amore che è ossessione, possessione, desiderio sessuale. Donne piacenti che invadono lo spazio intorno a sé con la loro morbidezza solare, senza malizia, senza nemmeno volerlo – «riusciva a piacere senza lo sforzo e senza l'ambizione di piacere». Donne che non possono sorridere, nemmeno quando sembrano essere nate per farlo – «Per quel suo essere gradita lui la puniva con calci e pugni».
Mio padre non sopportava che ridesse. [...] Quella risata gli sembrava uno zucchero sparso ad arte per umiliarlo.
Elena Ferrante, L'amore molesto
Sembra di naufragare tra le emozioni e i ricordi di Delia, aggrappandosi a paradossi onirici e ai muri incrostati di Napoli. La violenza emerge dal passato. Così come la verità.

Elena Ferrante ci racconta con una prosa schietta una storia semplice ma psicologicamente ben costruita.

La ricostruzione che Delia fa della sua infanzia scuce la trama che la sua mente bambina ha tessuto per raccontarsi gli eventi di allora, mescolando ingenuamente immaginazione e realtà, non riuscendo più a distinguere l'una dall'altra – «L'infanzia è una fabbrica di menzogne che durano all'imperfetto». Dagli scantinati fetidi e vuoti di memoria emerge la sua storia, legata a quella di Amalia, indissolubili, a tal punto da confonderle, da vestirle con gli stessi abiti.
Il linguaggio è crudo, spoglio di inutili orpelli, diretto. Elena Ferrante narra senza sinonimi, senza imbarazzo, chiamando le cose col loro nome. La storia perde di linearità in qualche punto, accartocciandosi e tornando sui propri passi con nuovi punti di vista. Ma conquista piano, dando l'impressione di non volerlo fare. Come Amalia.

L'amore molesto

di Elena Ferrante
Edizioni E/O
Narrativa
ISBN 978-8866326403
Ebook 8,99€
Cartaceo 8,41€

Sinossi

Portato sullo schermo con successo da Mario Martone, L’amore molesto resta come uno dei romanzi italiani più importanti e originali degli ultimi anni. Un romanzo che ha rivelato il talento di Elena Ferrante, autrice schiva e lontana dai milieux letterari.
La trama ruota intorno al rapporto tra Delia e la madre Amalia, un rapporto madre-figlia scavato con crudeltà e con passione.
«Mia madre annegò la notte del 23 maggio, giorno del mio compleanno, nel tratto di mare di fronte alla località che chiamano Spaccavento...». Questo è l’incipit del romanzo.
Che cosa è accaduto ad Amalia? Chi c’era con lei la notte in cui è morta? È stata davvero la donna ambigua e incontentabile che sua figlia si è sempre immaginata?
L’indagine di Delia si snoda in una Napoli plumbea che non dà tregua, trasformando una vicenda di quotidiani strazi familiari in un thriller domestico che mozza il respiro.


Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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