Gli scrittori della porta accanto

Recensione: Ricomincio da vedova, di Minna Lindgren

Recensione: Ricomincio da vedova, di Minna Lindgren

Libri Recensione di Stefania Bergo. Ricomincio da vedova di Minna Lindgren (Sonzogno). Tra situazioni paradossali e gag, il ritratto irriverente e amaramente ironico di quella «certa età» in cui si è più disinvolti davanti a un partner occasionale che a una diagnosi di cancro.

Ulla ha settantaquattro anni ed è appena rimasta vedova. Ma non è affranta, anzi. Dopo dodici anni da «badante» si sente finalmente libera, evasa di prigione. E l'ebbrezza è talmente tanta che sia con che senza alcol in corpo si sente ubriaca di vita.
Ulla ha due amiche d'infanzia, Pike ed Hellu,  con cui trascorre le serate della sua nuova vita. Serate esagerate, imbibite di buon vino, disinibite.  Valtonen – siamo in Finlandia, ecco il perché di questi nomi, alcuni impronunciabili – è il suo sesso mordi e fuggi accidentale, non premeditato, un vecchio amico che si tiene arzillo col Viagra. Anche se, si capisce fin da subito, Ulla non si sente perfettamente a suo agio in tutto questo.  Non è in questo modo che vuole vivere la sua ritrovata libertà di donna indipendente che, per la prima volta, deve rendere conto solo a se stessa.
Il romanzo di  Minna Lindgren è una finestra sulla quarta età, quel periodo della vita in cui si sta in fila per le analisi al mattino presto e per un cocktail al bar la sera.
«Questa coda è più lunga di quella delle analisi» disse la convalescente di cancro con la parrucca che stava in piedi davanti a me. Nell'attesa, ci fu abbastanza tempo perché mi raccontasse parte delle complicanze.
Minna Lindgren, Ricomincio da vedova

E Minna Lindgren racconta la vecchiaia proprio in questi termini, con umorismo e cinismo – dark humor finlandese –, ma anche con empatia e malinconia, toccando temi inaspettati come la violenza psicologica sulle donne e l'alcolismo.

Si tuffa nella reazione esagerata di chi, con vestiti fuori luogo o pillole turchine, tenta di prolungare una giovinezza ormai sfiorita da tempo o che non ha mai vissuto davvero, persa tra il lavoro e gli impegni familiari. Come se il tempo fosse trascorso lentamente e sotto traccia per circa 40 anni – da quando si finiscono gli studi e si inizia ad essere indipendenti a quando ci si spoglia delle responsabilità, andando finalmente in pensione e avendo ormai figli grandi che possono badare finalmente a se stessi –, e poi riaffiorasse la vita con la pretesa di essere vissuta davvero. E ci si rifà alle proprie riminiscenze, non essendo preparati a questo. Soprattutto le donne, che spesso annullano se stesse per dedicarsi alla famiglia e al ruolo cui le relega la società. Seenager – «I seenager erano tutto quello che gli adolescenti desideravano, solo sessant'anni dopo» – che frequentano corsi di lingua per turisti, kettlebell e hot yoga, per tonificare il pavimento pelvico.

Ulla, sopravvissuta a un cancro al seno, per dodici anni «badante» del proprio marito ormai ridotto a vegetale, è una professionista, una dentista, con due figli che la vorrebbero vedova dolente e prossima alla demenza senile.

Ma quella di Ulla non è demenza senile, sono solo la libertà e la consapevolezza che danno le vertigini.
Tiro avanti con la chemioterapia e le operazioni, mi rimbocco le maniche e comincio a nutrire, lavare, far pisciare e rigirare un uomo che ormai è un vegetale avvizzito. Fanculo, faccio quel che c'è da fare, così è la vita.
Quando Olli era vivo ero una morta che camminava e, ora che è morto, voglio prendere vita ma non so bene come si fa. Sono libera per la prima volta in vita mia. Libera di fare cosa, e con chi, porca miseria?
Minna Lindgren, Ricomincio da vedova
Si libera di tutto il vecchio, che per lei è solo zavorra, ricordo da rimuovere: dei libri in cui si isolava il marito ubriaco, delle suppellettili, della casa di famiglia. La vende e con un abile affare commerciale acquista un appartamento in centro città, con disappunto dei figli attaccati più che al ricordo del luogo in cui sono cresciuti all'eredità che rappresenta.
Da madre gentile mi abbassai al libello dei miei figli, per far capire loro che una vedova indipendente di settantaquattro anni, nel pieno delle proprie facoltà mentali, Ha il diritto di gestire le sue proprietà. Per esempio vendendo l'abitazione uggiosa dove non si è mai sentita a casa, pur avendo dovuto passarci mezza vita al guinzaglio.
Minna Lindgren, Ricomincio da vedova

I figli, Susanna e Marko, sono due personaggi volutamente esasperanti, tratteggiati come opportunisti, irrispettosi, falliti. 

Marko ha quattro figli con due diverse mogli – ha divorziato da entrambe – mentre Susanna, ormai prossima ai cinquanta, è acida, divide la sua vita con un cane ingombrante e sempre sporco di fango. Pensano alla madre solo come una pensione per animali o un asilo ogni volta che fa loro comodo. Le nipotine di quattro anni sono bizzarre, due caricature, allevate esasperando la lotta agli stereotipi di genere a tal punto che la nonna si accorge solo per caso di che sesso siano. Ma con loro la nonna ha molto più in comune che con i figli – «Nella nostra vita non c'erano responsabilità e quindi solo divertimento» –, che la vogliono solo rinchiudere in un ospizio per non doverle fare eventualmente da «badante». Già, perché i figli possono scaricarla in un ospizio e sentirsi in questo modo premurosi, mentre lei sarebbe stata giudicata disumana se avesse fatto lo stesso con suo marito – da figli, riflettiamoci.

Tra situazioni paradossali e gag, Ricomincio da vedova di Minna Lindgren racconta con irriverenza e amara ironia quella «certa età» in cui si è più disinvolti davanti a un partner occasionale che a una diagnosi di cancro di un amico.

Lo fa a volte esasperando le situazioni, rendendole caricature della realtà. A volte silenziando il chiasso, con delicatezza, senza però cadere nella sgradevole commiserazione. Mi ha ricordato a tratti Cocoon...
Ricomincio da vedova ci mostra la vecchiaia da dentro. Non il semplice periodo che precede la morte, quello in cui ci si deve solo preparare al trapasso stilando memorandum da lasciare ai posteri per gestire il proprio funerale e organizzare i ricordi. La vecchiaia ha «un solo tempo verbale», è vita regalata che pretende di essere vissuta, in cui c'è ancora spazio per l'innamoramento, in cui ancora ci si può divertire e fare sesso, imparare cose nuove, traslocare, toccati da rinnovata consapevolezza, libertà e leggerezza. Ricordandoci che «di doman non c’è certezza», come ci ammoniva Lorenzo il Magnifico, oppure, per dirla alla Vasco, che «la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia». E la vecchiaia non fa eccezione.
Il tempo ci sfugge tra le mani, ci scorre tra le dita e solo per i più fortunati ce n'è una dose in più [...]; per questo motivo bisognava coglierne ogni attimo.
Minna Lindgren, Ricomincio da vedova

Ricomincio da vedova

di Minna Lindgren
Sonzogno
Narrativa
ISBN 978-8845400636
Cartaceo 17,00€
Ebook 9,99€

Sinossi

«So come ti senti» è una delle frasi che, pronunciate con aria contrita, dovrebbero consolarla al funerale del marito. Ma Ulla-Riitta Rauskio, Ullis per gli amici, ha trascorso gli ultimi dodici anni ad accudirlo e adesso ha in testa una parola sola: «Finalmente!» A settantaquattro anni, non vede l’ora di riagguantare la vita e appagare desideri repressi, da un diverso taglio di capelli alla ripresa dei contatti con le vecchie conoscenze. Certo, qualcuno non c’è più e molti non sono disposti a uscire dall’isolamento, ma questo non vale per le sue ex compagne di scuola, Hellu e Pike, e per l’affascinante Valtonen: un simpatico terzetto con cui Ullis inizia a folleggiare per le vie di Helsinki, tra corsi di hot yoga e di italiano, concerti a teatro e serate nei locali. Alla sua età non c’è più nulla da perdere: conta solo il presente, il passato è da dimenticare e il futuro… non ha davvero importanza. Finché un bel giorno arriva anche la decisione di vendere la casa di famiglia per trasferirsi in centro. Un sogno che Ullis coltiva da sempre e che, non fosse stato per il caro estinto, avrebbe tentato di realizzare molto prima. Ma sarà proprio il trasloco a far scattare l’allarme nei suoi due figli, ormai adulti e a dir poco infastiditi dalle stravaganze dell’anziana madre, a cui hanno intenzione di impedire un inutile sperpero dell’eredità. Fra mille peripezie, un po’ dolci e un po’ agre, Ullis dovrà ricorrere a tutta la sua energia e al senso di ritrovata libertà per dimostrare alle generazioni future, ma soprattutto a se stessa, che invecchiare non significa certo rincitrullire, smettere di godersi la vita, o rinunciare a volersi bene.



Stefania Bergo


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