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Recensione: L'amore finché resta, di Giulio Perrone

Recensione: L'amore finché resta, di Giulio Perrone

Libri Recensione di Maria Civita D'Auria. L'amore finché resta di Giulio Perrone (Harper Collins). L'amore, il tradimento, i rapporti di coppia, raccontati con leggerezza e ironia.

Sono sempre stato sicuro che la storia con mia moglie sarebbe finita con la scoperta di uno dei miei tradimenti. Mi avrebbe atteso nel salone dell'attico di via Giosuè Borsi, in cui vivevamo ormai da undici anni per gentile concessione di suo padre, e seduta a gambe accavallate sul divano vicino alla terrazza che guarda dritta al teatro Parioli, scostando da un lato i capelli, avrebbe chiesto lapidaria: “Hai niente da dirmi?”
Giulio Perrone, L'amore finché resta
Questo l'incipit di  L'amore finché resta di Giulio Perrone. Già dalle prime pagine sembra svelare l'epilogo della storia. Invece, con grande sorpresa di chi legge, i fatti si svolgono diversamente.
Una sera Lucrezia chiede a Tommaso, suo marito, di rientrare un po' prima. Deve dirgli che da tre mesi ha un altro uomo. E che tra loro è finita. A Tommaso crolla il mondo addosso. Quello con Lucrezia non è stata un’unione d'amore; dopo una cocente delusione con una compagna di scuola, in età adulta ha preferito un matrimonio di convenienza. Ora, invece, deve rinunciare alla bella casa ai Parioli; alla BMW ultimo modello; al suo lavoro di psicoterapeuta, anche se per pochi pazienti alla settimana. Soprattutto deve rinunciare al mantenimento di suo suocero, il notaio Altomonti. Per non parlare di Piero, che lo frequenta solo allo stadio, quando padre e figlio vanno a vedere giocare la Roma.
Adesso tutto questo è finito.

Tommaso si ritrova in mezzo alla strada con la valigia, l'immancabile abbonamento della Roma. Eterno adolescente, è schiacciato dal peso di tutto quello che non ha fatto. 

Abita in casa di sua madre perché anche l'ultima amante gli nega il suo aiuto avendolo lasciato per un altro uomo. La casa della madre è una casa popolare nel cuore di piazza Bologna ottenuta con le conoscenze politiche del nonno e comprata con un mutuo agevolato che la madre non ha ancora finito di pagare. Una casa che Tommaso non ha mai amato e dove detesta tornare alla bella età di quarantadue anni.
Le cose tuttavia prendono una piega inaspettata.
Tommaso ha modo di maturare. Si rende conto che la madre è ludopatica e si gioca quasi tutta la pensione alle macchinette del bar. Indebitatasi oltre misura, la Banca chiede di saldare le rate arretrate del mutuo. Dal momento che Tommaso vuole in tutti i modi evitare che la madre si ritrovi in mezzo a una strada, accetta suo malgrado di fare il barista da Gianni in via Lorenzo il Magnifico, nel quartiere in cui la madre ha alloggiato finora, per ottocento euro al mese.
Gli manca solo di recuperare il rapporto con il figlio Piero. Lo invita allo stadio, unico punto d’incontro, a vedere la Roma. Qui il figlio si dimostra essere dalla sua parte.

La vita inizia a sorridergli. 

Le cose vanno ancora meglio quando al bar conosce Lia. Una ragazza di circa trent'anni dai capelli lunghi e neri come il colore dei suoi occhi. Vestita semplicemente con un paio di jeans e le superga bianche è irresistibile. Conoscendola Tommaso abbandona tutte le ansie, le paure e le difese. Se ne innamora perdutamente senza alcuna remora.
Consiglio di leggere  L'amore finché resta di Giulio Perrone perché anche se affronta temi impegnativi come l'amore, il tradimento e gli attuali rapporti di coppia, lo fa con leggerezza e ironia rendendo il libro una lettura di svago anche grazie a una scrittura molto scorrevole.
Bellissimo il personaggio di Tommaso. All'inizio del racconto desta una certa ostilità nelle lettrici che credono di imbattersi nel solito maschio traditore, man mano che si va avanti nella lettura quest'uomo risulta simpatico e tenero e non si può fare a meno di amarlo mentre ci racconta la sua vita rocambolesca.



L'amore finché resta

di Giulio Perrone
Harper Collins Italia
ISBN 978-8869053788
Cartaceo 13,60€
Ebook 8,99€

Sinossi

Quartiere Parioli. Tommaso è in mezzo alla strada, una valigia fatta alla bell'e meglio, l'immancabile abbonamento per la Roma in tasca e nient'altro. Ha quarant'anni e non avrebbe mai pensato di trovarsi improvvisamente senza moglie, casa e lavoro. La vita che Tommaso ha attentamente costruito negli anni, in equilibrio su un lavoro poco impegnativo e poco redditizio (psicoterapeuta per un ristretto numero di scombinati pazienti) e sulla rendita elargita dai facoltosi suoceri, crolla nei pochi minuti in cui sua moglie Lucrezia liquida il loro matrimonio come un completo fallimento. Adesso si ritrova solo, schiacciato da quello che ha fatto, ma soprattutto da quello che non ha fatto. Costretto a tornare ad abitare a casa della madre, in un quartiere popolare, inseguito dai creditori, Tommaso prova a reinventarsi in un saliscendi di equivoci, opportunità mancate e idee geniali non coltivate fino all'ultima, incredibile idea...
Maria Civita D'Auria

Maria Civita D'Auria
Ho frequentato i corsi di archeologia, storia dell'arte e scrittura creativa presso l'università popolare eretina e ho collaborato come giornalista esterna per la rivista NOIDONNE, MINERVA, EPOCA. Ho vinto diverse edizioni dei concorsi letterari della Montegrappaedizioni e sono arrivata finalista con il racconto di “Gianna e Nicoletta” alla terza edizione del concorso letterario RacconTIAMO della Valletta edizioni.

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