I mitici anni ottanta, antologia a cura di Emma Fenu: la pagina 69

I mitici anni ottanta, antologia a cura di Emma Fenu: la pagina 69

Pagina 69 #162 I mitici anni ottanta: il decennio che ha generato il millennio (PubMe Gli Scrittori della Porta Accanto), antologia a cura di Emma Fenu: «Negli anni Ottanta io sapevo sognare e credere nei sogni e non solo perché ero bambina»

Dopo venni a sapere che Marco, da qualche mese, ospitava un brigatista, un fuoriuscito dal gruppo. Lo avevano arrestato, si dichiarò pentito e fece molte rivelazioni che portarono ad altri arresti. Io seguivo la vicenda sul giornale, giorno dopo giorno. Come se in questo modo potessi stargli vicino, capire qualcosa della sua vita. I nomi dei brigatisti sfilavano sotto i miei occhi e non mi dicevano niente. Nomi mai sentiti, gente che non faceva parte del nostro giro.

Al funerale vidi i suoi genitori. Avevano rispettato le sue volontà di restare a Milano.
«A lui il paese non era mai piaciuto», mi disse la madre con un’ombra di sorriso. Era una donna minuta, dall'aria dimessa. Il padre alto, robusto, un paio di baffi autorevoli non parlava, sembrava essere lì per proteggere la moglie. Gli amici di Marco erano arrivati a piccoli gruppi, alcuni da soli, in abiti non troppo colorati – blu, violetto, qualche nero – ma sempre con borchie, anelli, frange. Si sedettero in fondo e ascoltarono in silenzio la funzione fino alla fine.
Vidi anche Laura. Quando i nostri sguardi s’incrociarono mi fece un cenno di saluto, il suo meraviglioso sorriso si accese per un attimo. La massa di capelli era stretta a fatica dentro una coda che minacciava di lasciarsi andare da un momento all’altro. Fu l’ultima volta che la vidi.
Dopo un mese trovai lavoro in uno studio di architettura a Londra e partii. Non ero neppure una praticante, mi dissi che avrei continuato a studiare a Londra. Per anni mi domandai cosa ci facesse un brigatista a casa di Marco. Il massimo della politica che aveva fatto era andare a qualche manifestazione e ascoltare De André e Guccini. Ma sempre più spesso mi tornavano in mente certi suoi discorsi sul bisogno di aiutare gli altri.
Forse non aveva più voluto tirarsi indietro. Aveva salvato un amico, forse solo un conoscente, uno, come diceva lui, che un giorno si trova a passare di lì e ci sei solo tu.

– racconto "Notti da ballo" di Alessandra Cozzani


I mitici anni ottanta
Il decennio che ha generato il millennio

«Negli anni Ottanta io sapevo sognare e credere nei sogni e non solo perché ero bambina.»
Emma Fenu

Frutto del primo concorso di racconti promosso da “Cultura al Femminile” in veste non più soltanto di portale e gruppo Facebook, ma anche di associazione culturale, questa raccolta di racconti affronta un tema che coinvolge tutte le fasce d’età, che si presta a cornice narrativa per varie tematiche e che lascia spazio a molteplici generi letterari: gli Anni Ottanta. I ricordi di chi c’era e quelli trasmessi a chi non c’era ancora e, soprattutto, l’analisi della specifica situazione culturale, politica e sociale, a tratti obsoleta, a tratti idilliaca, a tratti drammatica, che sfocia in un esplicito o implicito confronto con l’Oggi. In fin dei conti, siamo tutti, in qualche misura, Figli degli Anni Ottanta. Il concorso è stato dedicato al giornalista e scrittore Pier Paolo Fadda, precocemente scomparso a causa della leucemia, non a caso definito “l’uomo dei sogni”. Sogni veri, sogni senza tempo, sogni che si realizzano.


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