Recensione: Noi felici pochi, di Patrizio Bati

Recensione: Noi felici pochi, di Patrizio Bati

Libri Recensione di Davide Dotto. Noi felici pochi di Patrizio Bati (Mondadori). Una umanità sfigurata, adeguatasi a un modello che, divenuto una seconda natura, stringe ognuno in una spirale perversa e senza scampo.


Noi pochi, noi felici pochi
noi manipolo di fratelli.
Noi pochi, noi felici pochi
noi manipolo di fratelli.
Gabriele Marconi, Noi pochi (1996)
«Dài Bati… non possiamo perderci quest’occasione. Vent’anni ce li abbiamo adesso. Adesso possiamo fare il cazzo che ci pare.»
Trenta, trentacinque, quaranta… sarebbero arrivati in un attimo.
Patrizio Bati, Noi felici pochi

Noi felici pochi di Patrizio Bati narra lo spaccato dell'esistenza di un gruppo di amici aggrappati con furia alla giovinezza più spregiudicata. Sono dei privilegiati dall'avvenire assicurato, rampolli di buona famiglia ai quali si deve tutto: si svagano provocando risse e tafferugli, regolano conti a suon di pugni e calci, sottraggono vetture, si imbucano nelle feste, armati di un’incoscienza malsana e priva di controllo.

A un passo dalle responsabilità dell’età adulta – «non ci saranno mai più vent'anni nella loro vita» – si mettono alla prova. Il tempo stringe, il tempo vola.

C'è chi stacca le mani dal volante, o spegne i fari scommettendo sul destino, la propria e l'altrui vita. Poi l’automobile slitta, rotola giù da un promontorio, tra cespugli e rocce. Inizia così il calvario, la disperata attesa dei soccorsi.
Il bilancio è impietoso, il giocattolo si è rotto ma non lo sanno, non lo capiscono. Vogliono e devono farlo funzionare comunque.
È compromesso il rapporto stesso con la realtà, come se  a manipolarla bastassero i desideri di chi può ogni cosa.
Ricominciai a sperare: la barella dell’autoambulanza, il letto dell’ospedale e poi il letto di casa sarebbero passati velocissimi sotto la mia schiena, riconsegnandomi in perfetta forma a un’amaca di qualche paese tropicale.
Patrizio Bati, Noi felici pochi

I luoghi sono scenari di scorribande e aspirazioni. 

Si potrebbe essere ovunque e non, per esempio, a Roma, Firenze o nel grossetano. Questo l’effetto prodotto dai veloci flash back per nulla edificanti, i quali creano una sorta di continuità con la situazione attuale. Un inesorabile karma si rispecchia nella situazione presente, nelle azioni e reazioni che a loro volta si riverberano nell'immediato futuro.
Appare sfigurata l’umanità stessa, adeguatasi senza porsi domande a un modello divenuto quasi una seconda natura e che non lascia scampo.

Il lessico utilizzato è essenziale, elementare, basso, non dà spazio a nulla che vada oltre l’immediatezza e l'urgenza di bisogni indotti.

Spiagge, barche, ristoranti, piscine fanno da sfondo a un istinto primordiale, non sottoposto al vaglio della ragione o della volontà.
È totalmente assente un certo habitus dell’agire umano, mancandone gli strumenti basilari.
Il racconto è ambivalente nella misura in cui vi sono un autore che – con lo stratagemma dell’autofiction – prende le distanze fino ad autodenunciarsi; l’autocompiacimento di impudenti personaggi la cui parola d’ordine è tirare la corda fino un istante prima della rottura, quando già si è largamente oltrepassato il limite.
Ma vi è anche – e soprattutto – un canto disperato inteso a celebrare un bisogno incondizionato di libertà e ribellione che faticano a incamminarsi per il giusto verso.  E hanno ben poco da spartire con modelli (la seconda natura di cui si è detto) che stringono in una spirale perversa senza vie di scampo. Questo, ecco, il tema del romanzo.

Noi felici pochi

di Patrizio Bati
Mondadori
Narrativa
ISBN 978-8804717065
Cartaceo 14,45€
Ebook 8,99€

Sinossi

Tutte le persone di cui si parla nelle scene di violenza descritte in queste pagine sono state realmente aggredite e malmenate, in un passato così scabroso e delirante da non poter essere rievocato che in forma romanzata, in un libro che porta all'estremo l'autofiction letteraria italiana.
Sono cresciuti insieme, Patrizio, Angelo e Andrea. Sfrontati rampolli della "Romabene", vissuti nella consapevolezza di avere il diritto, sempre e comunque, di soddisfare i propri desideri. Figli modello di magistrati, professori e medici, sono teppisti, fascisti e psicopatici: praticano - con meticolosa e sistematica ferocia - atti di violenza su vittime indifese, quasi sempre scelte a caso.
Risse, aggressioni, pestaggi.
Sangue. Sangue su zigomi, mani e asfalto. Immacolate soltanto le camicie su misura (bianche o celesti, button down, cotone egiziano ritorto con cuciture doppie all'inglese), sacre per loro come le vacche per gli indiani (...)
Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.
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